L’enciclica di Papa Francesco e Ken Saro-Wiwa, un eroe africano

Riflessioni sulla figura dello scrittore nigeriano di cui ricorre in questo mese il ventennale della morte
di Maria Pia Santangeli - 2 Novembre 2015

La lettura della recente  enciclica Laudato si  di Papa Francesco ha suscitato in me molte riflessioni.

Alcune in particolare – il ringraziamento  a chi  lotta  per la salute del pianeta e i ripetuti accenni agli umili della terra, i più indifesi,  che si ammalano e muoiono a causa dell’inquinamento operato spesso dalle multinazionali, volte solo  al proprio profitto –   mi hanno prepotentemente riportato alla mente la figura dello scrittore nigeriano  Ken Saro-Wiwa (10 ottobre 1941 – 10 novembre 1995 ), di cui ricorre in questo mese il ventennale della morte.

Ken Saro-Wiwa nel 1993

Ken Saro-Wiwa nel 1993

Ken Saro-Wiwa fu infatti  condannato all’impiccagione  dal governo nigeriano a causa della sua lunga  lotta – non violenta – contro la multinazionale anglo-olandese Schell che allora stava distruggendo completamente l’ecosistema del fiume Niger. Allo stato attuale totalmente compromesso dall’inquinamento del petrolio – circa  5200  sono i pozzi attivi – nella quasi totale assenza dell’informazione  mondiale.  La fuliggine  che  in tanti anni è ricaduta dai pozzi sul terreno  lo ha  privato della fertilità, mentre  le acque del grande fiume  Niger sono ormai diventate un immenso acquitrinio di acqua e petrolio.

Le perforazioni nel territorio del delta del Niger, abitato in prevalenza  dall’etnia Ogoni a cui apparteneva Ken Saro–Wiwa, era iniziato nel 1958 ad opera della Shell e di altre compagnie petrolifere,  quando la Nigeria era ancora sotto il dominio inglese e poi sono continuate senza sosta anche sotto i vari governi che in Nigeria si sono succeduti.  I campi sono stati devastati, le acque hanno perduto la loro pescosità. Inutili tutte le le lotte sostenute dai contadini e dai pescatori, di cui lo scrittore nigeriano si è fatto portatore.  Le proteste sono state sempre soffocate nel sangue.

Nel 1980 Ken Saro-Wiwa fonda il movimento non violento Mosop (Moviment  for the survival of the Ogoni people) proseguendo contemporaneamente la sua opera di scrittore  poliedrico quale è stato: poeta, drammaturgo, romanziere, autore radiofonico e televisivo. I personaggi  delle sue opere sono  quasi sempre  poveri diavoli le cui magliette scolorite sono formate più da buchi che da stoffa,  ingenui bricconi dei villaggi,  candidi cantastorie analfabeti,  mendicanti, donne che lavorano la terra, camionisti che si fanno incantare da chi parla il  fine fine english, personaggi che pur nella durezza della vita non  rinunciano a sorridere e a sognare. La denuncia è spesso accompagnata dell’umorismo, la tragedia dalla favola.

11650023_10-novembre-1995-venne-ucciso-ken-saro-wiwa-un-eroe-dei-nostri-tempi-1Del 1992 è la pubblicazione di Genocidie in Nigeria: the Ogoni tragedy a cui segue la presentazione al governo del documento politico Ogoni bill of rights  in cui si chiede  l’autonomia regionale ed un parziale controllo delle risorse naturali  del territorio. La Shell risponde fornendo armi alla polizia per la protezione dei propri impianti e chiede al governo di impedire l’attività del Mosop. Contemporaneamente. l’esercito nigeriano stermina oltre 1500 persone  per consentire alla Shell di continuare le trivellazioni nel territorio degli Ogoni.

Negli ultimi due anni della sua vita  Ken Saro-Wiwa  abbandona la scrittura creativa per dedicarsi  interamente alla causa degli Ogoni ed al Mosop, ma nel suo ultimo volume A Month  and a Day: a Detention Diary inserisce le poesie composte in carcere e soprattutto  un’immagine nuova usata come leitmotif nella parte conclusiva del libro: è l’immagine della maschera africana usata per indicare la condizione dello stato nigeriano  dopo l’indipendenza i cui movimenti sono  controllati dalle potenze internazionali, mentre  lui  si prefigge  il compito di togliere la maschera a chi l’indossa.

Nel 1985   Ken Saro-Wiwa,  che ha appena ricevuto  la nomina a Nobel alternativo per la Pace, viene arrestato insieme ad altro otto dirigenti del Mosop e dopo un processo, che tutti i commentatori  stranieri hanno definito una farsa, viene impiccato insieme ai suoi compagni,  nonostante una  forte campagna di solidarietà promossa dagli intellettuali di  tutto il mondo.

Queste sono alcune delle parole che Ken Saro- Wiwa pronunciò al processo che lo vedeva imputato e che viene considerato il suo testamento spirituale:

Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive in una terra molto generosa di risorse, provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta per ottenere che il mio popolo riconquisti  il diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali  ed intellettuali ad una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito.

[…] né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale. Non siamo sotto processo solo io e i  miei compagni. Qui è sotto processo la Schell, ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l’ecosistema della regione del delta sarà prima o poi  giudicata[…]

download (7)Di tutta  l’innumerevole opera di Ken Saro-Wiwa (oltre 26 libri di vario genere, fra cui un libro per bambini e la raccolta di fiabe tradizionali della popolazione ogoni ) solo due  sono stati tradotti in italiano: Foresta di fiori (Ed. Socrates , 2004) e Sozaboy (Baldini Castoldi, 2005).

Pur se poco conosciuto  dal grande pubblico italiano, la sua  opera, il suo sacrificio , lucidamente consapevole, non sono stati dimenticati: lo scrittore Roberto Saviano ne ha parlato a lungo   in una   trasmissione televisiva della serie  Che tempo che fa, trasmissione  che aveva per tema  le figure  degli scrittori e  dei giornalisti che in anni recenti  hanno perso la vita in nome della verità. La Band noise rock italiana Il teatro degli orrori gli ha dedicato il suo secondo album A sangue freddo e i suoi libri in italiano sono stati ristampati più volte.

Libri di cui scriverò  la prossima volta per chi avrà voglia di leggermi.

 

 


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