L’ora sì e l’ora no della “sciura” – Moavero l’incauto – Via Tito

Fatti e misfatti di febbraio 2013 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 9 Febbraio 2013

L’ora sì e l’ora no della "sciura" 

"Alla Regione Lombardia – hanno fatto sapere alcuni esponenti della lista montiana, fra cui la capolista alla Camera, Ilaria Borletti Buitoni – voteremo non per il nostro candidato Gabriele Albertini, ma per il candidato del Pd, Umberto Ambrosoli. Al Senato, però, voteremo per i candidati della nostra lista".

Il motivo di questo voto "double face"? "Perché – ha voluto giustificarsi la "sciura" imprenditrice dell’alta borghesia meneghina – per la Regione Lombardia è giunta l’ora del cambiamento". Fatto, indubbiamente, riconosciuto dai più con buone ragioni. Una domanda, però: ma la "sciura" Ilaria Borletti Buitoni non ritiene che altre buone ragioni indicherebbero come anche per il Senato – e per la Camera dove lei ha accettato di correre – sia giunta l’ora di un epocale cambiamento?

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Moavero l’incauto

"L’obiettivo di trarre benefici all’Italia con il nuovo bilancio dell’Unione europea – ha dichiarato il Ministro uscente per gli affari europei, Enzo Moavero – siamo riusciti a spuntarlo, ma questo non c’entra niente con la campagna elettorale di Mario Monti".

Ma sa, il Ministro ancora per poco Enzo Moavero, che cosa dicevano i nostri saggi padri latini? Dicevano: "Excusatio non petita, accusatio manifesta" e, cioè, "giustificazione non richiesta, accusa provata". L’obiettivo spuntato all’Unione europea quindi – parole incaute del Ministro ancora per poco Enzo Moavero – da sfruttare, allora, molto furbescamente a fini elettorali. Anche se, poi, sarebbe stato comunque più opportuno e corretto attendere – prima di inneggiare ad una vittoria oltretutto non completa – il voto determinante del Parlamento di Strasburgo su quanto deciso, dall’accordo dei "leader" europei, anche per l’Italia. Voto che non appare per nulla scontato e, anzi, previsto come contrario. Ma che gli fa? Il tempo di cogliere le mele, per Mario Monti, è oggi. Se pure il Parlamento di Strasburgo dovesse tirare domani pomidoro all’accordo-compromesso dei "leader" europei, Mario Monti sarebbe stato già votato e siederebbe già comodamente su questa o quella poltrona istituzionale.

Via Tito

"Domani – anche se il risalto che ne viene dato è a dire poco scarso – sarà il "Giorno del ricordo" delle stragi in cui morirono, per mano del regime comunista di Tito, migliaia e migliaia di innocenti civili italiani in Dalmazia e Venezia Giulia".

Qua e là per l’Italia, però, restano ancora decine di targhe stradali dedicate al boia Tito. Uno scandalo inaccettabile. Come scandalo inaccettabile sarebbe stato, se fossero rimaste, ancora oggi, vie e piazze dedicate a Hitler, a Stalin, a Mussolini, a Francisco Franco. A maggior ragione, poi, lascia perplessi il fatto che un appello per cancellare il nome del boia Tito dalle strade e dalle piazze italiane dove ancora fa incredibilmente bella mostra di sé, lanciato già due anni fa dall’allora sindaco di Calalzo al Presidente della Repubblica, non abbia trovato una pur minima qualsiasi risposta. Eppure, proprio in questi giorni, il Presidente Napolitano non ha più avuto remore nel riconoscere il fallimento del comunismo. E quello del boia Tito, con le sue spaventose foibe, è stato, del comunismo, ben più e ben altro che un fallimento.


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