L’odissea della Regina

Ettore Visibelli - 22 Aprile 2022

Non ho mai nutrito eccessiva simpatia per le monarchie – in testa quella inglese – troppo spesso nella storia protagoniste di pagine meschine, se non talvolta addirittura orripilanti. Per questo mi sono da sempre dichiarato un repubblicano, purtroppo anche molto deluso da talune repubbliche, ivi inclusa la mia, scarsamente credibili negli atti prodotti, in raffronto alle premesse che li hanno partoriti.

Non posso accettare, solo in forza di una nascita regale, che i regnanti e congiunti si sentano dei privilegiati, liberi di fare il loro comodo, mantenuti lautamente da chi, al contrario, molto spesso deve lottare per guadagnarsi uno stipendio indispensabile a mantenere la famiglia.

Venendo al genetliaco della regina Elisabetta II, che oggi festeggia il suo novantaseiesimo compleanno, insieme a cavalli e cani (da sempre molto più affidabili dei parenti a lei prossimi), devo ammettere che questa anziana, altera sovrana, inossidabile e tetragona agli eventi sgradevoli – diciamo così – che ha dovuto fronteggiare nei settanta anni di regno, mi suscita commozione e simpatia.

Figlia di un re poco adatto a regnare – per sua ammissione – per poi comportarsi valorosamente sotto le bombe naziste, infondendo forza alla nazione e offrendo alle figlie il senso del dovere che un re deve mostrare ai propri sudditi, imparò da adolescente il senso di appartenenza al popolo, destinata a governare in futuro. Cosa che non è avvenuto sotto altre monarchie, incapaci a gestire il proprio potere regale, lasciandosi irretire da una dittatura, che avrebbero potuto e dovuto evitare, per poi, nel momento della resa dei conti, non saper far altro che fuggire, lasciando la nazione nel caos, dopo aver messo in salvo all’estero il patrimonio di famiglia accantonato negli anni.

Salita al trono ventiseienne alla morte del padre Giorgio VI, Elisabetta si è subito dimostrata idonea al compito che l’aspettava e che avvertiva di dover onorare. Sposò un semplice ufficiale di marina, all’epoca sicuramente per amore, senza andare a imparentarsi con rampolli regali, molto spesso indice di matrimoni tesi a rafforzare alleanze politiche. Purtroppo non ha ricevuto dai figli quella continuità di rigore che si sarebbe aspettata, subendo delusioni e bocconi amari a ripetizione: prima dal divorzio della chiacchierata Anna e successivamente da quello di Carlo, deciso a coronare il suo sogno di amore con una signora divorziata, antipatica e poco amata dai sudditi; per giungere al disastro matrimoniale di Andrea, con scandali e strascichi giudiziari che non si sono ancora conclusi; fino agli screzi famigliari con il nipote Harry e la moglie Meghan, siglati dall’allontanamento dei due per non sopportare il rigore, le chiacchiere e le tradizioni di corte.

La vita della Regina sarebbe efficacemente riassunta dalla battuta di Verdone, Sergio in Borotalco, nelle vesti di Manuel Fantoni: “Mah, più che bella… la mia vita è stata un’odissea”.

In definitiva, volendo portare a termine un bilancio della sua vita, Elisabetta ne esce come un gigante invulnerabile alle chiacchiere e ai molteplici attentati alla corona che sembrano averla scalfita soltanto come nitriti di cavallo durante una caccia alla volpe. Tutto va a suo onore dunque, se… quella morte della nuora, ex moglie di Carlo, non lasciasse un’ombra, nonostante la solerte perizia della sureté e della magistratura francese che hanno definitivamente chiuso l’indagine sull’incidente che le tolse la vita a Diana, come un evento dovuto all’imperizia di un autista ubriaco, per eccesso di velocità.

Troppe tessere a tutt’oggi non combaciano nella dinamica dell’incidente in quella galleria di Parigi, la notte del 31 agosto 1977. Troppa nebbia è stata fatta calare sull’operato dell’intelligence inglese. La morte di Lady Diana, benvoluta in tutto il mondo, e il conseguente comportamento della Regina nei confronti della giovane principessa riporta alla mente di molti la favola di Biancaneve, con la matrigna Grimilde a interrogare lo specchio.

La Sposa di Maria Pia

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