L’Italia dei Beni Culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione

Un convegno il 27 settembre 2012 alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Enzo Luciani - 27 Settembre 2012

Un incontro tra chi vive ogni giorno sulle proprie spalle il dilemma dell’inserimento nel mondo del lavoro, pur avendo la più alta formazione nel settore e le istituzioni preposte alla tutela e salvaguardia del nostro ingente patrimonio culturale: è questo il tema del Convegno “L’Italia dei Beni Culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione” che si terrà il 27 settembre 2012 nella sede della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in viale Castro Pretorio 105, organizzato dall’Associazione “Ranuccio Bianchi Bandinelli”.

Un punto fondamentale sarà affrontare il grave problema delle università italiane che da decenni rilasciano a flusso continuo titoli di studio di primo, secondo e terzo livello, non di rado programmando percorsi formativi privi di sbocchi nel mercato del lavoro.

Un settore quello culturale, in crisi ancor prima della grave situazione economica che affligge l’Italia in questi ultimi anni. Eppure il Bel paese con tutte le sue ricchezze potrebbe salvare dal precariato o dalla disoccupazione molti giovani.

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“Eppure formazione, qualificazione e reclutamento degli addetti costituiscono uno dei nodi cruciali del sistema della tutela – dichiara nel comunicato l’Associazione – nelle strutture statali come in quelle degli enti pubblici territoriali o gestite da privati, in particolare di quanti operano per il patrimonio pubblico. Solo affrontando responsabilmente la complessità e l’insieme di questi problemi diventa possibile dare piena attuazione all’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove la cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Come è consuetudine dell’Associazione, il convegno si propone di coniugare tre aspetti: primo, fornire un quadro generale e documentato delle questioni; secondo, ascoltare, anche con il contributo delle Associazioni professionali, le testimonianze dirette di quegli archeologi, storici dell’arte, antropologi, restauratori, architetti conservatori, archivisti, bibliotecari che lavorano in condizioni di precariato intellettuale; terzo, invitare al confronto in due tavole rotonde – sulla formazione e sull’occupazione – esperti, responsabili politici e sindacali, soggetti pubblici e privati che dovrebbero fornire risposte organizzative e legislative, ma soprattutto regole certe per un lavoro qualificato a salvaguardia del patrimonio culturale.
Dunque vari i temi trattati durante il convegno dal diritto negato alle professioni ad una strategia per il cambiamento. Sperando che non si rimanga alle sole parole.


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