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L’ultimo viaggio di Neliana Tersigni, la voce del deserto che sapeva leggere la Storia

Se n'è andata a 81 anni la storica inviata speciale della Rai e firma di Paese Sera

«Sto partendo per Roma, forse per l’ultima volta. Non so se sopravvivo senza il Cairo e soprattutto senza il Nilo». In questo biglietto d’addio digitale, affidato a Facebook con la leggerezza malinconica di chi ha visto troppa vita per averne paura, c’è tutto il mondo di Neliana Tersigni.

C’è l’inquietudine del reporter, il richiamo magnetico dell’orizzonte e quel legame indissolubile con la terra d’Egitto, diventata la sua seconda pelle.

La storica inviata speciale, firma tra le più limpide e coraggiose del giornalismo italiano del secondo Novecento, si è spenta a Roma all’età di 81 anni.

Se n’è andata nella sua città natale, ma con lo sguardo e il cuore idealmente rivolti a quell’Oriente che aveva raccontato per decenni, consumando le suole delle scarpe sulla sabbia dei deserti e sulla polvere delle trincee.

Dalla scuola di Paese Sera alle frequenze del Tg3

La storia professionale di Neliana inizia tra le stanze fumose e l’odore di piombo di via dei Taurini, nella redazione Esteri di Paese Sera. Quella era una vera e propria fucina di talenti, una palestra di scrittura e di vita dove il rigore contava più delle etichette.

Lì la Tersigni impara a guardare il mondo oltre i confini nazionali, seguendo la transizione della Spagna dopo la fine del franchismo e le prime, profonde crepe nei regimi del Nord Africa.

Nel 1987 arriva la chiamata della Rai. Entra nella squadra del Tg3, proprio negli anni in cui la testata si impone come una delle voci più dinamiche e controcorrente del panorama televisivo. Con la telecamera al seguito, Neliana diventa testimone oculare dei grandi scompaginamenti geopolitici della nostra epoca:

Documenta la prima Intifada palestinese con uno sguardo attento alle ferite della popolazione civile;

Segue il ritorno storico di Yasser Arafat a Gaza;

Racconta in diretta lo shock globale per l’assassinio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin;

È sul campo durante la tempesta della prima Guerra del Golfo.

La signora delle capitali: da Mosca alla sua oasi egiziana

La sua capacità di leggere i mutamenti della storia la porta a guidare alcuni degli uffici di corrispondenza più prestigiosi della televisione pubblica.

Nel 1998 viene mandata a Mosca, nell’era complessa della Russia post-sovietica, per poi trasferirsi l’anno successivo a Berlino, nel cuore pulsante dell’Europa riunificata.

Ma è nel 2003 che Neliana Tersigni trova il suo vero “luogo dell’anima”. Per sette anni, fino al 2010, dirige l’ufficio Rai del Cairo. In quegli anni l’Egitto e il Medio Oriente cambiano pelle, e lei ne restituisce ogni sfumatura ai telespettatori italiani con una prosa asciutta, precisa, mai incline al sensazionalismo.

«Era una grande giornalista, totalmente innamorata del suo mestiere. Ricordo i tempi in cui lavoravamo insieme a Paese Sera e poi le sue corrispondenze dai fronti caldi del Medio Oriente. Una professionista straordinaria che non si è mai risparmiata». Massimo Lugli, storica firma di la Repubblica

Il vuoto nella comunità dei cronisti

La scomparsa di Neliana Tersigni ha suscitato profonda commozione nel mondo dell’informazione.

Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, si è stretto intorno alla famiglia e ai colleghi di Viale Mazzini, ricordando l’altissimo profilo professionale di una donna che ha aperto la strada a intere generazioni di reporter, dimostrando che il giornalismo di guerra non è una questione di genere, ma di sensibilità, coraggio e dedizione.

Con la sua partenza, il giornalismo italiano perde non solo una testimone d’eccezione, ma una lezione vivente di stile e integrità. Da oggi, il Nilo e la sua Roma sono un po’ più soli.

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