L’Inno di Mameli conteso in Campidoglio

Lite tra i consiglieri dell’Aula Giulio Cesare a causa della protesta della Cirinnà
di Mariangela Di Serio - 24 Gennaio 2013

Monica Cirinnà non ci sta. Secondo la consigliera del Pd capitolino si dovrebbe limitare l’Inno di Mameli durante le sedute soltanto a «circostanze più solenni come, per esempio, le cerimonia per il conferimento di cittadinanza o durante incontri di livello internazionale». La Cirinnà sottolinea le cause del suo dissenso: “ E’ per una ragione di decoro. Quanto avviene oggi mortifica l’Inno di Mameli. L’intento iniziale intendeva risvegliare il sentimento nazionale per fronteggiare le farneticazioni secessioniste e le offese alla città di Roma da parte della Lega. Oggi invece ci troviamo di fronte a una ripetuta sciatteria sia tra i banchi dell’Assemblea Capitolina che tra quelli del pubblico.

Il centrodestra – continua la Cirinnà – non può ritenere più patriottica una esecuzione musicale che ha svilito sia politicamente con alleanze antinazionali e antiunitarie e con atteggiamenti poco consoni al decoro dovuto in concomitanza dell’esecuzione dell’inno d’Italia. Durante l’esecuzione, dice, accade di tutto: consiglieri al telefono, via vai dall’Aula e sgradite alzate di voce. Tra un appello ed un altro, considerando la permanente assenza del numero legale, abbiamo assistito più volte a false partenze della registrazione musicale dell’inno”.

Immediate le reazioni degli avversari politici. Marco Pomarici, presidente dell’Assemblea Capitolina ribatte: “ Vogliono limitare l’Inno d’Italia in Aula per ragioni politiche. Per analoghi motivi volevano proibirci di gridare Forza Italia ai Mondiali”. Questo è il suo commento su Twitter, che informa su una nota, in merito “alla mozione presentata per limitare l’Inno d’Italia ad inizio dell’Assemblea Capitolina solo ad occasioni solenni per motivi di assonanza politica”.

“Fini politici e di visibilità” così il consigliere Pdl di Roma Capitale Roberto Bianchini commenta la protesta della Cirinnà. Edmondo Tomaselli aggiunge: «L’inno d’Italia non può e non deve essere limitato e, anche se siamo in piena campagna elettorale, credo non debba essere motivo di strumentalizzazione». Fabio Sabbatani Schiuma, presidente del gruppo Popolo della vita – Trifoglio incita a “sentimenti antinazionali”. Federico Mollicone e Andrea De Priamo, rispettivamente capogruppo e consigliere di ‘Fratelli d’Italia – Centrodestra nazionale di Roma Capitale parlano di "richiesta ridicola e pretestuosa”.

Dura la replica di Francesco Lollobrigida, candidato al Senato con Fratelli d’Italia-Centrodestra nazionale : “La proposta arrivata da un consigliere del Pd capitolino è da un lato sconcertante, e dall’altra ridicola. Chiedere di non eseguire l’inno nazionale perché il nostro movimento politico ha scelto di farvi riferimento nel nome, è oltretutto oltraggioso e insensato”.

Athos De Luca, consigliere Pd sostiene la causa della Cirinnà: “Ci allontaneremo dall’aula per protesta contro questo abuso dell’inno, proprio per il rispetto che abbiamo per i valori dell’unità della Repubblica”.


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