L’Epifania, la Cometa, i Magi e Giotto

I retroscena misteriosi di una festività a lungo attesa dai bambini
Vittorio Polito - 5 Gennaio 2019

«Nato Gesù in Betleem di Giuda, al tempo di re Erode, ecco, dei Magi arrivarono dall’Oriente a Gerusalemme, e chiesero “Dov’è il re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siam venuti
per adorarlo» (Matteo (II, 1-2).
Una leggenda narra che un giorno i Re Magi partirono carichi di doni (oro, incenso e mirra) per Gesù Bambino, attraversando molti paesi e guidati da una stella. In ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro.
In ogni presepio del mondo, sopra la grotta che ospita la Sacra Famiglia, o sulla punta dell’albero addobbato per la festa, trova posto da tempo immemorabile una splendente “stella cometa”. Si tratta di una locuzione popolare impropria che gli astronomi chiamano semplicemente “cometa”, ossia astro chiomato.
La tradizione vuole che i re Magi fossero stati guidati nel luogo dove nacque Gesù proprio da una luminosa cometa, divino messaggero del glorioso evento.

Ma quanto c’è di verificabile, dal punto di vista astronomico, in questa affascinante rappresentazione? La stella dei Magi è esistita davvero? Da oltre un secolo si sa che si tratta di un corpo del sistema solare fatto in gran parte di ghiaccio, quindi proprio il contrario di una stella. La trasformazione di questa stella in cometa risale addirittura al 1301 e il merito va a Giotto. Egli infatti osservò personalmente in quel periodo una fantastica apparizione della cometa di Halley e, comprensibilmente, non resistette all’idea di disegnare la grande cometa sulla scena della natività nella Cappella degli Scrovegni a Padova.
I progressi odierni della scienza permettono, grazie a computer con programmi di calcolo sempre più potenti e complessi ed all’affinamento dell’indagine storiografica ed archeologica, di ricostruire con grande precisione il cielo notturno osservato dai nostri progenitori e di dare un contributo decisivo alla risoluzione di un “caso” affascinante ed assai complicato. L’interesse degli astronomi per la stella di Betlemme è sempre stato vivo e non accenna a diminuire: dopo oltre duemila anni si susseguono ancora interpretazioni e studi al riguardo.

I Magi, secondo il Vangelo armeno, erano tre fratelli: Melkon, che regnava sui Persiani, Balthasar, che regnava sugli Indiani e il terzo, Gaspar, che possedeva il paese degli Arabi. Appartenevano originariamente ad una delle tribù in cui era diviso il popolo dei Medi e costituivano la classe sacerdotale. In Persia, infatti, dove vivevano, il loro nome assunse il significato generico di sacerdoti.
I Magi esercitavano la professione che oggi definiremmo di astrologi. Alla corte di Babilonia essi interpretavano i segni celesti, osservando i moti delle stelle e dei pianeti, traendone auspici favorevoli o meno. La “stella” che essi videro era uno di quei segnali con i quali presso i pagani la divinità rendeva noti i propri disegni.
Alcuni testi arabi collegano i Magi alla religione iranica e a Zoroastro “fondatore della dottrina del magismo”, al quale veniva attribuita tra le altre cose anche la profezia della nascita di Cristo.
Oggi sorridiamo del fatto che gli astri possono avere un’influenza prevedibile sul nostro agire quotidiano, o che tanto meno, permettano di predire eventi futuri.
L’astrologia ha perso ogni fondamento e scientificità, anche presunta, con l’avvento del metodo scientifico del 16° secolo. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che astronomia e astrologia hanno proceduto di pari passo per secoli, la prima al servizio della seconda. Fu a causa della creduta influenza dei corpi celesti sul destino dell’uomo che i sapienti dell’epoca affinarono la propria conoscenza sull’astronomia posizionale.
I Vangeli sono una fonte privilegiata per inquadrare con una certa precisione la “stella” che videro i Magi. Dal Vangelo di Matteo proviene un’utile informazione: il fenomeno astronomico osservato dai Magi fu si importante ma non certo eclatante, ossia perfettamente evidente a chiunque. In caso contrario anche Erode ne sarebbe stato a conoscenza e non avrebbe dovuto chiedere informazioni dettagliate. Da perfetti conoscitori della volta celeste quali erano i Magi, sicuramente si resero conto che ciò che videro, nel loro lungo viaggio da Babilonia a Betlemme, era qualcosa di
importante per la propria esperienza di studiosi del cielo, anche se poi, a livello popolare, poteva passare del tutto inosservato. Ecco dunque perché furono i Magi a notare “la stella” e non altri: solo loro erano in grado, come esperti osservatori delle stelle, di apprezzarne la particolarità. È possibile che in futuro emergano nuovi elementi archeologici o storiografici risalenti ai primi anni della cristianità: essi potranno così dar peso ad un’interpretazione piuttosto che ad un’altra.

Con la festività dell’Epifania si ricorda, come detto, la visita dei Re Magi a Gesù in Betlemme. Il termine, che nel mondo greco indicava le azioni con cui la divinità si manifestava, passò nel mondo cristiano a designare la celebrazione delle principali manifestazioni della divinità di Gesù Cristo (battesimo nel Giordano, adorazione dei Magi e primo miracolo).

L’Epifania, dal greco apparizione, rappresenta la triplice solennità della Chiesa istituita dagli Apostoli per ricordare tre grandi miracolosi avvenimenti: l’apparizione dell’astro che guidò i Re Magi dall’Oriente a Betlemme, per consentire loro l’adorazione del neonato, Salvatore del mondo; la conversione dell’acqua in vino alle nozze di Cana in Galilea; il battesimo di Gesù Cristo nel Giordano somministrato da San Giovanni Battista, assistito dallo Spirito Santo in forma di colomba e dall’eterno Padre, che dichiarò Gesù suo figlio diletto.
Non è noto come mai la celebrazione dei tre diversi avvenimenti accadesse lo stesso giorno. In maniera del tutto arbitraria fu stabilito che essi fossero accaduti in uno stesso giorno di differenti epoche. I Greci chiamavano l’Epifania ‘Teofania’, cioè apparizione di Dio, e la celebrarono insieme a quella del Natale, almeno per i primi tre secoli. Nel IV secolo, invece, sotto Giulio I, queste due feste furono separate nella Chiesa Latina e tale separazione fu adottata al principio del V secolo nelle Chiese di Siria e di Alessandria. Nel giorno dell’Epifania il Diacono annuncia il giorno in cui
dovrà cadere la Pasqua. Anticamente all’Epifania precedeva un rigoroso digiuno per un’intera giornata.

La Befana, termine che è degenerazione di Epifania, cioè manifestazione, è, nell’immaginario collettivo, un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio, festa appunto dell’Epifania, evento che segue al Natale. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.

Fonte: https://www.giornaledipuglia.com/2019/01/i-re-magi-la-cometa-giotto-e-lepifania.html

 

Vittorio Polito


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