No ai cassonetti dei rifiuti dati alle fiamme

Una forma di protesta nociva e illegale che danneggia solo i cittadini
Antonio Barcella  - 25 Giugno 2019

Sale la protesta dei cittadini per una gestione dei rifiuti in continua emergenza in tutti i quartieri, dalla Tiburtina alla Portuense, da Tor Bella Monaca alla Garbatella,

Che il servizio di raccolta funzioni male è sotto gli occhi di tutti: cassonetti strapieni e cumuli di rifiuti ovunque. Scelte politiche sbagliate alla base di tutto ma la forma di protesta usata da alcuni è quantomeno demenziale e illegale. Dare alle fiamme un cassonetto significa produrre diossina a stretto contatto con le abitazioni con i rischi per la salute di tutti.

È molto peggio che respirare i miasmi prodotti dalla spazzatura non raccolta. Per essere chiari, senza usare mezze parole, chi produce roghi è un piromane e va perseguito in base alla legge in vigore. Oltretutto bruciando i cassonetti si crea un danno economico all’amministrazione della città che verrà ripagato unicamente dai contribuenti e si procura un alibi a chi da fornisce un disservizio al posto di un servizio strapagato.

La rabbia dei cittadini deve trovare altre forme di protesta più civili e democratiche e soprattutto bisogna spingere le istituzioni a trovare soluzioni. Si può cominciare da una serie di esposti prodotti dai vari comitati e associazioni sul territorio da consegnare alla ASL, ai Carabinieri Tutela Ambientale e alla Procura. Se il “diritto” è ancora un insieme di norme e leggi che devono far funzionare uno Stato allora qualcuno si sentirà in dovere di intervenire per dare seguito alla denuncia dei cittadini.

Tuttavia sarebbe auspicabile che l’amministrazione capitolina fornisse quantomeno un segnale alla gente sulla volontà di voler risolvere definitivamente il problema dei rifiuti nella nostra città.

 

Antonio Barcella 


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