Misericordia per le periferie di Roma

Vincenzo Luciani - 13 Ottobre 2015

“Le cose si vedono meglio dalla periferia”. L’ha detto papa Francesco, mica noi, da 29 anni umili cronisti periferici. Quindi bisogna crederci o almeno accogliere con il dovuto rispetto questa affermazione della persona che più conta a Roma, e non solo, e che abita nel centro del centro.
Senza la presunzione di rappresentare tutte le sterminate e trascurate periferie romane, ecco il punto di vista di chi abita in una delle periferie di Roma est su quanto sta capitando nella nostra amata-odiata, esaltata-vilipesa città.

Il sindaco Marino si è formalmente dimesso e, salvo imprevedibili colpi di coda e di scena, lascerà il posto ad un commissario.
Danni per la città? Ricordando le precedenti esperienze, quasi nessuno, anzi spesso c’è il vantaggio di decisioni più sollecite e di risparmi per la collettività (basta esaminare, senza paraocchi e prevenzioni, gli atti degli ultimi commissari, quelli post-Rutelli e post-Veltroni, di cui nessuno ricorda più il nome).

Il fallimento vero è quello dei partiti e su questo non ci piove. Qui in periferia sono quasi assenti (presentissimi nelle campagne elettorali).

Ma sono solo loro oppure sono assenti anche molti soggetti che dovrebbero garantire i servizi ai cittadini?
I nostri territori sono vigilati e sicuri, puliti e decorosi, serviti bene dai mezzi pubblici? Le scuole godono di ottima salute, le strade sono in buono stato, i parchi sono puliti? I servizi sanitari sono efficienti e decorosi? Manco per sogno e non è solo colpa della politica.
C’è una categoria sociale di questa città che possa ritenersi immune dal suo attuale penosissimo stato?
Tutti vi hanno contribuito, dai giornalisti, agli ordini professionali, agli imprenditori (che parola grossa se riferita ai palazzinari, pardon ai costruttori), alle forze dell’ordine, ai sindacati, alle cooperative, ai banchieri, agli ecclesiastici che a Roma hanno un peso non inferiore a quando vigeva lo Stato pontificio.
Un esempio a quest’ultimo proposito va sottolineato.

Un certo giorno il Papa decide che dall’8 dicembre 2015 prenderà il via il Giubileo della misericordia. Senza sentire il bisogno di consultare né il Governo né il Comune che pure subiranno l’impatto, si dice tra i 15 e i 30 milioni, di pellegrini o visitatori. Dopo l’annuncio papale tutti, genuflessi e proni, a fare a gara per cogliere la straordinaria occasione, per rendere accogliente la città, costi quel che costi. E i costi, certi e pesantissimi, come i disagi? Li pagherà, che diamine!, lo Stato e il Comune (entrambi disastrati). Anche perché ci si prospettano mirabolanti vantaggi economici e si evita invece di riesaminare i reali profitti e soprattutto i costi inflitti alla città dal precedente Giubileo.
Per chi ricorda, come noi, l’altro Giubileo i vantaggi (spirituali ed economici) ci saranno senz’altro per la Chiesa e per le casse vaticane, mentre per quanto riguarda la capitale ne trarranno profitto soprattutto i soliti noti dei business epocali. Invece per le periferie ci saranno meno presenza di forze dell’ordine che saranno risucchiate per la vigilanza nelle zone centrali, meno mezzi pubblici nei quartieri periferici (solo quelli più scassati, visto la mancata fornitura di nuovi bus), metropolitane a forte rischio di funzionamento, servizio di nettezza urbana concentrato in centro, ecc.

Una delle foto della mostra Remuv

Una delle foto della mostra Remuv

Siamo pronti certamente a riferire di eventuali miracoli che dovessero intervenire e a smentire le nostre fosche previsioni.

Ieri notte ho fatto un sogno: papa Francesco, ribaltando, come è solito fare, ogni programma e protocollo, inaugurava l’8 dicembre il Giubileo della Misericordia nella chiesa di Dio Padre Misericordioso a Tor Tre Teste.
La folla accorsa da ogni dove era assiepata in tutte le strade e anche sul Multipiano di via Tovaglieri, non più indecente e che miracolosamente era stato ristrutturato e reso agibile.

La Sposa di Maria Pia

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  Commenti: 6


  1. I sogni si avverano a differenza delle utopie….sognare non costa nulla ed in questi tempi potrebbe essere u buon investimento.
    Al di là della facile ironia complimenti per la spietata ed ottima analisi.


    • … Se è un’utopia aspettarsi che i territori della periferia est di Roma siano vigilati
      e sicuri, puliti e decorosi, serviti bene dai mezzi pubblici. Le scuole ben funzionanti, le strade in buono stato, i parchi puliti. I servizi sanitari efficienti e per tutti E’ proprio il sogno del multipiano di via Tovaglieri quello che sembra non avere alcuna possibilità di divenire realtà.

      Chi dovrebbe, per competenza, trovare una modalità idonea per avviare l’orribile e circa trentennale scheletro di cemento di via Tovaglieri a divenire un edificio decoroso e funzionale alle necessità del territorio in cui esso sorge ha in animo, una volta revocata la concessione all’impresa fallita e una volta recuperata la disponibilità del multipiano, di assegnarlo, SENZA VINCOLI DI DESTINAZIONE D’USO, a chi, pubblico o privato, ne sia interessato.

      “In compenso”, l’ammininistrazione capitolina, proprietaria del multipiano, chiederebbe all’eventuale concessionario, previo sconto sulla corresponsione prefissata e richiestagli,
      la costruzione di un parcheggio a raso di appena 20/ 25 posti auto nello spicchio
      di terreno, adiacente alla gelateria Blu Ice e antistante all’istituto comprensivo “Olcese”.

      Il miniparcheggio, molto probabilmente, verrebbe usato dai residenti in zona, per collocare i più autoveicoli di cui ogni famiglia, oggi, dispone e non risolverebbe il problema dell’ ingorgo prodotto dalle autovetture dei clienti CONAD, parcheggiate davanti al supermercato.

      Per liberare l’area difronte alla CONAD dalle innumerevoli vetture, che, lì parcheggiate, ostacolano al “556” l’ingresso in via Tovaglieri, è necessario dare in concessione il multipiano OBBLIGANDO IL CONCESSIONARIO A REALIZZARE UN PARCHEGGIO PUBBLICO ALL’INTERNO DEL MULTIPIANO E CONSENTENDOGLI DI COSTRUIRE , PER
      SUO PROFITTO, UN NUMERO DI BOX PRIVATI AD EQUA COMPENSAZIONE DEL SUO IMPEGNO EDILIZIO, A VANTAGGIO DEI RESIDENTI.

      Ogni altro modo di utilizzare il multipiano di via Tovaglieri, che vi si voglia aprire un esercizio commerciale o un centro di erogazione servizi o un punto di aggregazione sociale, comporterebbe una grande affluenza di persone ed altre autovetture che verrebbero ad aggiungersi a quelle che, quotidianamente , vi stazionano nell’ arco dell’intera giornata e non appare improbabile che si arrivi alla totale paralisi della circolazione autoveicolare nel territorio in questione..

      L’ aspettativa di quanti risiedono nel circondiario di via Tovaglieri di veder attivati in zona un centro anziani, un centro culturale, una ludoteca e una polisportiva integrativa deve puntare a chiedere che le iniziative di cui si tratta vengano promosse nell’area adiacente alla pista “A. Nori”, antistante a l.go Serafino Cevasco, che offre un apprezzabile spazio per parcheggiare più automobili senza creare ulteriori ingorghi.

      Luigi


  2. Condivido in pieno la tua analisi.
    Un articolo che andrebbe diffuso ovunque e che mi piacerebbe poter ospitare sul mio blog.


  3. Perfetto: condivido ogni parola e ogni conclusione. Anche se conosco un giornalista che non può rimproverarsi di avere mantenuto un omertoso silenzio su tutti i mali di Roma. Anche delle periferie.

    • Vincenzo Luciani


      Anch’io conosco quel giornalista che non può rimproverarsi di avere mantenuto un omertoso silenzio su tutti i mali di Roma e nazionali e anche delle periferie romane. Si chiama Mario Relandini e noi siamo orgogliosi di pubblicare e di leggere, insieme ai nostri lettori, quasi quotidianamente i suoi corsivi

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