Modernità e pluralismo nelle scuole: come conciliare identità e coesione sociale

di Serena Panacchia - 27 Gennaio 2013

Nella modernità, e all’interno delle scuole italiane, si pone il problema di conciliare individualismo e universalismo, ma non è facile, perché da una parte abbiamo il riconoscimento dell’identità e dell’altra il mantenimento del legame sociale. Queste tematiche sono discusse nel libro “A scuola di pluralismo” di Valeria Fabretti. 

Le società moderne, si basano sulle scuole statali perché sono aperte al pluralizzazione, e il governo delle scuole, deve cercare di muoversi in base a un principio di diversificazione. Occorre quindi proporre tante idee educative, quante sono le realtà che popolano le sfere sociali. Negli ultimi decenni in Europa, sono state proposte varie soluzioni per cercare di contenere la frammentazione, e le varie combinazioni identitarie, cercando di amplificare le possibilità di scelte, da parte di studenti e famiglie.

I governi europei riconoscono il diritto delle varie comunità religiose, ma questi governi aperti devono evitare effetti disgregatori. Oggi, quasi ovunque, sono riconoscibili regimi di pluralizzazione scolastica, ma ovviamente ci sono differenze nelle modalità di regolamentazione a seconda del luogo, della cultura, delle concezioni delle diverse Nazioni. Ad esempio in Olanda c’è molta libertà, e infatti si pone il problema del restringimento, in Belgio, Paesi Bassi, Germania, l’autonomia scolastica, e la scelta da parte dei genitori di una scuola vicina ai propri principi religiosi, è un diritto costituzionale. In Francia invece vi è una concezione laica e neutrale dello spazio pubblico, infatti sfera pubblica e religione sono separate.

In Italia ci sono stati numerosi dibattiti prima di arrivare a un’autonomia scolastica. I principi discussi riguardano il problema della coesione sociale e il problema dell’autonomia individuale. Qual è la forma migliore attraverso cui offrire alle nuove generazioni l’esperienza educativa?

Attorno a questo quesito, si fronteggiano due punti di vista contrapposti: quello dei fautori della scuola neutrale, che favoriscono uomini capaci di vivere all’interno del pluralismo, e quello dei fautori della scuola non neutrale, che preferiscono una continuità tra il nucleo familiare e la scuola, quindi una scuola che condivide solo i propri principi religiosi, non aperta al pluralismo e alla differenziazione.

Lo scopo di questi progetti educativi è quello di ridurre la complessità, e di far fronte alla disgregazione scolastica interna; identità e integrazione sociale sono legati tra loro. Inoltre è fondamentale rispettare interessi collettivi e allo stesso tempo individuali.

L’educazione ha a che fare con quell’insieme di funzioni che presiede l’identità. Alcuni sociologi, tra cui Goffman, Weber, hanno affermato che la modernità è caratterizzata da individui con una personalità sempre più debole. L’ obiettivo delle scuole, dovrebbe essere proprio quello di educare gli alunni ad affrontare nuovi contesti, caratterizzando un’identità plurima. L’individuo deve sperimentarsi in una molteplicità di contesti e esperienze. L’educazione vuole che il soggetto si sappia definire e che abbia la capacità di collocarsi in un campo simbolico.

La scuola neutrale, cerca di offrire uno spazio culturale allargato; è per questo che è importante il concetto di multireligiosità. E’ importante conoscere differenti tradizioni religiose, per capire il motivo di determinate scelte e le esigenze degli altri.

Sono stati realizzati dei progetti, come ad esempio il “tavolo interreligioso” sotto l’etichetta di Intermundia 2007-2008, che ha realizzato incontri, seminari, con gli studenti, e questo ha dimostrato l’apertura da parte delle scuole, verso una società multiculturale, pluralista e diversificata. 


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