L’impero delle pizzerie in centro e le suite di lusso: sequestro da 50 milioni a due imprenditori romani

Il patrimonio sottratto a due noti uomini d'affari ritenuti "socialmente pericolosi". Dal Pantheon alla Sardegna: sigilli a ville all'Olgiata, barche e 22 aziende

Un impero economico edificato nel cuore del centro storico, tra i tavolini di Trastevere, le mete turistiche del Pantheon e gli scorci di Largo di Torre Argentina.

Un tesoro nascosto dietro una fitta rete di prestanome, scatole cinesi e società fantasma che oggi è crollato sotto i colpi del Codice Antimafia.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno infatti fatto scattare un maxi-sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore strabiliante: oltre 50 milioni di euro.

Tutti riconducibili, direttamente o per interposta persona, a due noti imprenditori romani, oggi considerati dai giudici soggetti dalla spiccata “pericolosità sociale”.

Il provvedimento, emesso dalla Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale capitolino su proposta della Procura, colpisce al cuore un sistema di arricchimento considerato illecito.

Le indagini, condotte dagli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno svelato una sproporzione imbarazzante tra i lussuosi standard di vita dei due imprenditori e i redditi quasi nulli dichiarati al fisco.

Secondo gli inquirenti, i due indagati erano stabilmente dediti a reati di natura economica: bancarotta fraudolenta, riciclaggio, evasioni fiscali oceaniche e intestazioni fittizie.

Immagine di repertorio

Dai souvenir al business dei bed & breakfast di lusso

Il “metodo” operativo dei due soci andava avanti dai primi anni Duemila ed era tanto semplice quanto efficace. Nel corso di un ventennio hanno costituito ben 34 società diverse, utilizzate come gusci vuoti privi di un reale capitale proprio. Inizialmente si erano lanciati nel mercato dei souvenir, dell’oggettistica e dell’antiquariato nel cuore di Roma.

Poi, fiutato il vento degli affari, avevano diversificato gli investimenti: pizzerie da asporto nei punti nevralgici della movida, tabaccherie e, soprattutto, il business delle strutture ricettive extra-alberghiere di fascia alta, come suite e residenze di lusso ricavate dentro i palazzi storici della Capitale.

Il ciclo vitale di queste aziende era però programmaticamente breve. Attraverso lo strumento dei continui affitti di rami d’azienda, i due imprenditori svuotavano sistematicamente le casse delle società più ricche, spolpando i patrimoni aziendali e portandole dolosamente al fallimento o alla liquidazione.

Nel frattempo, le tasse non venivano mai pagate: tra imposte statali, tributi locali e contributi previdenziali per i dipendenti, il sodalizio ha accumulato un buco con l’erario di oltre 6,7 milioni di euro.

Sigilli all’Olgiata e in Sardegna: pizzerie e hotel restano aperti

Mentre i debiti salivano, i profitti venivano reinvestiti in beni immobiliari e mobili di grandissimo pregio, oggi finiti sotto sequestro.

L’elenco dei beni blindati dalle Fiamme Gialle è lunghissimo: si va dalle ville nel comprensorio esclusivo dell’Olgiata, a Roma nord, fino alle residenze estive a Portisco, nel comune di Olbia, perla della Sardegna. E poi vetture di lusso, un natante e i conti correnti bancari di 22 diverse imprese.

Il provvedimento ha colpito anche la fitta rete di pizzerie al taglio che ogni giorno sfamano migliaia di turisti in centro e le esclusive stanze d’albergo a cinque stelle che si affacciano sulle piazze monumentali.

Per evitare il collasso delle attività e salvaguardare il posto di lavoro dei dipendenti (del tutto estranei agli illeciti), il Tribunale ha già nominato un amministratore giudiziario.

Le pizzerie e le suite rimarranno dunque aperte, ma gli incassi d’ora in poi non finiranno più nelle tasche dei re del travestimento societario, bensì nelle casse dello Stato.

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