No al minuto di silenzio nelle scuole romane Iqbal Masih, Pietro Maffi e Guglielmo Marconi

Scoppia la polemica per la mancata osservanza della direttiva ministeriale
di Maria Giovanna Tarullo - 22 Settembre 2009

Nel giorno dei funerali di stato dei 6 parà caduti nell’attentato del 17 settembre 2009 a Kabul l’Italia si è fermata per un minuto di silenzio in onore delle vittime. Un minuto di silenzio è stato osservato in numerosi luoghi pubblici, sedi di associazioni, luoghi commerciali e anche negli istituti scolastici, ad eccezione delle scuole romane Iqbal Masih, Pietro Maffi e Guglielmo Marconi.

Le tre scuole avrebbero, infatti, disertato la comunicazione arrivata direttamente dal ministro Mariastella Gelmini, che annunciava l’osservanza da parte degli istituti di tutta Italia di un minuto di silenzio alle ore 11.30, per sensibilizzare i più giovani alla situazione del contigente italiano in missione di pace a Kabul.

Immediate le polemiche per la presa di posizione delle scuole in questione.

"Davanti al mancato rispetto del minuto di silenzio – comunica in una nota l’assessore alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù, Laura Marsilio – mi sento di interpretare l’indignazione di tutte quelle famiglie romane che in questi giorni si sono strette intorno al dolore dei familiari dei sei giovani militari caduti a Kabul, tanto da fare ore di fila davanti alla camera ardente e affollare il funerale esprimendo tutta la loro commossa solidarietà insieme al sentimento di fiera appartenenza ad una comunità nazionale. Non è nuovo, invece, il comportamento di alcuni dirigenti scolastici che fanno si che l’autonomia scolastica di cui godono sconfini in un vero e proprio “abuso di potere”. Comportamento questo, che oltre a contravvenire a una doverosa e opportuna lealtà istituzionale, raggiunge un livello di tale accecante furore ideologico da far venire meno anche un sentimento di umana pietà. È mia intenzione pertanto segnalare tali incresciosi fatti al dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale".

La scuola Iqbal Masih, diretta da Simonetta Salacone, ex consigliere municipale di Sinistra e Libertà e aspirante europarlamentare, non è nuova alle contestazioni. Già lo scorso anno la scuola si trovò nell’occhio del ciclone, quando le maestre si presentarono con il lutto al braccio e fuori dalla scuole vennero messe in vendita a 5 euro magliette, già pronte con scritte contro la riforma Gelmini.

La Salacone ha ribattuto, immediatamente, alle polemiche dichiarando: "Solo alle 11 e 30 della mattina di lunedi 21 settembre ho ricevuto la circolare del ministro Gelmini sul minuto di silenzio. Ma nel mio istituto, nè alle elementari e nè alle materne si parteciperà a questo invito per la "riflessione solidale", perchè in questo momento sarebbe solo retorico». Inoltre ha aggiunto: «I bambini della scuole materne ed elementari sono troppo piccoli per discutere di questi temi. Se proprio va osservato un minuto di silenzio dev’essere dedicato a tutte le vittime che muoiono sul posto di lavoro e del resto anche quei soldati stavano facendo il loro lavoro".

La direttrice oltre a difendere il suo istituto e i piccoli allievi si è espressa, anche, in merito alla presenza dei militari in Afganistan commentando: "Una vera missione di pace va fatta con dottori e insegnanti, non con i militari. In un momento in cui si discute sul senso della missione in Afghanistan, se ritirare o meno le truppe, penso che sia più necessaria una discussione tra adulti, come docenti e genitori, che sarà avviata nel mio istituto nei prossimi giorni".

Imminenti anche la reazione del Ministro dell’Istruzione Gelmini che è intervenuta chiedendo scusa alle famiglie dei soldati. La Gelmini ha detto di essere "rattristata per la mancata osservanza del minuto di silenzio e ha invitato tutti coloro che operano nella scuola a rispettare il loro compito di educare gli allievi alla cittadinanza e il rispetto per il prossimo".

Ma la polemica non si è esaurita solo con un botta e risposta tra istituzioni. All’indomani dei funerali nelle prime ore della mattina di martedi 22 settembre, circa 50 militanti della Giovane Italia di Roma hanno manifestato, insieme al gruppo del Popolo della Libertà in VI municipio, davanti la scuola ‘Iqbal Masih’ per condannare l’episodio e chiedere alla direttrice dell’istituto di scusarsi pubblicamente.

 


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