Le unioni omosessuali

di Ettore Visibelli - 22 Luglio 2015

Un pantano che dura da troppo tempo. Uno stallo che da noi si fa fatica a comprendere, là dove in altre realtà, in nazioni diverse per costume, governo e religione è bastato un po’ di buon senso per normare, secondo la morale corrente, le unioni omosessuali. In Italia questo non succede. Se ne parla da tempo, si è iniziato a discuterne a livello parlamentare ma poi, inspiegabilmente il processo che doveva condurre la politica ad approvare una legge in grado di regolamentare le unioni tra due persone dello stesso sesso, si è insabbiato per il potere di frange parareligiose, evidentemente forti di una potenza sotterranea, da sempre capace di interferire nelle decisioni politiche dell’ Italia.

UNIONI CIVILI: RENZI, PRESTO UNA LEGGEL’intervento di Strasburgo con la sua recente sentenza non va inteso come un’interferenza, un’entrata a gamba tesa nelle decisioni delle quali è legittimamente detentore il parlamento italiano, quanto piuttosto come l’ennesimo richiamo per essere il nostro sistema legislativo ancora una volta in ritardo nel definire in termini chiari l’unione tra persone dello stesso sesso, così come già fatto in tutte le altre nazioni della UE. Se le frange cattoliche e clericali della nazione si sentono offese dalla dizione matrimonio gay, posso essere d’accordo con loro. Il matrimonio contiene al suo interno l’intento di procreazione, prerogativa al momento impossibile per coppie omoaffettive. Civilmente però una coppia omosessuale deve poter godere di tutti gli altri diritti concessi alle coppie etero, unite in manifesta e dichiarata convivenza, civile o religiosa, cosa che mi sembra doverosa e impossibile da confutare in base a qualsiasi argomentazione che avrebbe del capzioso, ivi inclusa la fecondazione eterologa tra compagne che desiderino crescere uno o più figli. Altri aspetti che toccano la reversibilità dello stipendio o l’asse ereditario, non vedo perché dovrebbero essere esclusi nella definizione dei diritti di una coppia che si voglia costituire in famiglia.

Quanto infine alle adozioni da parte di coppie omo, sono convinto – intendiamoci: il mio è soltanto un punto di vista personale non per forza condivisibile – che un bambino adottato da parte di chi è disposto a donare affetto, cura e attenzione a un figlio di altri abbandonato, sia preferibile al lasciarlo vivere e formarsi in un orfanotrofio fino alla maggiore età. Non ritengo insuperabile il disagio che dovrebbe turbarne la formazione per avere due genitori dello stesso sesso, anomalia che si autodistruggerebbe in poco tempo dalla crescente frequenza di bambini che si venissero a trovare in identica situazione.

Lo so, c’è chi invoca la priorità di altri problemi che toccano l’Unione Europea e che metterebbero in secondo piano la soluzione richiesta dalle coppie omosessuali. Ma se ci sono riusciti gli altri Paesi a dare  bene o male una risposta al problema, perché noi italiani dovremmo essere da meno?

Mi auguro, ma ne dubito, che si giunga presto anche da noi a una corretta regolamentazione di tali unioni. Personalmente, da italiano, avverto un certo disagio ad essere discriminato come un cittadino europeo sottoposto a subire i condizionamenti dovuti alla costante interferenza del clero nelle decisioni che riguardano il Paese, anziché governato in base a decisioni politiche di un’etica esclusivamente laica.


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