Lo Stadio della Roma a Pietralata come rinascita

Intervista con il presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti
Angelo Dino Surano - 27 Luglio 2022
In questi giorni si fa un gran parlare dello stadio della Roma. La società giallorossa (gestita in maniera encomiabile dai Friedkin) ha deciso di puntare sulla zona attorno a Pietralata, nel quadrante nord-est. Non sarà Tor di Quinto la nuova veste del tifo giallorosso e se tutto andrà come deve andare e non ci saranno intoppi, lo stadio potrebbe vedere la luce in concomitanza con il centenario della Roma nel 2027. Verità e fantasia si mescolano in questa calda estate romana in cui i tifosi giallorossi sognano a occhi aperti. Per fare un po’ di chiarezza abbiamo deciso di intervistare Massimiliano Umberti presidente del IV Municipio. Classe 1978, è laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali, lavora in Rai come curatore del programma Geo e non ha mai nascosto la sua simpatia per i colori giallorossi.
(fonte immagine: Football News 24)
Lo stadio della Roma è una grande opportunità di ripartenza e di riqualificazione di un quartiere intero. Come può impattare la struttura sportiva sulla zona attorno a Pietralata? 
Io penso che lo stadio potrebbe simboleggiare una nuova rinascita. Stiamo parlando di un investimento di 500 milioni di euro in una zona in cui è ancora “sanguinante” la ferita urbanistica dello SDO (Sistema Direzionale Orientale, ndr). Pensi che se ne parlava già ai tempi di Petroselli (ex sindaco di Roma, ndr), può immaginare cosa potrebbe significare questo stadio per tutto il quartiere. 
Immagino che in questo periodo siate in contatto costante con la dirigenza giallorossa e con gli organi istituzionali. Come si porta avanti un lavoro così importante per Roma?
 
Ci sono tutti gli ingredienti per sperare che questa cosa possa andare in porto senza intoppi o rallentamenti. Il sindaco, l’assessore Veloccia e il sottoscritto siamo uniti nella volontà di ricucire questa ferita urbanistica e nell’intento di “regalare” al quartiere e a tutta la città di Roma uno stadio all’avanguardia che porti la Capitale nel futuro. La proprietà è competente, determinata e pronta a mettersi in gioco. C’è una grande sinergia e stiamo navigando nella direzione giusta.
La nuova proprietà della Roma, a differenza delle precedenti, ha un modus operandi totalmente diverso. Penso alla scelta di Mourinho e poi a Dybala. Non fanno proclami, ma portano sempre a casa il risultato.
Anche io credo che lo stile sia diverso. Nessuno della proprietà ha mai rilasciato un’intervista e si sono sempre mossi con grande serietà. Oggi arriviamo all’identificazione della zona di Pietralata dopo una serie notevole di verifiche: la parte preliminare è già stata fatta e quest’area non è uscita sui giornali per caso o in modo incauto, come è accaduto in precedenza. Questa dirigenza mi sembra solida e poco incline a compiere azioni o gesti dettati dall’improvvisazione. Si è scelta una zona in mezzo a tre fermate della Metro B e con determinate caratteristiche che uniscono interesse sportivo e interesse politico. 
Parliamo delle tempistiche di realizzazione. Secondo lei si riuscirà a costruirlo nei tempi stabiliti?
 
Dopo l’estate ci sarà la presentazione del progetto di fattibilità da parte della società As Roma, noi per il momento non dobbiamo fare nulla se non attendere i dettagli del progetto. Una volta presentato il progetto, ci occuperemo di tutti i passaggi amministrativi previsti dalla normativa connessa ai municipi e all’assemblea capitolina. Una volta approvato l’atto, si potrà cominciare a fare i lavori. Da parte nostra, c’è la massima disponibilità a garantire che la parte burocratica sarà portata a termine nelle tempistiche previste dalla legge.
Qualche giorno fa ha dichiarato che la fermata Quintiliani potrebbe cambiare nome. Solo una suggestione? 
 
Ritengo che cambiare nome a quella fermata potrebbe significare molto in termini di brand awareness. Avere una fermata che richiama allo stadio potrebbe avere un valore notevole per Roma e per la Roma. Mi viene in mente per esempio lo stadio del Real Madrid, che ha la sua fermata della metro. Inoltre si andrebbe a cambiare nome a una fermata che nell’immaginario collettivo non ha la potenza evocativa di fermate come Spagna o Colosseo.
Un progetto come lo stadio impatta in modo notevole sugli abitanti e sui ritmi di un quartiere. Che aria si respira fra gli abitanti del IV Municipio? Ci sono state lamentele o richieste particolari? 
Come in ogni progetto di riqualificazione, c’è chi è totalmente a favore e chi si riserva un po’ di scetticismo. Sullo stadio però devo dire che sto trovando grande partecipazione popolare. I più scettici temono che possa trasformarsi in una nuova cattedrale di cemento e chiedono che il progetto stadio sia nel segno della sostenibilità ambientale. Meno palazzine e più parchi, insomma. Per avere la certezza di quello che sarà nello specifico, dobbiamo aspettare il progetto di fattibilità ma sono sicuro che ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale. Sono almeno 30 anni che Roma aspetta un progetto di questa portata e le premesse fanno pensare che questa possa essere davvero la volta buona. Pensi solo che portata economica può avere uno stadio nel cuore della città a due passi dalla stazione di Roma Tiburtina, l’hub più importante della città. 
 
Il progetto porterà più persone in zona e di conseguenza può diventare un trampolino di lancio per far conoscere meglio il quartiere e la sua storia fatta di chiese e monumenti.
Assolutamente. Sarà uno stadio da vivere tutti i giorni e una zona da scoprire, per i cittadini del quartiere e per i tifosi. Io sto qui per ascoltare i cittadini e per fare i loro interessi, non verrà fatto nulla che possa andare a scontrarsi con il loro volere o con le loro idee. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei cittadini e regalare a Roma uno stadio da capitale europea. 
(intervista di Angelo Dino Surano)

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