L’Europa bacchetta l’Italia bacchettona

Per la legge 40 un’altra bocciatura
di Giuseppe Barbone - 13 Febbraio 2013
La Corte Europea dei diritti umani ha deciso di non accattare il ricorso dell’Italia contro la sentenza della stessa corte, risalente al 28 Agosto, con la quale era stata bocciata la legge 40 sulla procreazione assistita. Questi i fatti,  due cittadini italiani,  una coppia di trentenni, Rosetta Costa e Walter Pavan, con già un figlio affetto da fibrosi cistica, decisi ad avere un secondo figlio mediante fecondazione, volevano però evitare, il ripetersi della malattia per il futuro secondogenito.   In Italia questo non è possibile, come ben sappiamo infatti, la legge 40, vieta la fecondazione assistita per le coppie non sterili e vieta di selezionare gli embrioni ottenuti, scartando quelli non sani. La coppia non si arrende e fa ricorso alla Corte Europea dei  Diritti Umani che in estate si pronuncia  a favore della coppia. Secondo i giudici della Corte di Strasburgo, «il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente», in quanto allo stesso tempo un’altra legge dello Stato permetterebbe alla coppia di accedere a un aborto terapeutico. Insomma mentre con la legge 40 vieta l’impianto dei soli embrioni non affetti dalla malattia dei genitori, gli stessi poi sono autorizzati a ricorrere all’aborto in un momento successivo, se il feto è affetto dalla patologia . «Il governo italiano – si legge nella decisione della Corte – ha giustificato l’interferenza al fine di tutelare la salute dei bambini e delle donne, la dignità e la libertà di coscienza degli operatori sanitari ed evitare il rischio di eugenetica».   Secondo la Corte invece «i concetti di "embrione" e "bambino" non devono essere confusi». Non si comprende, scrive sempre la Corte, come, nel caso di malattia del feto, «un aborto terapeutico possa conciliarsi con le giustificazioni del governo italiano, tenendo conto tra l’altro delle conseguenze che questo ha sia sul feto sia, specialmente, sulla madre». La Corte europea, dunque, ha stabilito che la legge 40 ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare dei ricorrenti. Contro tale sentenza, l’Italia, a fine novembre, aveva presentato ricorso allo Grande Chambre proprio allo scadere dei termini, appellandosi alla necessità di salvaguardare l’integrità e la validità del sistema giudiziario nazionale.  In questi giorni invece la Corte di Strasburgo ha respinto la richiesta delle autorità italiane, basata appunto tutta su appunti procedurali e non di merito. A renderlo noto Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni e Nicolo’ Paoletti, legale della coppia, secondo i quali ora ”la legge 40 dovrà essere adeguata alla Carta europea dei diritti dell’Uomo, come previsto dalla sentenza della stessa Corte lo scorso 28 agosto, prevedendo l’accesso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita anche per le coppie fertili portatrici di patologie trasmissibili ai figli.     Secondo uno studio comparato condotto dalla Corte di Strasburgo l’Italia rimane uno dei pochissimi paesi, assieme all’Austria e alla Svizzera (che tuttavia dovrebbe presto cambiare la legge) a vietare ancora la diagnosi preimpianto per prevenire la trasmissione di malattie genetiche. La fecondazione assistita in Italia è molto “limitata”, non è consentita la fecondazione eterologa (con ovuli o sperma esterni alla coppia), la commercializzazione e conservazione di embrioni (sia ovuli che sperma). Questo vuol dire che le coppie gay non possono avere figli, ma neanche le coppie con patologie geneticamente trasmissibili, questo mette la parola fine ai sogni di famiglia di tante coppie. Queste restrizioni, tra cui anche il limite a tre ovociti, hanno promosso il fenomeno del turismo riproduttivo, molte coppie tentano la fortuna a Barcellona, Tenerife, Bruxelles.   Una coppia romana di quarantenni ci racconta “Impossibilitati a procreare a causa di endometriosi, abbiamo iniziato a fare delle ricerche per procedere alla fecondazione assistita. Non avevamo alcun tipo di problema genetico eppure il ginecologo ci ha consigliati di andare in Spagna lo stesso. Questo perché oltre i vincoli normativi sopra delineati il problema è che questa legge, è stata un sorta di freno a mano per la ricerca nel campo della procreazione assistita, per cui andare in Spagna permette non solo di superare problemi del tipo diagnosi preimpianto e fecondazione eterologa, ma permette di affidarsi a strutture con macchinari all’avanguardia, con tecniche raffinate e medici competenti. Tutte qualità che in Italia è impossibile sviluppare visti i forti limiti normativi. Costo dell’operazione, 5.000 euro più viaggi ed extra a carico ovviamente della coppia che ha la fortuna di permetterselo.  In bocca al lupo a loro e speriamo che quanto prima il legislatore italiano intervenga e renda più democratico il desiderio di diventare genitori anche per evitare ulteriori e grossolane figure a livello europeo.

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