Mario Monti e padre George – Il proprietario è all’estero? Paghino i metri quadrati – Redditometro e diottrie

Fatti e misfatti di gennaio 2013 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 6 Gennaio 2013

Mario Monti e padre Georg

"Il segretario personale di Benedetto XVI, Georg Gaenswein – con una solenne cerimonia nella basilica di San Pietro – è stato consacrato arcivescovo davanti ai rappresentanti del Corpo diplomatico al gran completo".

Ma chi c’era, anche, a rappresentare l’Italia? C’era, anche, Mario Monti e, però, non si è capito bene se come Presidente del Consiglio uscito o come Presidente del Consiglio candidatosi a rientrare. E dunque, nella seconda ipotesi, strategicamente presente nel tentaivo di riavvicinare a sé e di rassicurare quella Santa Sede che, dopo avere manifestato un primo convinto atto di fede e di speranza nei suoi confronti, aveva quasi sfiorato, qualche giorno dopo, un clamoroso "mea culpa". Riavvicinamento, allora, fra Mario Monti e la Santa Sede? Sarebbe il primo miracolo del neoarcivescovo Georg Gaenswein. 

Il proprietario è all’estero? Paghino i metri quadrati

"Dovendo lavorare diciotto mesi all’estero – si è rivolto il signor Claudio Tommasi al "Corriere della sera" – mi sono regolarmente iscritto all’ "Aire" (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) e, così, sono stato contestualmente cancellato dall’Anagrafe della popolazione residente nel mio Comune. Al mio ritorno in Italia, però, mi sono trovato a dover pagare la tassa sulla raccolta dei rifiuti nonostante la mia abitazione fosse rimasta disabitata per quei diciotto mesi e il Comune, attraverso la mia iscrizione all’ "Aire", lo sapesse ufficialmente e burocraticamente".

Comune inefficiente, dunque, o Comune grassatore? Ma, come se non bastasse, Comune anche arrogante. Perché, quando il signor Claudio Tommasi è andato a contestare l’applicazione della tassa per quei suoi diciotto mesi di assenza, si è sentito rispondere testualmente così: "Lei non c’era, d’accordo, ma ci sono sempre stati i metri quadrati della sua casa. Quindi lei deve pagare e si ritenga fortunato, anzi, in quanto non le abbiamo considerata questa nel nostro Comune come una sua seconda casa". I Comuni, dopo i tagli del Governo Monti, hanno sempre più – d’accordo – fame di euro. Ma pretendere tasse, addirittura, dai poveri metri quadrati di una casa rimasta senza gli euro del suo proprietario e – senza il suo proprietario, oltretutto, non produttrice di rifiuti – non può che apparire una rapina. Oltre che una stupidità. E una provocazione arrogante per il fatto che al signor Claudio Tommasi è stato detto di ritenersi fortunato in quanto i suoi poveri e pulitissimi metri quadrati non sono stati tassati perfino come una seconda casa. Quasi quasi, per il trattamento di favore ricevuto, il signor Claudio Tommasi dovrebbe ora avvertire l’obbligo si sdebitarsi. Magari con un cesto di cozze pelose.

Redditometro e diottrie

Attenzione – continuano a consigliare i giornali – attenzione al "redditometro" che sta per entrare in azione".

I giornali hanno ragione. Non solo perché si avrà dietro le spalle – i cittadini sempre, i veri ricchi chissà – una specie di "spia antiprivacy", ma soprattutto perché si dovrà stare attenti a quello che si intenderà acquistare. Una batteria da cucina nel mettere su casa? No – potrebbe saltare su l’Agenzia delle entrate – con quel suo reddito non sarebbe potuto andare oltre una pentola e una padella. Una peonia per il compleanno della suocera? No, con il suo reddito non più di un ciclamino da due euro. Una rivista seria di cultura e di approfondimento? No, con il suo reddito, tutt’al più, un numero di "Topolino". Un taglio di capelli e uno schampoo? No, con il suo reddito possibile soltanto una spuntatina qua e là senza alcun lavaggio. Ma, se gli euro per avere acquistato quei costosissimi beni e servizi a uno gli fossero stati regalati, li avese ereditati oppure li avesse vinti a una delle tante lotterie benedette dallo Stato? Bene – risponderebbe l’Agenzia delle entrate – ce lo dimostri. E uno, dunque, lì a trascorrere giornate su giornate per rincorrere i benefattori, rintracciare i testamenti e magari i cari defunti, farsi rilasciare documentazione della vincita benedetta dallo Stato per presentarla al maledetto Stato che continuerà ad essere forte con i deboli e debole con i forti. "Ma no – ha cercato di rassicurare Attilo Befera, direttore dell’Agenzia delle entrate – non saremo così terribilmente invadenti e intransigenti". Allora, però, che cosa farà? Non applicherà le precise norme contenute nello sconcio "redditometro" montiano? "Chi vivrà – circola ancora il vecchio proverbio popolare – vedrà". Con la speranza, però, che il "redditometro" non venga a contestaarci che, con quel reddito, non saremmo mai potuti arrivare a quel numero di diottrie negli occhiali da vista.


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