

Sentenza in rito abbreviato per il narcos albanese e altri 13 imputati. Cade l'aggravante del metodo mafioso
Un’altra condanna si aggiunge al lungo elenco che grava su Elvis Demce, il nome che da anni domina le inchieste sulla criminalità organizzata a Roma.
Il giudice per l’udienza preliminare lo ha condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato.
Un verdetto pesante, maturato su un impianto accusatorio che va dal traffico di droga alla detenzione di armi, passando per estorsioni e attività sistematiche di controllo del territorio. A sostenere l’accusa, il pubblico ministero Francesco Cascini.
La sentenza non arriva isolata, ma si innesta in un quadro giudiziario già drammaticamente compromesso per il leader dell’organizzazione.
Demce, oggi detenuto nel carcere di Sassari sotto il regime del 41 bis, sta accumulando una somma di pene che racconta la parabola di un boss considerato dagli inquirenti capace di mantenere contatti e influenze anche dal carcere.
Quella pronunciata oggi è solo l’ultima tessera di un mosaico giudiziario già imponente. Demce sconta infatti una condanna definitiva a 15 anni e 4 mesi per traffico di stupefacenti e una pena di 18 anni e mezzo, non ancora definitiva, per il tentato omicidio di Alessio Marzani, avvenuto nell’ottobre del 2020.Un’aggressione che aveva segnato un punto di non ritorno nelle indagini sulla sua organizzazione.
Proprio la capacità di continuare a esercitare un ruolo di comando anche da dietro le sbarre è stata una delle ragioni che ha portato all’applicazione del carcere duro, misura che resta oggi uno dei nodi più delicati del suo contenzioso giudiziario.
Nonostante la condanna, i legali di Demce — Marco Franco e Massimiliano Capuzi — rivendicano un risultato che definiscono decisivo: il giudice ha escluso l’aggravante del metodo mafioso.
Un passaggio che, secondo la difesa, incrina l’impianto accusatorio più grave e mette in discussione la stessa legittimità del 41 bis.
«Cade la narrazione mafiosa costruita attorno a Demce», sostengono gli avvocati, annunciando il ricorso in appello.
Nel mirino finiscono soprattutto le intercettazioni criptate Sky Ecc, ritenute inutilizzabili, e il calcolo della continuazione delle pene, giudicato sproporzionato e oltre i limiti previsti dalla legge.
Il procedimento ha coinvolto un ampio numero di imputati. Oltre a Demce, il Gup ha condannato altri 13 soggetti, mentre due hanno patteggiato.
Per 12 indagati, che hanno scelto il rito ordinario, è stato invece disposto il rinvio a giudizio, aprendo un nuovo capitolo processuale destinato a proseguire nei prossimi mesi.
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