

Nel mirino l'ingente patrimonio di un noto imprenditore accusato di aver vissuto per quarant'anni di proventi illeciti. Sigilli a una dimora di lusso a Pomezia e ai conti di famiglia
Un castello finanziario edificato in oltre tre decenni di condotte illecite, tenuto in piedi da un’architettura di società “schermo” e crollato sotto i colpi delle indagini economico-patrimoniali.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno notificato ed eseguito un imponente decreto di sequestro preventivo di beni — emesso ai sensi del codice antimafia dalla Sezione Penale del Tribunale di Roma specializzata in “Misure di Prevenzione” — a carico di un noto imprenditore della Capitale, giudicato a elevata ed abituale pericolosità sociale.
L’operazione scaturisce dal lavoro di analisi e riscontro svolto su impulso della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, i cui magistrati hanno chiesto e ottenuto il congelamento delle ricchezze accumulate nel tempo dall’indagato.
Il profilo tracciato dagli investigatori dell’Arma ricostruisce un’articolata biografia penale che ha preso il via verso la metà degli anni ’80:
La scia dei procedimenti: Il curriculum giudiziario del proposto vanta una serie di processi — conclusisi con condanne passate in giudicato o con declaratorie di prescrizione — per reati che spaziano dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata ai danni dello Stato, dallo spaccio di sostanze stupefacenti fino ai reati concorsuali di bancarotta fraudolenta e all’insolvenza.
Il “sistema” delle scatole vuote: L’abilità dell’imprenditore risiedeva soprattutto nella commissione sistematica di reati di natura societaria e tributaria. Attraverso l’uso continuato di aziende “cartiere” intestate a prestanome e fiduciari di comodo, l’uomo riusciva a occultare le scritture contabili, sottrarsi al pagamento del fisco e incanalare enormi proventi con cui ha sostentato negli anni il proprio elevato tenore di vita.
A far scattare il sigillo della magistratura è stato l’incrocio tra la banca dati dei redditi e l’effettivo patrimonio reale.
I riscontri analitici sui flussi di cassa hanno portato alla luce una stridente e ingiustificata sproporzione tra il tenore economico dichiarato al fisco dall’imprenditore (e dai membri del suo nucleo familiare) e la disponibilità tangibile di risorse finanziarie e beni mobili e immobili.
Il patrimonio sottratto alla disponibilità del proposto:
L’immobile di pregio: Una maestosa villa di lusso situata nel territorio comunale di Pomezia;
La rete bancaria: Il blocco totale di tutti i rapporti finanziari e conti correnti riconducibili direttamente o indirettamente all’uomo e ai suoi parenti;
Gli oggetti di pregio: Disponibilità liquide ed ulteriori beni di valore per una stima complessiva attorno ai 5 milioni di euro.
La misura cautelare apre ora la fase del procedimento di prevenzione: sarà la successiva udienza in sede giudiziaria, nel rispetto del contraddittorio tra accusa e difesa, a dover stabilire se sussistano i requisiti di legge per trasformare il sequestro temporaneo nella confisca definitiva dei beni a favore del patrimonio dello Stato.
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