Laboratorio Analisi Lepetit

Non dimenticare: Quadraro, 17 aprile

Le iniziative istituzionali per il 68° anniversario del rastrellamento e della deportazione
di Francesco Sirleto - 16 Aprile 2012

Più gli anni passano e minori testimoni rimangono in vita, tra i superstiti del grande rastrellamento del Quadraro, avvenuto nel popolare quartiere, all’alba del 17 aprile 1944, ad opera di un intero reggimento di SS comandati dal tenente colonnello Herbert Kappler, colui che, neanche un mese prima (24 marzo 1944), aveva organizzato e diretto il massacro delle Fosse Ardeatine; è deceduto, l’estate scorsa, anche Giorgio Giovannini che, nella primavera del 1944, aveva appena 16 anni, risultando così uno dei più giovani rastrellati/deportati. Chi scrive ha fatto appena in tempo (era circa la metà di agosto) a salutarlo per l’ultima volta e a ricordare insieme a lui i due viaggi a Fossoli e le varie manifestazioni organizzate nel quartiere in questi ultimi anni.

Ma veniamo ora alla storia. Sebbene le scarse fonti non siano concordi sul numero dei deportati (alcuni riportano un totale di 744, altri, e tra questi Sisto Quaranta – l’unico tra gli otto ancora in vita in grado di raccontare con lucidità ciò che accadde – parlano di 947 deportati), si trattò tuttavia di uno delle più famigerate imprese dei nazisti invasori nei 9 mesi di occupazione militare della Capitale. Occupazione militare che provocò, tra deportati ebrei e non ebrei, mai più ritornati, le stragi compiute dai nazisti coadiuvati dai repubblichini (tra gli altri la famigerata Banda Koch), partigiani morti in combattimento o torturati e uccisi in via Tasso e a Forte Bravetta, i militari italiani caduti nella battaglia di Porta San Paolo, almeno 5.000 morti e migliaia di feriti. Questi dati li ricordino bene coloro che, volendo riscrivere la storia, mettono sullo stesso piano chi combatteva per la libertà e la rinascita dell’Italia (come ad esempio Rosario Bentivegna) e chi, invece, combatteva per schiacciare nel sangue ogni anelito alla libertà e per ridurre in schiavitù l’intero popolo italiano, ma anche coloro che ancora ritengono che le rappresaglie naziste (che gli stessi nazisti cercavano disperatamente di nascondere) fossero giustificate da un preteso “diritto di guerra e di occupazione”.

Per quanto concerne il Quadraro tutte le più recenti ricerche hanno messo in luce che il rastrellamento fu ordinato e realizzato perché era necessario “dare una lezione” ad un quartiere, un “nido di vespe” (parole di Kappler) che, essendo abitato da operai antifascisti (la maggior parte edili), si ostinava a proteggere, nascondere, sostenere anche con vettovaglie le molte formazioni partigiane che, giorno dopo giorno, affrontavano, sabotavano, attaccavano i convogli militari nazisti e i reparti impegnati a dare man forte alle truppe tedesche operanti sui fronti di Anzio e di Cassino.

Il secondo motivo fu che, negli ultimi tempi della guerra, alla poderosa macchina industriale tedesca, tutta impegnata nel sostegno alla guerra di Hitler, occorrevano lavoratori “volontari” (questa l’ironica definizione, in realtà manodopera schiavile) per far funzionare gli impianti. Occorrevano quindi uomini robusti, possibilmente giovani, da deportare verso la Germania, nei grandi stabilimenti chimici e siderurgici di proprietà di grandi imprese ancora oggi attive (Krupp, Thyssen, Siemens, I.G. Farben, ecc.), all’epoca compromesse col nazismo.

Conosciamo anche le varie tappe del calvario della deportazione in Germania: dal Quadraro a Prima Porta, da Terni al carcere Le Murate di Firenze, al Campo di concentramento-smistamento di Fossoli (Carpi – Modena), da qui a Praga e a Ratibor in Alta Slesia e, infine, in varie fabbriche dislocate tra Hannover e la Bassa Sassonia. Non conosciamo purtroppo l’esatto numero delle vittime e dei rimpatriati, alla fine della guerra, in Italia. Molti non ritornarono affatto, molti dopo il ritorno fecero perdere le loro tracce; molti cominciarono a parlare della loro esperienza solo dagli anni ’80 in poi. Personalmente ho avuto modo di scoprire, nel 2004, che ufficialmente, nella contabilità dei deportati a Fossoli (contabilità ricostruita dalla Fondazione che si occupa di tener vivo il ricordo di Fossoli e di coloro che vi transitarono) il gruppo numeroso di romani rastrellati, e immatricolati, tra maggio e giugno 1944, era stato rubricato non come “provenienti dal quartiere Quadraro” bensì dal quartiere Trionfale.
L’anno 2004, dopo che da circa 10 anni erano cominciate le commemorazioni del rastrellamento, fu in effetti un anno importante: per la prima volta, dopo 60 anni, un gruppo di sopravvissuti ritornava nel campo di Fossoli, riconoscendo i luoghi e le baracche dove avevano “soggiornato” circa due mesi. Un altro e ultimo viaggio a Fossoli fu quello del 2007 (organizzato dal sottoscritto grazie ad un finanziamento della Fillea – CGIL), nel quale, oltre agli anziani e alle loro famiglie, era presente un numeroso gruppo di studenti liceali.

Quest’anno, grazie all’iniziativa del X Municipio (in collaborazione con il VI), la commemorazione ufficiale si svolgerà, sabato 21 aprile in mattinata, all’interno dell’Istituto Professionale di via Diana, dove interverranno i Presidenti di VI e X Municipio e Sisto Quaranta, oltre a vari esponenti e rappresentanti di associazioni e comitati. Ma martedì 17 e domenica 22 le strade del Quadraro saranno percorse da attori e operatori culturali, provenienti dal Teatro Valle occupato, che daranno vita a vari readings, con testimonianze e racconti dedicati a quei giorni. 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti