Lettera di Maria Fida Moro a Francesco Totti: “Avanti con coraggio, il male non vince mai”

Maria Fida Moro - 18 Luglio 2019

Riceviamo e pubblichiamo

 

Gentile capitano,

lei è stato, è e sarà per sempre il capitano della Roma.

Questa lettera nasce dal desiderio di consolare e difendere. Riconosco l’ingiustizia lontana un miglio e vorrei cancellarla. So per esperienza che i simboli positivi vengono colpiti in certi casi fino alla morte (vedi la storia allucinante di mio padre Aldo Moro), ma cancellarne la memoria non è poi così facile.

Di calcio non so nulla. La mia “carriera calcistica” è presto detta. Alla scuola elementare facevo volentieri il portiere, perché non avevo problemi a buttarmi per terra. In seconda liceo sono capitata durante un’udienza dal Papa accanto a Pelè, che mi è piaciuto perché educato e gentile. A cinquant’anni ho parato 3 rigori su 5 in uno di quei terribili giochi obbligatori dei villaggi vacanze. Non riesco a capire la lingua aliena dei commentatori sportivi, tranne quella parlata da un mio caro amico, Gigi Cavone.

Le scrivo queste cose non per raccontare aneddoti della mia vita, ma per spiegare la ragione del mio sincero apprezzamento per lei. Sono nata a Roma e non mi sono mai detta romana (non so perché, anche se Roma mi piace molto) e neanche romanista, però apprezzavo l’amore popolare che la Roma ha sempre suscitato.

Poi nel 2001 avete vinto il campionato e la festa sincera e gioiosa, che ha invaso la città, mi ha commossa. Improvvisamente sono diventata romana e romanista. Per questo le dico grazie e non tanto per l’aspetto sportivo quanto per l’aspetto umano. Lei ha fatto sì, con la sua stessa presenza e il suo modo semplice di fare, che venissero sottolineati valori importantissimi per l’umanità come ad esempio la fraternità, la solidarietà, la gioia. Ragion per cui quando, tre anni fa, mi sono ritrovata a fare il capolista di una lista civica per le amministrative a Roma ho accettato per poter parlare impunemente – cioè senza censura – di mio padre ed il giorno del comizio finale ho indossato la sua maglietta, quella con il numero 10, per esprimere anche visivamente questi valori. Infatti volevo suscitare, in quel pomeriggio soleggiato nell’antica Roma, il senso di appartenenza che deve legare i membri dell’umanità. Sono stata fiera di indossare quella maglia, la sua, mi sono divertita e ne sono stata felice.

Ho una cosa importante da dirle, insieme al mio apprezzamento grato: il male – in definitiva – non vince mai.

Parola di Maria Fida Moro.

 

Foto di Raffaele Marino 


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