

L'allarme lanciato da Sistema Trasporti dopo i report emersi sui social
Si addensano nuove nubi sul settore della mobilità privata nella Capitale. A far scoppiare il caso sono una serie di segnalazioni rimbalzate sui canali social nelle ultime ore, secondo le quali diversi conducenti privi della prescritta autorizzazione NCC (Noleggio con Conducente) avrebbero erogato corse a Roma sfruttando la piattaforma Uber.
A prendere posizione con durezza è Sistema Trasporti, l’organizzazione datoriale che tutela a livello nazionale le imprese NCC e i vettori di bus turistici. Il presidente Francesco Artusa ha bollato lo scenario — se accertato — come «un fatto di estrema gravità».
Per fare immediata luce sul caso, l’associazione di categoria ha inoltrato una richiesta di vertice straordinario ai responsabili di Uber Italia.
L’obiettivo è analizzare la portata reale dei sospetti e vivisezionare i protocolli di verifica utilizzati dall’algoritmo per validare i requisiti di chi si iscrive come conducente.
L’inchiesta interna promossa dalla sigla punta a chiarire se le presunte violazioni siano ascrivibili alle furbizie di singoli abusivi, a un vuoto nei filtri informatici del sistema o ad altri fattori sistemici.
«Chi opera nel settore NCC deve possedere i titoli necessari, rispettare il quadro normativo ed esercitare nella legalità – rimarca Francesco Artusa –. Qualora dovesse emergere che qualcuno ha finto di essere un autista abilitato senza possedere la licenza, siamo pronti a depositare formale denuncia presso gli organi inquirenti».
Nel mirino dell’associazione non finiscono soltanto i furbetti del volante, ma anche la responsabilizzazione delle aziende del web che fanno da intermediarie nei trasporti.
Per Sistema Trasporti è imprescindibile che ogni player garantisca audit stringenti, verifiche periodiche e trasparenza assoluta sugli standard d’accesso.
Le ripercussioni dell’abusivismo, viene ricordato, finiscono per travolgere l’intera filiera:
«A subire i danni non sono solo gli operatori in regola – incalza la presidenza dell’associazione – ma l’utenza stessa, la concorrenza e il livello d’eccellenza del servizio. Gli imprenditori onesti affrontano spese ingenti per licenze, polizze assicurative dedicate, adempimenti fiscali e contributivi, costi che rischiano di essere vanificati da chi lavora nell’ombra».
«Roma non può trasformarsi in una zona d’ombra del trasporto pubblico non di linea – chiude la nota di Artusa –. Le sacche d’abusivismo vanno scovate e azzerate senza indugio. Se al contrario dovessero emergere semplici sviste o episodi isolati, è primario interesse di tutti fare pulizia da ogni sospetto».
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