Mafia, sequestri e killer assoldati in Spagna: colpo alla “cupola” del narcotraffico di Roma

Diciotto le misure cautelari eseguite su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia. L'organizzazione, era legata a doppio filo al clan Senese

All’alba, un blitz coordinato dei Carabinieri ha spezzato l’ossatura di una delle organizzazioni criminali più aggressive e strutturate attive nella Capitale.

Diciotto le misure cautelari eseguite su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia: sedici persone sono finite in carcere, due agli arresti domiciliari.

L’accusa è pesantissima: traffico internazionale di stupefacenti, armi, riciclaggio, estorsioni e tentati omicidi, spesso aggravati dal metodo mafioso.

Dietro l’apparente normalità di alcuni quartieri romani si muoveva un sistema violento e capillare, capace di operare ben oltre i confini nazionali e di imporre il proprio dominio con metodi brutali. Gli investigatori hanno ricostruito una rete che non esitava a colpire gli affetti familiari pur di recuperare denaro.

Emblematico il caso di un uomo sequestrato a Sulmona: preso di mira per costringere il figlio a restituire 200mila euro spariti, è stato rinchiuso in una villetta tra Lazio e Abruzzo, minacciato con un’arma e obbligato a implorare via messaggio la restituzione del denaro.

La violenza era uno strumento ordinario. In un altro episodio, un pusher in debito è stato aggredito davanti a una chiesa e colpito ripetutamente con il calcio di una pistola. E non mancavano le intimidazioni oltreconfine: un intermediario in Spagna è stato minacciato di morte per un carico di droga mai consegnato.

Ma è sul fronte interno che emerge il quadro più allarmante. L’inchiesta ha acceso i riflettori su una vera e propria faida per il controllo delle piazze di spaccio, in particolare nella zona del Tuscolano. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, due tentati omicidi avevano già fatto salire la tensione.

Poi, ad aprile, l’accelerazione: in appena cinque giorni i Carabinieri hanno sventato cinque agguati. Un’escalation che avrebbe potuto trasformarsi in una scia di sangue. Per colpire i rivali, il gruppo si era spinto fino ad arruolare un sicario cileno, fatto arrivare dalla Spagna e nascosto a Ciampino insieme a un commando pronto a entrare in azione.

C’è poi un altro capitolo, forse il più inquietante. Dalle intercettazioni emerge come l’organizzazione fosse in grado di mantenere contatti costanti anche con detenuti di alto profilo criminale.

Non solo: avrebbe avuto la capacità di influenzare equilibri e dinamiche interne al carcere, arrivando persino a ordinare aggressioni tra le mura della struttura penitenziaria.

L’operazione di oggi rappresenta un colpo durissimo per il narcotraffico romano, ma soprattutto porta alla luce un sistema radicato e pervasivo, capace di controllare territori, muovere affari milionari e tentare di piegare persino le istituzioni.

Una rete criminale che, almeno per ora, è stata fermata prima che potesse trasformare la città in un campo di battaglia.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento