L’inno d’Italia si studierà a scuola

Nell’era del multiculturalismo una ventata di patriottismo
di Laura Fedel - 18 Giugno 2012

 

 

 

L’inno composto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847 entrerà nei programmi didattici. Dopo 151 anniversari dell’Unità d’Italia è necessario l’inserimento del canto nei programmi di studio per impararlo.

L’approvazione in sede legislativa alla Camera, con un ddl su misura che unifica due distinte proposte di legge di Maria Coscia (Pd) e Paola Frassinetti (Pdl) ne prevede l’insegnamento nelle scuole del primo ciclo. Le novità non finiscono qui; oltre alla nuova materia di studio e si istituisce la «Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera» il 17 marzo.

Tutti d’accordo tranne la Lega che, oltre a votare contro, la definisce una legge di stampo fascista mentre gli altoatesini si preoccupano del rispetto delle minoranze linguistiche. La SVP, rappresentante delle istanze Altoatesine è stata però rassicurata dall’aggiunta di un emendamento in cui si precisa che la legge si applica a tutte le scuole, ma nel rispetto delle minoranze tutelate dall’articolo 6 della Costituzioni.

Si rallegra il Sindaco di Roma Gianni Alemanno che parla di “felice intuizione” accogliendo con entusiasmo l’approvazione da parte della Commissione Cultura della Camera di questo nuovo ddl e si complimenta con Paola Frassinetti, ispiratrice della proposta.

Per il Pdl è «una giornata felice per l’Italia», perché «finalmente si pongono le basi per rinforzare tra i giovani un sano e consapevole sentimento patriottico».

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Ma chi non ha la cittadinanza italiana sarà esonerato da questo insegnamento proprio come l’ora di religione per chi cattolico non è? Ora, mentre l’Italia arranca tra tasse, crisi e recessione rimaniamo in attesa del voto del Senato.

 

 

 

 


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