

Per i cittadini, la spesa per la targa, formalmente contenuta, rischia di lievitare fino a circa 30 euro tra pratiche e oneri accessori. A questo si aggiunge l’obbligo di una polizza assicurativa dedicata
Roma resta la capitale italiana della micromobilità, ma per i monopattini elettrici si apre una fase tutt’altro che semplice.
Il prossimo 16 maggio 2026 segnerà un passaggio decisivo: da quel momento, tutti i mezzi — privati e in sharing — dovranno essere dotati di targa identificativa e copertura assicurativa. Un cambio di rotta imposto dal Ministero dei Trasporti che rischia di ridisegnare profondamente il settore, proprio mentre la città aveva trovato un suo equilibrio.
Dopo l’introduzione dell’obbligo del casco, ora arriva la stretta più incisiva del nuovo Codice della Strada. Chi verrà sorpreso senza targa o assicurazione potrà incorrere in sanzioni fino a 400 euro. Un giro di vite che punta a garantire maggiore sicurezza, ma che al tempo stesso solleva interrogativi sulla sostenibilità del sistema.
Il nodo principale è economico. Adeguarsi alle nuove regole avrà un costo tutt’altro che trascurabile. Per i cittadini, la spesa per la targa — formalmente contenuta — rischia di lievitare fino a circa 30 euro tra pratiche e oneri accessori.
A questo si aggiunge l’obbligo di una polizza assicurativa dedicata. Per le società di sharing, invece, l’impatto è ancora più significativo: tra installazione delle targhe e coperture assicurative, i costi potrebbero raggiungere cifre rilevanti, incidendo sensibilmente sui bilanci.
In questo scenario, il caso di Roma appare particolarmente delicato. Il bando comunale attualmente in vigore, con scadenza a novembre 2026, è stato costruito su regole ormai superate. Le nuove disposizioni rischiano quindi di mettere in crisi l’intero impianto, aprendo la strada a una revisione complessiva del sistema.
Le prime avvisaglie si sono già viste. L’obbligo del casco ha contribuito a un calo degli utilizzi, segnale che una parte dell’utenza fatica ad adattarsi alle nuove condizioni. Con l’aumento dei costi, le aziende potrebbero essere spinte a rivedere le proprie strategie, riducendo la presenza sul territorio o trasferendo parte degli oneri sulle tariffe.
Il confronto tra istituzioni e operatori diventa dunque inevitabile. Nelle prossime ore, i rappresentanti delle principali società di sharing saranno ascoltati in Commissione Mobilità per valutare l’impatto concreto delle nuove norme e individuare possibili soluzioni. Sul tavolo, oltre ai costi, resta il nodo dell’obbligo del casco, ancora oggi uno degli ostacoli principali per molti utenti.
Dal canto suo, il settore chiede maggiore dialogo. Le associazioni denunciano una mancanza di confronto preventivo e temono che le nuove regole possano creare squilibri difficili da sostenere.
L’obiettivo, ora, è evitare che la transizione si trasformi in una frenata brusca per un sistema che, negli ultimi anni, aveva contribuito a cambiare il volto della mobilità urbana.
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