Lettere agli studenti 14. – Usa il tuo talento

Studiare è prima di tutto un dissotterramento delle tue capacità
Lilia Bellucci - 29 Aprile 2020

La parabola dei talenti nel Vangelo di Matteo (25,14) è la storia di un uomo che, prima di allontanarsi per un viaggio affida ad ognuno dei servi dei talenti: al primo ne consegna cinque, ad un altro due, all’ultimo uno.
Mentre i primi due li impiegano e li moltiplicano, colui che ne ha ricevuto solo uno lo sotterra e lo conserva.
Al ritorno il padrone li convoca e chiede conto di quello che hanno fatto con i talenti. I primi due ricevono elogi e vengono festeggiati. L’ultimo è rimproverato aspramente.

Singolare osmosi di significato. Talento è il denaro, talento è il potenziale.

In un mondo condizionato dal profitto e dal risultato, la scuola agisce ancora sull’interiorità dell’individuo, proteggendola da parametri di efficienza redditizia.

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Ogni atto di apprendimento-insegnamento dovrebbero prendere avvio da questa parabola, perché ogni studente possiede talenti, che non deve sotterrare per paura, per inerzia, per inconsapevolezza. Si studia e ci si forma per potenziare e moltiplicare “talenti”, che sono le predisposizioni, le capacità, le curiosità. E’ questa la prima ricchezza a cui ambire.

Ognuno ha le sue attitudini e le sue inclinazioni naturali, come anche modalità comunicative e strategie di apprendimento diverse. In questo non sarebbe necessario neppure distinguere Bes e Dsa.

Siamo tutti diversi.  Think different è stato lo slogan di Apple, ma dovrebbe esserlo per ognuno.
Esistono livelli standardizzati di conoscenze e di competenze, ma l’intelligenza che mettiamo in atto in questa sfida è la nostra, ben distinta da quella degli altri. Siamo unici e irripetibili.
Siamo “talentuosi” in ogni caso.

La nostra diversità è la nostra ricchezza. Dobbiamo considerarla un valore da non lasciare nascosto e invisibile.

Studiare è, quindi, prima di tutto un dissotterramento del talento.

E’ imparare a riconoscere e a condividere il proprio potenziale con il mondo esterno. In questo senso si impara ad essere anche cittadini, che pongono qualcosa di se stessi a servizio del bene comune.

Ogni persona è portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che esiste ancor prima che sia vissuta”, dimostra Stefania Fierli in “Scopri i tuoi talenti”, un libro per ragazzi e per adulti, che aiuta a “mappare il tesoro”, che abbiamo dentro e che a volte lasciamo sotto un cumulo di terra.

La parola autostima deriva dal greco autos-istemi, sono in grado di reggermi da solo, perché conosco le regole e sono consapevole del mio valore. Nasce dall’autoempatia: conoscersi, rispettarsi, amarsi.

Una scuola “vincente” è quella che pone ogni studente in questa condizione di conoscenza, prima di tutto di se stessi.

Puoi trovare le precedenti lettere-lezioni a questo link.

Lilia Bellucci


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