Metro C e nuovi ritrovamenti archeologici

Di notevole importanza comporteranno uno scivolamento dei tempi di realizzazione
Enzo Luciani - 23 Ottobre 2009

Dalle viscere di Roma riemergono altri importanti ritrovamenti. Sono di "notevole importanza" gli ultimi riaffiorati durante gli scavi per la Metro C e comporteranno uno scivolamento nei tempi di consegna della stessa. Il presidente di Roma Metropolitane Giovanni Ascarelli il 21ottobre 2009 ha affermato: "La linea C è altamente agognata ma i ritrovamenti fatti inevitabilmente porteranno ritardi nei lavori. Da Pantano alla fermata Parco di Centocelle arriveremo nel 2011. A San Giovanni nel 2013. Poi marceremo più rapidamente grazie all’esperienza maturata e alle tecnologie avanzate".

Quali sono questi ritrovamenti? Si tratta dell’Athenaeum di Adriano; del Gymnasium greco, che Nerone volle vicino alle sue Terme; delle tracce del canale che attraversava il Campo Marzio fino al Tevere e della ricostruzione del paesaggio delle Mura Aureliane.

Queste sono solo alcune delle scoperte di cui si è parlato il 21 ottobre a Palazzo Massimo durante il convegno "Archeologia e infrastrutture. Sviluppo economico e patrimonio culturale", alla presenza del sottosegretario per i Beni culturali Francesco Giro, del presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali Andrea Carandini, del soprintendente ai Beni archeologici di Roma Angelo Bottini e del presidente di Roma Metropolitane Giovanni Ascarelli. "La metro di Roma possiamo definirla ‘archeologica’ – ha spiegato Carandini -. La nostra conoscenza del passato dipende in larga parte dai lavori pubblici che ci consentono di fare scoperte che ogni volta rivoluzionano la storia di Roma. Credo che chi ha programmato due linee della metro nel centro storico di Roma non ha avuto la cognizione di quello che si andava a fare". L’immagine della Capitale, secondo il sottosegretario Giro "si aiuta rendendola piu’ decorosa, affrontando il degrado e il dissesto dell’archeologia romana. Il nemico non e’ l’archeologia ma la burocrazia ‘stupida’ e la cattiva ideologia sia della politica sia della cultura".

L’auspicio di Giro è stato quello di rilanciare l’area archeologica e i beni culturali che Roma offre, piuttosto che "realizzare i parchi a tema, rendendo più percepibili quei luoghi storici e archeologici gia’ presenti. Roma si perde in progetti faraonici – ha sottolineato Giro – anche di natura sportiva, e trascura le cose piu’ importanti".

Parlando dei recenti ritrovamenti archeologi nei cantieri e delle fermate della metro nel centro della città, Ascarelli ha ipotizzato "di pensarle come veri e propri portali per i musei, dove le pareti e gli atri possano illustrare, in rete, quello che si va a incontrare nell’immediato e in superficie". A questo proposito il sovrintendente Bottini ha sottolineato che "lo scopo principale è quello mettere in rapporto la città antica con quella moderna.

Tornando alle scoperte archeologiche, appaiono in tutta la loro bellezza i resti dei quattro templi che ad oggi romani e turisti possono solo ammirare dall’alto affacciandosi da largo Argentina. Quattro templi che vengono chiamati con le prime quattro lettere dell’alfabeto perché ancora non è chiaro agli studiosi a quali divinità fossero stati dedicati (sul “B” sembrano orientarsi sulla Dea Fortuna), costruiti tra il IV e il II secolo e di cui oggi non ci sarebbe memoria se all’epoca Mussolini non fosse stato distolto dall’idea di edificare su quei luoghi. Da quattro anni, ad opera della Sovrintendenza ai Beni culturali del Comune di Roma, è in corso un progetto di studio e restauro per riportare alla luce quei luoghi: «Vanno visti e respirati – dice Marina Mattei, responsabile degli scavi – e tra circa due anni verranno in parte riaperti al pubblico». Come l’altare del Tempio A, a cui si arriva dopo essere scesi al primo livello di stratificazione: «Sembra di stare in un film di Indiana Jones – dice scherzando ai visitatori Roberto Giacobbo, conduttore di Vojager, che li accompagnava durante il viaggio nella storia – ma è tutto vero».
La base dell’altare è perfettamente conservata perché si è creata una specie di camera d’aria nel terreno che ha fatto da protezione. L’altare, incredibilmente, è come se avesse vissuto sotto una campana di vetro per poi riemergere in tutto il suo splendore. Potere della storia. Visibili anche i primi gradini in tufo che portavano ai templi e una pavimentazione del secondo livello anche questa in tufo. Si cammina nel tempo, indietro di circa 2300 anni. Più si scende, più si entra nel passato. E l’emozione cresce quando all’esterno si passa dove alcuni studiosi dicono sia stato ucciso Cesare, alle spalle delle Colonne del Tempio della Dea Fortuna dove fu fatto costruire un Vespasiano (sono visibili i resti) per evitare che qualcuno portasse fiori sulla tomba dell’imperatore. L’ultimo “regalo” di Roma è un altare in peperino e tufo davanti al tempio C (angolo Botteghe Oscure): è integro e l’iscrizione ne testimonia il rifacimento intorno al 179 a.C. Quando l’area sarà restituita al pubblico tornerà a vivere insieme a tutte le altre bellezze. 


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