L’inizio della fine: 25 luglio 1943

Mussolini “sfiduciato democraticamente“ dal Gran Consiglio del Fascismo
Luciano Di Pietrantonio - 25 Luglio 2020

Non sempre piace la storia, ma conoscendola si può spesso evitare che il futuro non riserbi brutte sorprese, anche se i corsi e ricorsi storici, qualche volta, si manifestano in forme più sofisticate.

 

Parlare e ricordare le vicende significative e dirimenti del “secolo breve“, che si è chiuso con il passaggio al terzo millennio, citando una felice definizione dello storico britannico Enric J. Hobsbeawm, significa analizzare e conoscere meglio le svolte storiche di un secolo.

L’estensione temporale può essere racchiusa in due date: 1914 – 1991, dall’assassinio dell’Arciduca Francesco Fernando a Sarajevo e nella stessa città, dopo meno di 80 anni, la guerra dei Balcani ( parte dell’ex Jugoslavia) il dissolvimento dell’Unione Sovietica, e la fine della guerra fredda.

Perché “l’inizio della fine: 25 luglio 1943“

In quella data si è avviata a conclusione, per l’Italia la dittatura fascista, iniziata con una prova di forza – la marcia su Roma – il 28 ottobre 1922. Per oltre venti anni Benito Mussolini, aveva governato l’Italia ed era stato il capo indiscusso del nostro paese.

Impiegò la forza contro gli avversari politici, creando un proprio corpo militare ( la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale ), modificò la legge elettorale in senso maggioritario così da favorire la costituzione di una maggioranza parlamentare fascista, l’assassinio del deputato socialista Matteotti, che aveva denunciato le irregolarità delle elezioni, la soppressione della libertà di stampa, lo scioglimento dei partiti e dei sindacati non fascisti, l’esautoramento del parlamento e l’istituzione del Tribunale speciale, fatti che determinarono la costituzione del regime.

L’Italia entro nella seconda Guerra mondiale nel giugno del 1940, a fianco della Germania nazista, e successivamente alleato del Giappone nel dicembre 1941. Il Re, Vittorio Emanuele III, aveva delegato a Mussolini – Capo del Governo – anche il Comando Supremo delle Forze Armate.

Dopo tre anni di guerra l’Italia era in ginocchio e l’interrogativo era : Guerra o Pace ? E doveva essere una guerra lampo !

La riunione del Gran Consiglio del Fascismo, massimo organo del regime, fu convocata per il 24 luglio 1943, tale consesso non si riuniva dal 1939, e doveva esaminare la conduzione militare del conflitto bellico.

Ci furono alcuni avvenimenti significativi prima di quella seduta, che cambiò gli eventi e i destini del nostro paese, in particolare tre hanno avuto un peso determinante nelle scelte del 25 luglio 1943.

Il primo, il 19 luglio 1943, a Feltre (Belluno) in una villa settecentesca, Mussolini e Hitler si incontrarono per esaminare la drammatica situazione che la guerra aveva determinato in Italia, nelle popolazioni e nelle Forze Armate, con il Capo del nazismo che criticava senza mezzi termini i comportamenti del nostro esercito e l’atteggiamento del Duce reticente, imbarazzato e impacciato.

L’incontro si chiuse senza nessun comunicato ufficiale, fatto significativo e inconsueto del clima dei rapporti fra i due dittatori.

Il secondo nello stesso giorno, durante i colloqui a Feltre, Roma veniva bombardata dagli Anglo – Americani in maniera violenta, causando circa tremila morti.

Dopo i bombardamenti, il Papa Pio XII, uscì dal Vaticano e visitò le zone più colpite. Al Quartiere S. Lorenzo venne accolto con rispetto e gratitudine dalla folla radunata fra le rovine.

Successivamente la visita del Re, Vittorio Emanuele III, fu caratterizzata da contestazioni e urla di dissenso verso la guerra e la dittatura, dagli abitanti duramente provati dagli attacchi aerei. Il popolo romano aveva preso coscienza dell’assurdità di una guerra che procurava : morte, distruzioni, miseria, fame e povertà.

Il terzo, dal fronte interno giungevano notizie sempre più allarmanti : il 22 luglio 1943, gli anglo – americani avevano completato la conquista della Sicilia, dove erano sbarcati appena dodici giorni prima, e si apprestavano a risalire la penisola.

Palazzo Venezia a Roma, era la sede dove si decisero i destini della dittatura e dell’Italia.

I lavori del Gran Consiglio del Fascismo si aprirono con l’introduzione di Mussolini, che poneva la domanda : resa a discrezione o resistenza a oltranza? L’ordine del giorno di Grandi chiedeva, rispondendo alla domanda del Duce, il ripristino “ di tutte le funzioni statali “ e invitava a restituire il Comando delle Forze Armate al Re.

Dopo un lungo, spigoloso e drammatico dibattito, Mussolini dichiarò che non aveva nessuna intenzione di rinunciare al comando militare.

Alle 2 di notte, era ormai il 25 luglio, la votazione sulla mozione Grandi, si concluse con 19 voti a favore, 8 voti contrari, e un astenuto.

Il pomeriggio Mussolini si recò a Villa Savoia per informare il Re, e questi gli comunicò che veniva destituito e sostituito dal Maresciallo Badoglio a Capo del Governo.

Solo alle 22,45 fu data la notizia agli italiani, attraverso la radio, di quanto era accaduto, i giornali del 26 luglio, con caratteri cubitali pubblicarono gli avvenimenti che avevano determinato “la  sfiducia democratica “ a Mussolini, che all’uscita di Villa Savoia, per ordine del Re, venne arrestato.

Si può affermare, a 77 anni da quelle vicende storiche del “secolo breve”, che con quella votazione  segnò “l’inizio della fine” del regime fascista. Anche se la guerra e altre gravi vicissitudini colpirono il popolo romano fino al 4 giugno 1944, giorno della Liberazione di Roma, e al 25 aprile 1945, fine della guerra nel nostro paese.

 

Luciano Di Pietrantonio

 


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