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Memoria romana e resistente: Roma occupata, 6 dicembre 1943

Il funerale di Mario Fioretti, Magistrato antifascista e combattente partigiano socialista. Per non dimenticare chi - con il sacrificio della sua vita - ha fatto la nostra Libertà

Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più vivo nel ricordo di chi resta. Fa’ che possa essere sempre di esempio“. (frase incisa sul muro della cella in cui era stato detenuto, nel Carcere tedesco di Via Tasso, a Roma, dal Generale Sabato Martelli Castaldi,1896-1944, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria, il Partigiano “Tevere)

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Roma – dopo la sfortunata resistenza di militari e cittadini, durata dall’8 sera all’11 Settembre del 1943 – è occupata da 90 giorni. Tedeschi e fascisti la fanno da padroni  – e non rispetteranno la condizione di “Città Aperta”, dichiarata il 14 Agosto del 1943 dal Governo Badoglio (ma non lo  faranno nemmeno gli Alleati) –  anche se i partigiani e le partigiane romane daranno loro molto filo da torcere.

I giorni passano e la morsa nazifascista si stringe sempre di più attorno alla città di Roma e ai suoi abitanti, ma anche la risposta partigiana cresce di intensità e non dà tregua agli occupanti tedeschi e ai loro servi fascisti. Poi, il 6 Dicembre 1943, succede qualcosa di impensabile in una città occupata: un funerale, il funerale di un militante antifascista, il Magistrato di Cassazione e partigiano combattente, Mario Fioretti, è seguito da 2mila persone e si svolge sotto il controllo armato di diverse Squadre partigiane armate, un nucleo di 30 uomini, divisi in cinque Squadre, senza che né i tedeschi, né i fascisti possano impedirlo. Oltre che un funerale, dunque si trattò di una grande manifestazione antifascista pubblica, inscenata contro l’occupazione nazifascista della città. Scendere in strada in quella situazione equivaleva a rischiare la morte, ma questo accadde, a Roma, quel Lunedì 6 Dicembre 1943.

Dicembre 1943, un Natale di guerra, ma anche di lotta

Nei mesi immediatamente successivi alla difesa di Roma, il dispositivo di guerriglia urbana messo in atto dai GAP (Gruppi di azione patriottica) comunisti e socialisti e dalle SAC (Squadre di azione cittadina) raggiunge sin da subito un livello di organizzazione ed efficenza considerevole: le azioni del dicembre 1943, in particolare, misero in luce quei caratteri peculiari che fecero della guerriglia partigiana a Roma un fenomeno unico nel contesto della guerriglia partigiana dell’Europa di allora, determinandone la netta differenziazione rispetto ad analoghe esperienze di capitale importanza quali quelle dei GAP di Torino, Genova e Milano. Tra di esse, spicca l’ardimentosa azione compiuta da Mario Fiorentini contro i tedeschi presso il Carcere di Regina Coeli.

Il 28 Dicembre 1943, alle ore 11:50, il giovane gappista pedala affannosamente sul Lungotevere Gianicolense su una bicicletta: nel cestello trasporta uno spezzone esplosivo destinato a colpire la guarnigione tedesca del carcere di Regina Coeli, dove sono detenuti ebrei, antifascisti e dirigenti della Resistenza romana quali Saragat e Pertini. Giunto all’altezza del Carcere, Fiorentini accende la miccia e lancia lo spezzone sul camion dei tedeschi, nella sottostante Via della Lungara.

A coprire la fuga imminente ci sono Carla Capponi e Rosario Bentivegna, non distanti dal portone del Carcere, e Franco Di Lernia e Lucia Ottobrini dall’altro del lato del Tevere, all’imbocco di Ponte Mazzini. Inforcata la bicicletta, Mario Forentini pedala all’impazzata sul ponte, inseguito dalle pallottole dei mitra tedeschi che hanno individuato il responsabile dell’attacco. Giunto incolume a Via dei Banchi Vecchi, dove lo attendono Lucia Ottobrini e Franco Di Lernia, è a tal punto preso dall’adrenalina che continua a pedalare fino a Sant’Agostino, dove si rifugerà nella Libreria antiquaria del compagno Fernando Bertoni.

L’azione provoca otto morti e diversi feriti tra le fila dei tedeschi, che, a partire da quel giorno, vietano la circolazione delle biciclette in tutta la Capitale: numerosi romani, tuttavia, aggireranno il divieto attaccando alla ruota posteriore una terza ruota ricavata spesso da materiali di fortuna per poter realizzare dei tricicli e aggirare così il divieto.

«Quel Natale del ‘43 lo ricordo come il più triste della mia vita, ma bisognava reagire alla tristezza e allo sconforto. Attaccare i tedeschi era l’unico modo che avevamo per reagire a quella cappa di piombo che avvolgeva Roma. Lo dovevamo agli ebrei deportati e a quelli scampati costretti a vivere come topi; lo dovevamo ai carabinieri e alle loro famiglie che vivevano in una disperante incertezza sulla sorte dei loro cari; lo dovevamo al nostro paese calpestato dalla violenza nazifascista. Non c`è dubbio: noi dovevamo essere d’esempio, perché era l’unico modo che avevamo per riscattarci dalla débâcle dell’8 settembre.» (Mario Fiorentini, Sette mesi di guerriglia urbana. La Resistenza dei GAP a Roma, a cura di Massimo Sestili, Odradek Edizioni, 2015)

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Mario Fiorentini, Comandante del GAP Centrale “Antonio Gramsci”, tre volte decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare, ci ha lasciati il 9 Agosto del 2022, all’età di 103 anni.

 

Ma vediamo di conoscere l’antefatto di quella Manifestazione.

Mario Fioretti è un giovane Magistrato di Cassazione e ha 31 anni quando decide di unirsi alla Resistenza romana, nelle fila del Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP). Collabora con la Redazione clandestina dell’”AVANTI!”, il giornale socialista, e non si tira indietro quando c’è da distribuirlo. Il 4 Dicembre del 1943, mentre si trova in Piazza di Spagna con Gioacchino Basilotta, altro militante clandestino socialista, Fioretti viene ferito da un milite fascista della Guardia Nazionale Repubblicana.

Basilotta mette in fuga il fascista a colpi di pistola e trasporta Fioretti, all’Ospedale Santo Spirito, dove il giovane Magistrato antifascista morirà, per le gravi ferite riportate. Due giorni dopo, il 6 Dicembre, 90° giorno dell’occupazione tedesca di Roma, ci fu il suo funerale, che – come racconterà la Storico Davide Conti – «assunse il carattere di un’aperta manifestazione contro il nazifascismo, con la partecipazione di oltre 2000 persone, protette da cinque squadre di partigiani armati del PSIUP, composte da sei uomini ciascuna»,

In quello stesso 6 Dicembre – come ha scritto Aldo Pavia, dell’ANED –  “Mentre distribuisce volantini in via Cola di Rienzo, davanti al Cinema Principe viene arrestato Romolo Iacopini, un operaio della Scalera Film, aderente a Bandiera Rossa. Iacopini verrà fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio 1944. Vengono arrestati anche Augusto Paroli e Guerrino Sbardella. Nei Cinema di piazzale Appio, di piazza Tuscolo, e in altri locali della città, vengono lanciati manifestini di Bandiera Rossa. L’azione è diretta dal socialista Antonio Poce.”.

Da Pesaro arriva a Roma una missione dell’OSS dotata di radio ricetrasmittenti, guidata dal Capitano Enrico Sorrentino e dal Sottotenente Arrigo Paladini. Una mina collocata dalla Banda dei Castelli Romani sulla Nettunense, distrugge un autocarro tedesco e provoca 10 morti tra i soldati.”.

20 Dicembre, II Comando tedesco ordina che il coprifuoco inizi alle ore 17 e duri fino alle 7 del mattino. Vengono arrestate circa 1.000 persone, già schedate come sovversive.

Le squadre Matteotti di Gioacchino Basilotta riescono ad impossessarsi di armi, sottraendole da un vagone in sosta alla stazione Tuscolana. Scontro a fuoco con i tedeschi e incendio del treno. A Montesacro vengono arrestati Italo Grimaldi, in corso Sempione, e Vittorio Mallozzi.”

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Come ha ricordato Alfredo Monaco, militante socialista e Medico del Carcere romano di di Regina Coeli, che aveva partecipato al piano che aveva permesso la rocambolesca fuga di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat (più altri cinque partigiani socialisti con loro detenuti), avvenuta il 24 Gennaio del 1944, in piena occupazione nazifascista della città

Così Sandro Pertini, come Saragat futuro Presidente della Repubblica, ricorda il Magistrato antifascista: «Mario Fioretti, anima ardente e generoso apostolo del Socialismo […] Per opera sua (di Eugenio Colorni, che sarà ucciso dagli sgherri di Pietro Koch a Roma, in Via Stamira (Piazza Bologna), il 30 Maggio del 1944 Ndr.) e di Mario Fioretti, l’Avanti! era tra i giornali clandestini quello che aveva più mordente e che sapeva porre con più chiarezza i problemi riguardanti le masse lavoratrici.».

A Roma, una lapide, collocata in Piazza di Spagna, ricorda il ferimento di Mario Fioretti e a lui è stata dedicata una Via romana nella zona popolare di Donna Olimpia, del Quartiere di Monteverde.


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