L’Ignazio a verbale – Alleluja in Val di Susa – Un disegno di legge a norma di follia

Fatti e misfatti di dicembre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 2 Dicembre 2012

L’Ignazio a verbale

"Ma come mi piace – così si è espresso l’onorevole Ignazio La Russa nell’assumere la codifesa del direttore de "Il Giornale" al centro di una incredibile "querelle" politico-giudiziaria – ma come mi piace tornare a fare l’avvocato".

Un dubbio: all’onorevole Ignazio La Russa piacerà davvero tornare a fare l’avvocato o l’onorevole Ignazio La Russa sta prudentemente mettendo le mani avanti nella eventualità in cui il Cavaliere furioso sul suo cavallo bianco, nella temutissima Apocalisse prossima ventura, annovererà anche lui nella folta schiera dei dannati? A verbale…

Alleluja in Val di Susa

"A quanti stanno lavorando alla linea Tav nel cantiere della Maddalena, i quali avevano chiesto che un sacerdote andasse a celebrare da loro la Messa in occasione della festa di Santa Barbara – hanno pubblicato le pagine locali di "Repubblica" – non ha risposto, fino ad oggi, nessuno".

Come interpretare questo comportamento? In due modi. Il primo: la Santa Romana Chiesa, tradizionalmente lenta nel rendersi conto di quanto viene rappresentato dal progresso, non ha ancora deciso se la Tav rappresenti davvero un buon progresso oppure se possa essere un’opera del demonio e, allora, maledetti siano coloro i quali stanno contribuendo a quest’opera e benedetti coloro i quali si battono per impedirla anche con un affatto santa violenza. Il secondo: vescovo, parroci e preti della Val di Susa hanno paura di ritorsioni brutali degli "anti-Tav" anche nei loro confronti e, però, sarebbe allora grave continuare a definirsi moderni discepoli di quel Nazareno il quale, più di duemila anni fa, ha avuto il coraggio di farsi addirittura crocifiggere. Alleluja.

Un disegno di legge a norma di follia

"Tutti i partiti – formalmente all’unanimità – avevano concordato, in modo definitivo, la necessità di tagliare il numero dei parlamentari".

Bene. Ma quale fine ha fatto questa comune volontà? La fine del solito comodo dimeticatoio. Finché, per iniziativa degli onorevoli Francesco Rutelli e Pasquale Viespoli, la necessità di procedere a questo taglio ha ottenuto, il primo agosto scorso, la procedura d’urgenza. Ma che cosa è sortito, proprio qualche giorno fa, da questo iter accelerato? E’ sortito un disegno di legge che è stato approvato sì a razzo dalla Commissione affari costituzionali del Senato, ma che prevede l’elezione, a suffragio universale, di una Commissione costituente che abbia il compito di occuparsi della revisione della seconda parte della Carta costituzionale e, dunque, anche del taglio del numero dei parlamentari. Una Commissione che dovrebbe essere composta di ben novanta membri, il cui trattamento economico dovrebbe essere uguale a quello dei parlamentari (indennità accessorie comprese) e, a conti fatti, per un costo di circa venti milioni di euro in un anno. Con questi risultati, dunque, incredibili. Che, almeno per ora, il numero degli eletti in Parlamento non farebbe in tempo a diminuire e aumenterebbe di novanta, invece, il numero di quanti verrebbero pagati come parlamentari. E che si spenderebbero circa venti milioni per una Commissione, i cui compiti sarebbero quelli di arrivare ad una riforma che, a norma dell’articolo 138 della Costituzione, sarebbe invece compito proprio del Parlamento nelle sue istituzionali funzioni. Un disegno di legge, dunque, a norma di follìa. Ma del quale, comunque, non si riesce neppure ad immaginare quale possa essere, alla fine, la conclusione. Avanti così con questo nuovo assurdo spreco in un momento di lotta agli sprechi? O fermi tutti e nuovo precipizio nel comodo dimenticatoio? Come sarebbe bello e responsabile, invece, se si decidesse di procedere, velocemente e responsabilmente, secondo la Carta costituzionale. Se la Carta costituzionale, anche in questo caso, non fosse considerata una carta straccia senza alcun valore. Come sarebbe bello, sì. Come sarebbe bello, se il sogno si avverasse..


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