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Nuova aggressione razzista al Pigneto

Un gruppo di adolescenti manda in frantumi la vetrina del negozio bengalese
di Valentina Faraone - 28 Luglio 2009

Saracinesca abbassata e sedia in mezzo al marciapiede. Ecco come si presentava oggi pomeriggio a 3 ore dall’aggressione razzista il negozio di Nabir. Lui non c’era: era al comando di Polizia di via Gino dall’Oro ad esporre la sua denuncia contro ignoti. Sì: contro ignoti. Ancora non si sa chi abbia preso parte alle minacce e alle violenze perpetrate ai danni della comunità bengalese del Pigneto, ma in molti si stanno mobilitando. Il comitato di quartiere è stato avvisato e i ragazzi della palazzina occupata Point Breack hanno gli occhi aperti: tutti vigilano il negozio di Nabir e non solo.

Quando oggi pomeriggio mi trovavo in via Amico da Venafro con un ragazzo bengalese, due ragazzini sui 17 anni sono passati in motorino proprio davanti al negozio di Nabir. Essendo all’erta poiché la “banda” non aveva smesso di scorrazzare in scooter nella zona neppure dopo l’arrivo delle volanti, abbiamo seguito con lo sguardo il tragitto dei due adolescenti. Loro, con sguardo minaccioso e un vero ghigno da “teppistelli” stampato sulla faccia, ci hanno prima squadrati e subito dopo hanno tirato nella nostra direzione una bottiglia d’acqua piena che ha fatto solo molto rumore.

Non essendo pronti ad una simile reazione ai nostri sguardi di controllo, non siamo riusciti a prendere il numero di targa, ma abbiamo subito denunciato il fatto alla volante dei carabinieri che solo pochi istanti dopo ha fatto il proprio giro di controllo in via da Venafro.

Siamo rimasti a lungo a vigilare il negozio di Nabir, nessuno della “banda” ha però ritenuto opportuno ripassare. Il ragazzo bengalese ci ha raccontato che loro sono la stessa comunità che pochi mesi fa aveva subito l’aggressione a Villa Gordiani durante le loro festività tradizionali. Inoltre già nel 2008 hanno subito aggressioni e violenze dentro il loro negozio, nonostante siano una pacifica comunità che è conosciuta e ben accetta in tutto il quartiere.

Il comando di Polizia ci ha garantito un maggiore controllo della zona e indagini accurate per identificare i responsabili dell’aggressione: infatti da subito abbiamo potuto appurare la loro presenza con delle volanti intorno al negozio di Nabir.

Con questo però non vorremmo liquidare una situazione così grave: simili aggressioni non sono una novità a Roma e di certo non saranno purtroppo le ultime. Sicuramente maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine potrebbero dissuadere la piccola criminalità o le bande di teppistelli locali nell’agire così. Ciò non toglie che questo clima di razzismo e di intolleranza non può assolutamente essere accettato da una città multietnica come Roma e da un quartiere colorato e alternativo come il Pigneto.
Ecco perchè la difesa più importante da simili atti di razzismo è la pura e semplice solidarietà umana: non servono ronde, ma pure e semplici reti umane che innervano la società di presìdi democratici.
Le numerose telefonate avvenute in seguito all’aggressione che hanno fatto sì che un evento simile non passasse in sordina, hanno dimostrato che il Pigneto e Tor Pignattara hanno un senso umano e di civiltà non indifferenti. Non era scontato veder mobilitare così tante persone il 28 di luglio, invece in molti hanno dimostrato la propria solidarietà a Nabir.
La differenza di un quartiere la fa la sua gente. E nel VI municipio c’è soprattutto gente per bene.


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