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Racconto della gara podistica "Corri per il Parco" vista da Aldo Zaino
di Aldo Zaino - 19 Dicembre 2012
Abitare A Settembre 2019

Il 18 marzo 2012 nonostante la non perfetta forma fisica ho voluto ultimare la Maratona di Roma per conquistare la medaglia a ricordo della partecipazione. Purtroppo per la mia testardaggine ho subito un infortunio che mi ha costretto ad uno stop alle gare podistiche per un numero interminabile di mesi.

Dopo questo lunghissimo fermo, come un bambino che inizia a camminare, ho dovuto ricominciare gli allenamenti dalla base: agli inizi camminando a passo svelto, poi correndo per ricreare la massa muscolare delle gambe, e fornire all’organismo il sistema di respirazione idoneo alla corsa. Negli allenamenti effettuati in differenti giorni, ho iniziato a correre interrottamente per un chilometro fino a raggiungere l’obiettivo massimo di 6 km.

Il mio obiettivo per il ritorno alle gare era quello del 16 dicembre 2012 in occasione della Corri per il Parco. Diversi i motivi che mi hanno spinto a scegliere questa gara per tornare a correre: in primis nell’organizzazione della Corri nel Parco fa parte l’amico Vincenzo Luciani , direttore di Abitare A, quindi da anni sono a conoscenza della correttezza e l’attenzione che tutto lo staff del Centro Sportivo A. Nori dedica a questa corsa, la breve distanza che separa Largo Cevasco dalla mia abitazione, e poi il bellissimo percorso ricavato nell’interno del Parco Alessandrino – Tor Tre Teste.

Nonostante ciò ho deciso di effettuare l’iscrizione all’ultimo minuto, perché non mi sentivo, pronto per percorre i 10 km, ma anche per la paura di ricadere di nuovo in un infortunio. Il coraggio di prendere parte alla gara mi è stato fornito con delle valide motivazioni da mio figlio Fabrizio, il quale fra l’altro mi ha, accompagnano a Tor Tre Teste con la sua macchina e mi ha rilevato lungo il percorso, con esattezza al sesto chilometro.

Siamo arrivati a Largo Cevasco molto presto, abbiamo parcheggiato la macchina vicino alla famosa “Chiesa delle Vele” ideata dall’ingegner Maier. La mattinata si è presentata ottimale per una gara, a differenza delle giornate gelide della precedente settimana il clima era mite quasi primaverile. Nel breve tempo che sono rimasto in attesa per ritirare il pettorale nell’interno della struttura dell’impianto sportivo A Nori, è iniziata a pervenire sul posto un numero consistente di atleti. Una volta ritirato il pettorale, con mio figlio sono uscito dall’edificio, dove ho ricevuto tantissime manifestazioni d’affetto, che forse non ho apprezzato nel giusto modo per la tensione della pre gara.

Mezz’ ora prima della partenza ho iniziato a effettuare il dovuto riscaldamento, ma mi sentivo un novellino alle prese della prima gara della mia vita. Il mio atteggiamento riservato, diverso dal mio consueto comportamento, a causa della tensione per i motivi già citati, ma anche dalla riflessione sulla decisione di come avrei condotto la gara. La persuasione, di non farmi coinvolgere nella volata nei primi minuti della partenza, ma anche di non forzare l’andatura durante la gara.

Al segnale di partenza dato 10,15 in perfetto orario sono partito come un automa sulla scia degli altri atleti, fino al terzo chilometro ho marciato alla media di sei minuti a chilometro, fra il terzo e quarto, ho rallentato di molto l’andatura a causa di una discreta salita e di un tratto di strada sdrucciolevole, questo ritardo mi ha fatto perdere il contatto con chi mi precedeva, per fortuna sono riuscito a prendere come punto di riferimento il personale addetto all’assistenza che indossavano delle vistose t-shirt di colore verde.

Appena superato il quinto chilometro, sentivo lo speaker che tramite un megafono annunciavo il nome del vincitore, non so spiegare cosa ho provato in quel momento, cosciente di aver finito il “gas” e di aver percorso solo metà gara. Al sesto chilometro per fortuna mi ha rilevato mio figlio, lungo il percorso mi ha fatto da battistrada fino a all’arrivo, certo non mi è stato utile come sostenitore di forse fisiche, cosa impossibile, ma sicuramente come incitatore, e segnalatore del percorso.

Entrando nella pista ho notato l’arco del traguardo posto alla parte opposta, una distanza in quel momento insormontabile, invece piano piano sono riuscito ad arrivare sul posto è tagliare il traguardo con il tempo di 01:08’:24” un’eternità rispetto ai 55 minuti dei bei tempi

Durante l’abbondante rinfresco offerto a fine gare, qualcuno mi ha detto: Aldo a 78 anni puoi ritenerti soddisfatto. Infatti lo sono anche per aver superato tanti complessi, e di avere avuto la certezza di aver superato il trauma, certo rimane in me un po’ di amarezza per il fatto che fino all’anno scorso mi posizionavo sempre a metà classifica invece domenica, sono stato uno degli ultimi a terminare la gara.

Che cosa devo dire? Anche questa fa parte delle soddisfazioni che la vita, arrivare fra gli ultimi in una gara podistica. E per riconsolarmi riaffermo un antico proverbio “ è importante partecipare indipendente dai risultati.”
 


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