Multipiano Tovaglieri. Nuovi ostacoli all’avvio dei lavori

Dopo 25 anni il Comune non ha ancora acquisito le aree
di Sergio Scalia - 25 marzo 2012

Alcuni giorni fa la Commissione Lavori pubblici del Municipio aveva convocato un incontro con il VII Dipartimento e con la società incaricata di realizzare il nuovo parcheggio nel multipiano di via Tovaglieri. Questo incontro si inserisce nel quadro che il Presidente della commissione Flamini sta facendo sullo stato di attuazione dei PUP nel nostro Municipio.

Dalle notizie fornite dal VII Dipartimento, competente per gli interventi sui parcheggi e sulla mobilità, sembrerebbe che il progetto del nuovo multipiano, dopo le modifiche richieste, sia stato approvato definitivamente e si potrebbe procedere alla consegna dei lavori e delle aree alla società concessionaria, ma resta un ostacolo apparentemente insormontabile, perché il Comune non potrebbe consegnare alla ditta un’area di cui non ha il possesso.

Il progetto prevede infatti la realizzazione di box al piano terra ed al piano interrato del multipiano, con la sistemazione di uno spazio sul fronte stradale destinato a centro culturale, mentre lo spiazzo antistante via Olcese dovrebbe essere risistemato con una nuova viabilità e marciapiedi per i pedoni, con parcheggi pubblici a raso ed aiuole. La procedura per i lavori in concessione come i PUP prevede che il Comune consegni alla ditta incaricata le aree e gli edifici su cui intervenire, per riprenderle in consegna al termine dei lavori.

Ma al momento della consegna dell’area antistante via Olcese il VII Dipartimento si è accorto che il Comune di Roma non aveva mai iscritto al proprio patrimonio quello spicchio di terra e quindi non si poteva consegnare ad altri una cosa di cui non si dispone. Poiché la risistemazione dell’area antistante era una condizione compensativa per la realizzazione dei box privati nel multipiano, finché non si sblocca questo punto non si può dare avvio ai lavori.

La mancata presa in consegna di aree verdi all’interno di convenzioni urbanistiche è una vecchia complicazione del Comune di Roma, già verificatasi in altre occasioni. Basti pensare alle aree verdi e agli spartitraffico di Colli Aniene, acquisiti dopo decenni con forti pressioni del Municipio, oppure ai contenziosi presenti sulle aree verde di Casale Rosso, ancora oggi non prese in consegna dal Dipartimento Patrimonio.

Anche a Tor Tre Teste non risulterebbero tra le aree inserite nel patrimonio comunale molte aree verdi, tra cui quella di via Olcese, ma anche quelle antecedenti di via Lepetit all’altezza della prima curva e all’altezza del centro anziani. Il Consorzio Tor Tre Teste E1 ormai disciolto avrebbe anche fatto una causa contro il Comune per la mancata acquisizione delle aree ed alla fine degli anni ’90 avrebbe ottenuto una sentenza che obbligava il Comune a prendere in consegna tali aree, ma fino ad oggi nulla è stato iscritto alla Conservatoria comunale.

La lunga storia del multipiano si accresce quindi di una nuova puntata, che non evolverà certo da sola, senza un intervento del Municipio e dei cittadini interessati.

La storia inizia infatti nel 1987 quando, nell’ambito della convenzione Tor Tre Teste E1, viene realizzato il multipiano, ceduto poi al Comune nel 1990. Poiché né l’Atac, né la Sta l’hanno mai voluto in consegna per i parcheggi a rotazione, il Municipio propose nel 2002 di trasformarlo in PUP e centro culturale e si avviò l’iter urbanistico e amministrativo per le autorizzazioni.

Quando si era conclusa la Conferenza di servizi con l’approvazione del progetto che prevedeva 172 box e il centro culturale al piano superiore, venne introdotta il 30 giugno 2009 la nuova normativa antisismica, che costrinse a rivedere tutti i progetti a Roma, dalla linea C ai parcheggi. In particolare il centro culturale venne spostato al piano terra e ridotto il numero di box.

Oggi, quando sembrava finalmente concluso l’iter progettuale, nasce un nuovo ostacolo, impensabile in altri paesi europei, ma prodotto dalle inefficienze della burocrazia capitolina.

Chissà come andrà a finire e quanti anni dovremmo ancora attendere per trasformare un rudere abbandonato in un servizio per il quartiere? 


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