L’odio corre sul “web”

Brunella Bassetti - 31 Ottobre 2019

 Nel giorno in cui in Senato, a maggioranza compatta (si sono astenuti Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia), si è votato a favore della mozione Segre per la creazione di una commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base dell’etnia, della religione, della provenienza, dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche e, soprattutto, contro i fenomeni – sempre più numerosi – di “hate speech”, semmai ce ne fosse ancora bisogno, si segnala una mostra – ancora in corso – a Roma molto interessante e su cui riflettere.

Solo il dovere oltre il dovere. La diplomazia italiana di fronte alla persecuzione degli Ebrei 1938-1943” organizzata dalla Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, inaugurata il 27 gennaio scorso presso la Casina dei Vallati. Partendo dall’eccezionale fondo documentario ritrovato nell’Archivio Storico Diplomatico dello stesso Ministero (non ancora inventariato e, quindi, perlopiù inedito) riguardante i censimenti del personale ebraico all’interno del Ministero degli Esteri e al suo conseguente licenziamento la mostra (fotografie, documenti, dispacci, cartine esplicative, audio-video) pone l’accento  sul lavoro, sulla reazione e sull’atteggiamento delle ambasciate, delle legazioni e dei consolati italiani di tutto il mondo in relazione al sistema persecutorio perpetrato in molti stati europei – e non solo – contro gli ebrei italiani (molto ricche ed interessanti le sezioni dedicate alla situazione dei nostri connazionali ebrei di Croazia, Francia, Paesi Bassi, Bulgaria e Grecia).

Ieri come oggi è giusto riconoscere l’imperativo, etico e morale, del “dovere” ma oltre il dovere ci sono le proprie scelte personali.  Come fecero quattro diplomatici che scelsero di resistere e di non rassegnarsi alla Shoah: Guelfo Zamboni, Giuseppe Castruccio, Gustavo Orlandini e Roberto Venturini.  In Italia le leggi razziali non si applicavano agli ebrei di nazionalità straniera, per cui i diplomatici – in base al principio di reciprocità – ottennero che gli ebrei italiani fossero esentati dalle leggi razziali dei paesi in cui si trovavano ad operare. In questo modo salvarono migliaia di persone destinate ai campi. Inoltre, rilasciando anche certificati di italianità provvisori sottrassero tante vite umane alla deportazione. Le linee della politica estera italiana, come emerge da questa mostra, furono – quindi – contraddittorie. Così come contraddittoria, ad oggi, è la nostra politica in riferimento a taluni temi caldi. Si fa fatica ad accettare, oggi, l’astensione di alcuni gruppi politici sulla mozione Segre; così come si fa fatica a comprendere l’ambigua linea politica italiana nei confronti della Libia.

La Fondazione, come operatrice di memoria, ritiene sia fondamentale la produzione di una mostra di questo tipo per capire come sia facile soccombere all’odio e come sia fondamentale reagire agli impulsi più vili e biechi dell’essere umano” (Mario Venezia, Presidente della Fondazione Museo della Shoah).

È facile soccombere all’odio perché prima delle “azioni” ci sono le “parole”: forme di espressione che diffondono l’intolleranza, i nazionalismi, gli etnocentrismi o gli epiteti, i pregiudizi, gli stereotipi, le ingiurie che stigmatizzano e insultano. Promuovono o giustificano (perché ormai “sdoganati”) l’odio razziale e la xenofobia.

Bisogna impegnarsi per ritornare, per insegnare un uso responsabile del linguaggio e, soprattutto, riconoscere in nuce la violenza contrastandola con gli strumenti più adeguati. Dobbiamo ritrovare una comunicazione che sia strumento di difesa e di confronto, possibilità di esistenza e di cittadinanza contro gli “odi” contemporanei.

 

La parola ha potere

Molte parole ci rendono sordi

Poche e precise

Svegliano e ci mettono

Al posto di chi parla

La parola può cambiare il mondo

La parola precede l’azione

La parola, per questo, deve essere vera.

Il tempo pulisce le parole,

il tempo punisce le menzogne

La parola è un bene comune

(cit. web: #strategiepercontrastarel’odio)

 

 

Brunella Bassetti

 


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