Lettere agli studenti 10 – Una testa ben fatta e l’elogio dell’errore

Rubrica di Lilia Bellucci - 17 Aprile 2020

Cari studenti,
ogni conoscenza comporta il rischio di errore e di illusione”.
Sono questi i parassiti della mente che non si riconoscono, perché siamo indotti a negarli come “tarli”, che minano quella sicurezza e quella efficienza che il mondo considera indispensabili; invece, non possiamo controllare né il mondo, né la verità, né la conoscenza.

Possiamo essere, tuttavia, consapevoli della nostra cecità e studiare consapevolmente.
La lanterninosofia di Pirandello metteva in guardia da quel  lanternino”, con cui illuminiamo le ombre intorno a noi, dandoci una rassicurazione momentanea, ma impedendoci di vedere l’oscurità da cui siamo circondati.

La non consapevolezza dipende anche dalla scarsa volontà e dal tempo limitato che dedichiamo alla revisione e alla rielaborazione di quello che facciamo e del modo in cui viviamo. Per questo concedetevi momenti di libera riflessione.

Tutto in noi è errore, iniziando dalla percezione stessa che è una ricostruzione cerebrale sollecitata da segni o stimoli, selezionati e captati dai sensi, poi tradotti e ricostruiti attraverso il linguaggio e il pensiero.

Tutto è solo un’interpretazione della realtà, spesso guidata dalle emozioni. C’è un vincolo essenziale tra intelletto e affetto. Quasi tutto il nostro sistema neurocerebrale è rivolto alla gestione del nostro mondo interno di sogni, fantasie, ricordi, bisogni, desideri; il resto è dedicato alla connessione con l’esterno, persino opponendo resistenza, perché temiamo di dissestare le nostre convinzioni, che a volte sono illusioni ed errori.

Conoscere è, dunque, una questione di resistenze e interpretazioni, fraintendimenti e desideri.

Se vaghiamo come ciechi nell’oscurità dell’universo, possiamo, però, “armare la mente” attraverso la consapevolezza dei processi mentali e culturali, la volontà di una conoscenza pertinente che sappia cogliere le relazioni con l’insieme, l’etica dell’apprendimento, il senso dell’identità.

Occorre “saper navigare in un oceano d’incertezze e rischi attraverso arcipelaghi di certezze”.

Edgar Morin

Questo ha insegnato un libro straordinario che tutti gli studenti dovrebbero conoscere: La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero di Edgar Morin.

Studiare è un viaggio attraverso gli errori e le incertezze proprie e di tutta l’umanità. La penna rossa di un docente è il simbolo del processo di deviazione e correzione, che caratterizza la passione del conoscere.

La necessità di considerare l’apprendimento come lifelong learning è evidente anche nella pandemia globale: si osserva, si sperimenta, si spera, si rimette in discussione, ma soprattutto non si smette di cercare. La scuola dovrebbe preparare alla vita in questa prospettiva, anche perché una “testa ben fatta”, per Morin, è quella convinta che ogni conoscenza si debba trasformare in sapienza: “uno stato interiore profondo, una sorta di volontà dell’anima che l’orienta in senso definito per tutta la vita (Durkheim).

Apprendere a vivere equivale ad imparare ad esserci e, anche, a condividere.

L’intelligenza cieca rende incoscienti e irresponsabili”. L’intelligenza sapiente sa, invece, armare la mente per conoscere e per affrontare l’inatteso e l’incerto, l’illusione e la delusione, ma sa, soprattutto, operare per il proprio bene e per il bene della collettività.

Cari studenti, oggi è ancora più indispensabile che amiate la scuola, gli errori e gli apprendimenti, se volete contribuire al percorso per un’umanità migliore.

Leggi le precedenti Lettere agli studenti.

Lilia Bellucci


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