

Le manovre nella maggioranza di centrodestra in vista dell'autunno
Un tempo era il ministero delle grandi opere, oggi rischia di trasformarsi in una gabbia troppo stretta per chi ha costruito la propria fortuna politica sui blitz ai confini e sulle divise.
Matteo Salvini prepara il terreno per una nuova manovra di posizionamento all’interno dell’esecutivo, lasciando intendere senza troppi giri di parole di essere pronto a lasciare la poltrona di Porta Pia.
«Resto a disposizione del Paese», va ripetendo il segretario della Lega: una formula che, nel cifrario non scritto della politica romana, equivale quasi a un preavviso di sfratto per l’attuale titolare del Viminale.
A confermare la strategia non ci sono soltanto i retroscena di Palazzo, ma una scaletta di uscite pubbliche sempre più schiacciata sui temi dell’ordine pubblico.
La visita a Bologna — tra summit in Prefettura, incontri in Questura e foto di rito con gli agenti ampiamente spinta dai social del Carroccio — è solo l’ultimo tassello di un copione già scritto per riallacciare i fili con l’elettorato storico di centrodestra.

Un’operazione del genere non risponde solo a un’ambizione personale, ma a un calcolo di sopravvivenza politica.
Tra i corridoi leghisti il peso specifico del generale Roberto Vannacci continua a salire, drenando consensi proprio sul terreno dei confini, dell’identità e del pugno duro contro la microcriminalità.
Da ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Salvini fatica a rivendicare il primato su questi argomenti; dal Ministero dell’Interno, invece, riavrebbe immediatamente la chiave di volta della propria comunicazione politica.
Nel calendario di Fratelli d’Italia e degli alleati, la svolta non si consumerà però a breve. Giorgia Meloni non intende toccare l’assetto della squadra di governo durante l’estate: la priorità della premier è tagliare il traguardo simbolico che incoronerà il suo esecutivo tra i più longevi della storia della Repubblica, evitandosi il logoramento di un rimpasto estivo.
L’incastro temporale punta così all’autunno. Il raduno di Pontida a fine settembre potrebbe diventare il palcoscenico ideale per l’annuncio, offrendo alla Lega la scossa identitaria necessaria per ricompattare le truppe nei territori del Nord, dove un indebolimento eccessivo del Carroccio finirebbe per rappresentare un problema per l’intera stabilità della coalizione.
Restano da definire le sorte di Matteo Piantedosi. L’ex prefetto di Roma, figura tecnica e di garanzia insediatasi al Ministero dell’Interno sin dall’avvio della legislatura, non verrebbe comunque messo alla porta.
Mentre tramonta l’ipotesi di una sua collocazione nei ranghi delle istituzioni europee, negli ambienti parlamentari prende quota un’altra soluzione tecnica:
Matteo Salvini tornerebbe sulla poltrona di Ministro dell’Interno, riprendendosi il timone della Sicurezza;
Matteo Piantedosi verrebbe dirottato alla guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, portando la sua esperienza amministrativa su dossier complessi come cantieri e grandi opere.
Siamo ancora al livello dei posizionamenti tattici, ma la rotta appare segnata. In una politica fatta di segnali e messaggi in codice, i movimenti di Salvini raccontano che la corsa per il Viminale è ufficialmente ripartita.
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