Moria pesci nel Tevere. Rilevate tracce di sostanze tossiche, anche vietate

A seguito dell'allarme lanciato dall'Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) di Roma
Redazione - 10 Giugno 2020

Dopo l’allarme lanciato dall’Oipa di Roma, che per molti giorni ha monitorato il tratto urbano del Tevere documentando la moria di pesci tra Castel Sant’Angelo e Ponte Marconi, le analisi dell’Agenzia regionale protezione ambientale del Lazio e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente hanno evidenziato tracce di due fitofarmaci.  Si tratta della Cipermetrina (insetticida universale nei programmi di lotta contro gli insetti) e del Clothianidin (utilizzato per la concia delle sementi di mais, del cotone, della colza, della bietola e del girasole, trattamenti fogliari di molti fruttiferi e di piante ornamentali e trattamenti granulari al terreno). Quest’ultimo è altamente tossico per le api, motivo per il quale ne è stato vietato l’utilizzo nel 2018.

Dalla relazione dell’Arpa Lazio si evince che le due sostanze potenzialmente tossiche per i pesci, anche se in quantità insufficienti per giustificare il fenomeno rilevato, non consentono di escludere cause tossiche dovute a fenomeni di contaminazione localizzati e temporali.

«Per i poveri pesci morti nel Tevere non c’è ancora pace, né giustizia. Ora attendiamo l’esito delle ulteriori analisi dell’Arpa, che sta continuando a monitorare e che ringraziamo per il rapido intervento», commenta Rita Corboli, delegata della sezione romana dell’Oipa. «Forse potranno fornire ulteriori indicazioni i risultati dei campionamenti di pesci morti effettuati dalla Asl Roma 1 e inviati all’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana. Speriamo che, incrociando i dati analitici, si possano stabilire le cause della morte degli animali».

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