Maltempo, rischio frane nel Lazio

Geologi: "politica non investe per sicurezza del territorio"
Enzo Luciani - 5 Novembre 2012
“Le conseguenze del nubifragio che si è abbattuto sul Frusinate nel pomeriggio del 31 ottobre hanno ancora una volta acceso i riflettori sul grave stato di dissesto geologico in cui versa il territorio della Regione Lazio, al quale occorre abbinare e denunciare l’inefficienza delle amministrazioni preposte al controllo del territorio stesso. Il dissesto si manifesta come sia come fenomeni franosi, sia come effetti di alluvioni, spesso in concomitanza con afflussi meteorici importanti, come quello ricordato”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, Roberto Troncarelli.   “Purtroppo – ha commentato – la politica continua a non investire nello studio e nella messa in sicurezza del territorio regionale, all’interno del quale 372 comuni (il 98%!) sono interessati da almeno un’area ad elevata probabilità di frana o alluvione. Le aree in dissesto, idraulico o morfologico, rappresentano il 7,6% dell’intera superficie regionale, interessando territori nei quali vivono 350.000 persone”. “Il fatto che il nubifragio abbia provocato una serie di dissesti proprio in Provincia di Frosinone – ha rilevato Troncarelli – non è casuale: questa infatti è la provincia che presenta, tra tutte, la più alta percentuale (14%) di superficie occupata da aree in frana. Purtroppo mettere in cantiere interventi di protezione e mitigazione dei rischi non è facile, anche a causa del tortuoso approccio che in Italia si è costretti a seguire: la complessità dell’iter procedurale tecnico-amministrativo spesso è responsabile del ritardo, colpevole e decisivo nell’accrescere danni e talora vittime, con cui vengono progettate e realizzate le opere”.   “A volte – ha ancora spiegato – eventi meteorici di particolare intensità giungono a modificare il quadro sul quale si stava, con una lentezza esasperante, avviando la progettazione, obbligando a ripartire quasi da zero, con dispendio di danari pubblici che diventa insopportabile. E spesso, in carenza di risorse finanziare importanti, sarebbe sufficiente ridurre il rischio con interventi di minor costo, quali l’emanazione di norme sull’uso del suolo, la delocalizzazione degli insediamenti presenti nelle zone di rischio maggiore”.   “Un ulteriore contributo nella “lotta al rischio” – ha proposto Troncarelli – si avrebbe coinvolgendo la popolazione: sistemi di preavviso e allarme e piani di emergenza, presidi territoriali, comunicazione alla cittadinanza del rischio e successivo coinvolgimento della stessa nelle azioni di difesa. In molti paesi esteri questo avviene da tempo; anche perché il risarcimento dei danni ai cittadini avviene quasi esclusivamente attraverso le assicurazioni, che abbattono ovviamente l’importo del premio agli abitanti più virtuosi, che riducono la vulnerabilità del proprio bene, investendo in sicurezza”. “Sfortunatamente però – ha concluso il Presidente dei geologi laziali – siamo in Italia e siccome qui paga sempre Mamma-Stato, deresponsabilizzando i propri cittadini, questi hanno assunto ormai atteggiamenti di assuefazione e fatalismo, con ciò disincentivando la capacità collettiva di “attrezzarsi” alla convivenza con il rischio”.

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