Lettere agli studenti 9 – Iperconnessi ma a distanza

12 luglio 1993, Furio Colombo: "La generazione del pensiero veloce, senza alcun interesse per l’immaginario"
Lilia Bellucci - 9 Aprile 2020

Questa è la nona delle “Lettere agli studenti”, pubblicata nella rubrica curata dalla professoressa Lilia Bellucci

Cari studenti,

Stiamo sempre pensando di costruire un computer simile a noi, alla nostra intelligenza. In realtà abbiamo iniziato la costruzione di certi noi (i nostri figli) sempre più simili ai computer. Si rivelano attraverso la conversazione che è rapida, precisa, priva di ornamenti e di digressioni, punta dritta a un particolare, segue solo un percorso”.

1993: Furio Colombo e la didattica a distanza

Era il 12 luglio del 1993 quando apparve su “La Stampa” un articolo di Furio Colombo che tracciava un bozzetto della società americana, in cui il cervello dei giovani gli appariva sempre più un prolungamento della connessione informatica.

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La solitudine dell’uomo-computer” richiamava l’attenzione sui pericoli di una perfezione senza errore e senza deviazione, destinata a rimanere uguale a se stessa e quindi sterile.

Andate in una biblioteca universitaria a vedere gli studenti lavorare, e vi rendete conto immediatamente che quella connessione uomo-macchina esiste già. Ha questa caratteristica: una chiara organizzazione del lavoro. Non possono più esistere gli ordinati e i disordinati. Il computer può accogliere solo ordini razionali e a sua volta razionalizza il materiale che restituisce, lo compone tenendo conto del tempo, della quantità di lavoro, del rapporto tra ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare”.

La Didattica a Distanza è una straordinaria scuola d’emergenza, che ci garantisce collegamenti giornalieri nel nostro consueto orario, ed è supportata da una piattaforma per lo scambio di materiali.
So anche, cari studenti, che avete organizzato gruppi di studio tramite i vostri social preferiti. Nel tempo che rimane vi connettete per videogiochi condivisibili con gli amici di sempre.
Qualche altro spiraglio verso il mondo sono i programmi televisivi, tra cui fortunatamente continua qualcuna delle trasmissioni che amavate.
Sulla rete potete reperire video musicali e film che non avevate tempo di vedere.

Anche io ho una video-vita iperconnessa. Eppure fino ad un mese fa rifiutavo tante agevolazioni telematiche, pur di continuare ad avere rapporti umani.

Secondo Furio Colombo, già nel 1993, “il computer inoltre provvede ad eliminare la solitudine di chi passa ore a studiare. Infatti, non si tratta più di un monologo, ma di un dialogo. E’ già stato accertato che crea la sensazione di lavorare in due. Se necessario, serve a intrattenere, negli spazi vuoti di idee nuove, con tutti i suoi gadgets e le sue risorse di organizzazione e di riorganizzazione del materiale”.

La Didattica a distanza assolve anche al compito sociale di non lasciarci soli: alunni, docenti, genitori.

“La generazione del pensiero veloce”

Ma quando il rapporto persona-macchina viene sospeso cosa succede? Gli intervalli rivelano una solitudine molto più profonda che nel passato. Perché se il computer acceso fa compagnia e rende meno urgente la ricerca di un’altra persona, il computer spento crea un vuoto vasto e improvviso”.

Il sistema universitario americano già in quel periodo funzionava ininterrottamente giorno e notte, diminuendo, si diceva, la depressione serale. La didattica a distanza è onnipresente e si unisce ad uno stato di iperconnessione prolungata. Tutto questo lascerà un segno? Sarà una linea di non ritorno?

La generazione cresciuta con questa macchina, e che senza questa macchina non saprebbe fare nulla, neppure il conto più elementare o la più semplice organizzazione di pagine di materiali, mostra il segno della macchina nel modo di esprimersi, breve, secco, preciso. E’ la generazione del pensiero veloce, senza alcun interesse per l’immaginario”.

Indubbiamente dal 1993 la Storia ha seguito il suo corso e il nostro mondo globalizzato ha acquisito anche innumerevoli vantaggi con l’uso delle tecnologie; inoltre, le nuove generazioni non sono affatto prive di valore e credo che negli anni futuri lo dimostreranno con il loro contributo allo sviluppo collettivo.  Esistono, tuttavia, molte problematiche nello sviluppo della personalità e della socializzazione, che richiedono cautela e moderazione.

Didattica a distanza non deve tradursi in distanza dalla realtà

Per questo, ora vi assegno una singolare tipologia di compiti da svolgere per i prossimi giorni: disattivate le “macchine del pensiero”, disconnettetevi, spegnete i cellulari. Siete nelle vostre case e con le vostre famiglie. Non è necessario che siate reperibili per qualche comunicazione urgente o per rassicurare in merito alla vostra incolumità. La Didattica a Distanza non deve tradursi in distanza dalla realtà.

Lasciate che la vita colpisca i vostri sensi e attiri l’attenzione del corpo. Camminate dentro ogni momento, ascoltatelo, odoratelo. Guardate tutto con battito di cuore. Poi, tra qualche giorno, ovviamente, scrivete e mostrate quanto “la generazione del pensiero veloce” sia capace di immaginazione e di riflessione.

Lilia Bellucci


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