No alla cementificazione dell’agro romano

Paris: "Così 23 milioni di metri cubi in tutta la città, su oltre 2.300 ettari di agro romano, rischiano di essere cementificati"
Enzo Luciani - 5 Luglio 2012

Oggi 5 luglio comitati e alle associazioni hanno organizzato in piazza Bocca della Verità una manifestazione in difesa dell’agro romano, per favorire lo sviluppo dell’agricoltura e per garantire la riqualificazione urbana della capitale dal rischio di un’ulteriore cementificazione.

Con la scusa dell’housing sociale – afferma Legambiente – nelle campagne del Municipio VIII, si abbatterebbero ben 2,7 milioni di nuovi metri cubi di cemento, distruggendo una immensa superficie di 214 ettari, nelle 22 "aree selezionate a seguito del bando promosso dalla Giunta Alemanno. Continua la campagna salva agro di Legambiente, che arriva nelle periferie più lontane del Municipio delle Torri, il quarto più devastato nella speciale classifica della colata cementizia di Alemanno. Uno scenario dannoso e pesantissimo per un territorio che nel Piano Regolatore è definito “Città svantaggiata”, già compromesso dalle ripetute ondate dell’abusivismo edilizio e dalla realizzazione di brutti quartieri pubblici –vedi TorBellaMonaca–, molto poveri di servizi e infrastrutture.

“La colata di cemento dell’housing sociale di Alemanno si abbatterà soprattutto sulle periferie, nei luoghi dove c’è più bisogno di servizi e di riqualificazione, arriverà invece solo tanto nuovo cemento -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. In aree che necessitano di seri interventi per innestare qualità, si occuperebbero invece gli unici spazi liberi che consentono a quei pezzi di città fittamente popolati di respirare e di diradarsi, una scelta assurda non per questioni di standar quanto piuttosto di vivibilità della città.”

Le proposte selezionate nel bando andrebbero a colpire i comprensori di aree agricole che avvolgono, penetrano e attraversano le zone O e i Toponimi. E’ proprio su questi comprensori che le proposte si accaniscono con particolare ferocia: tra CastelVerde e San Vittorino, fino a saldare la Capitale con Monte Compatri anche attraverso le aree adiacenti a Corcolle, si andrebbero ad eliminare gli spazi agricoli. Se a San Vittorino arriverebbero oltre 441 mila nuovi metri cubi, proprio a Corcolle, poi, si andrebbe a costruire su un’area che nell’attuale Prg ha destinazione a servizi; paradossale che in un territorio da anni in attesa di servizi si facciano varianti che tolgono le aree a servizi. Buchi riempiti ovunque, con una sorte di “perversione urbanistica”: al Villaggio Breda, quartiere pubblico Ater lungo la Casilina, 271 mila metri cubi; all’Osteria dell’Osa, lungo la Via Prenestina, tre aree per 616 mila metri cubi; tra Prato Fiorito e Capanna Murata 174 mila metri cubi in altre due aree. A fronte del quartiere La Rustica, invece, l’area selezionata dal bando –area agricola nel Prg vigente- ricade limitrofa all’Ambito di Riserva a Trasformabilità vincolata Salone/Acqua Vergine, ossia un’ex area agricola “sacrificata” per esigenze compensative dal precedente bando. L’area fu ridimensionata rispetto alla prima proposta; e ora, quasi a compensare il taglio precedente, arriva il bando.

“Per cementificare tutte queste nuove aree non solo si massacrerebbe l’agro romano, ma si riempirebbero anche quasi tutti gli unici vuoti rimasti all’interno di una fitta maglia urbana -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. La cementificazione massiccia nel Municipio VIII, ad esempio, avrebbe un impatto pesantissimo, aumentando ancora il numero dei residenti di oltre 22.500 unità. Un’idea folle: oltre alla portata della devastazione di centinaia di ettari di agro romano, come si può pensare che la povertà infrastrutturale di quel quadrante possa reggere un carico urbanistico di queste dimensioni?”

Anche il Municipio Roma XV si è schierato con i manifestanti, "perché – ha spiegato il presidente Gianni Paris – non è possibile sottostare a una politica urbanistica che cancella opere pubbliche, non condivide con i cittadini le scelte fondamentali e sembra seguire logiche immobiliaristiche invece che di difesa e sviluppo organico del territorio. A maggio è stata approvata in Campidoglio l’individuazione delle aree agricole da trasformare in edificabili, dietro al comodo scudo dell’housing sociale. Così 23 milioni di metri cubi in tutta la città, su oltre 2.300 ettari di agro romano, rischiano di essere cementificati.

Già, il 25 giugno scorso con il Presidente del XVI Municipio, Fabio Bellini, ho promosso un incontro dove, insieme a cittadini e comitati, si è protestato contro le nuove cubature prospettate per l’agro romano in genere e per quelle che dovrebbero colpire i territori dei due Municipi. Oggi, con la partecipazione alla manifestazione continua il mio sostegno al territorio e ai cittadini indignati che si trovano a dover difendere un patrimonio di tutti.

Per i Municipi XV e XVI, la proposta alemanniana prevede, su circa 366 ettari, un nuovo carico urbanistico di oltre 3,5 milioni di metri cubi. Però non è stato considerato che le infrastrutture precedentemente programmate, se realizzate, potranno essere sufficienti solo per sopportare il carico di circa 6 milioni di metri cubi pianificati dal Piano Regolatore Generale e già in corso di attuazione. Quindi questi territori non possono assolutamente sopportare nuovi carichi.In particolare, per il XV Municipio sono stati approvati 19 progetti in deroga al Piano Regolatore che porteranno oltre 2,7 milioni di metri cubi di cemento, nei quartieri e perfino in aree di particolare pregio ambientale. Così, trasformando aree agricole in edificabili, si permetterà la costruzione di oltre 8.000 nuove case con una previsione di circa 25.000 nuovi abitanti.

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Voglio sottolineare che stiamo parlando di aree veramente di pregio come quelle di Via Casetta Mattei accanto alla Valle dei Casali o a fianco Corviale, vicino alla Tenuta dei Massimi a Valle Galeria, Piana del Sole o Spallette. In conclusione, con semplici varianti al Piano Regolatore, questa Giunta sta disegnando l’ampliamento indiscriminato della periferia e la distruzione del patrimonio paesaggistico, ambientale e storico di inestimabile valore dell’agro romano. Stravolgendo il PRG del 2008 , frutto di equilibri, partecipazione e concertazione, una drammatica scarsità di infrastrutture andrebbe a servire una città dove continuano a nascere residenze ma vengono trascurate opere pubbliche e servizi. E questo non è proprio accettabile per noi e per i nostri figli.”


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