Nuova Giunta Marino. Il rimpasto è servito

Tre new entry in un valzer di passaggi di deleghe tra i vecchi assessori. Il caso Pucci nominato assessore ai lavori pubblici. Non c’è una chiara rottura con il sistema di potere che ha generato “Mafia Capitale”
di Aldo Pirone - 5 Gennaio 2015

Alla vigilia di Natale il Sindaco Marino ha servito non il cenone della tradizione ma un semplice rimpasto della propria giunta.

Dopo tre settimane dallo scoppio dello scandalo emerso dall’indagine “Mafia Capitale” del Procuratore Pignatone che ha sconvolto il mondo politico capitolino, la montagna ha partorito se non proprio un topolino certo un bel giro di valzer con numerosi passaggi di deleghe da un assessore all’altro. Contrappuntate da alcune immissioni come Francesca Danese alle politiche sociali, anche eccellenti come il magistrato Alfonso Sabella alla legalità e trasparenza, più discutibili e discusse come Maurizio Pucci ai lavori pubblici con deleghe al decoro e alla protezione civile. Nei giorni scorsi c’era già stata la fuoriuscita di Rita Cutini che non l’ha presa bene rilasciando dichiarazioni di fuoco.

giunta-bis-marino-dicembre-2014In dettaglio il rimpasto è andato così: il vicesindaco Luigi Nieri mantiene la delega al Personale, acquista quella alle Periferie e perde quella al Patrimonio a favore di Alessandra Cattoi; quest’ultima mantiene politiche Ue e pari opportunità e assume la delega ai Grandi eventi, perdendo invece quella alla Scuola a favore di Paolo Masini; il quale a sua volta acquista lo Sport lasciato libero da Luca Pancalli; l’assessore alle Attività produttive Marta Leonori assume la delega alle politiche agroalimentari e una nuova delega, come quella alla Città Metropolitana, ma cede la delega al Turismo all’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli, che mantiene immutate le sue altre deleghe così come Guido Improta (Trasporti), Estella Marino (Ambiente e Rifiuti) e Silvia Scozzese (Bilancio). Il Sindaco mantiene per sé la delega alle Olimpiadi. La Danese assume anche la delega alla Casa lasciata libera dal dimissionario Daniele Ozzimo, indagato nell’inchiesta Mafia Capitale.

Nel frattempo in Campidoglio sono arrivati tre prefetti che con la collaborazione di sei esperti delle forze dell’ordine (due carabinieri, due poliziotti, due guardie di finanza) sottoporranno al vaglio tutti gli atti comunali di entità finanziaria, appalti e altro, per vedere se ci sono state infiltrazioni mafiose negli uffici capitolini tali da indurre allo scioglimento dell’amministrazione comunale. Perciò il Campidoglio è sub iudice e la sentenza definitiva si avrà solo fra qualche mese quando il lavoro degli esperti giudiziari sarà terminato. L’eventualità del “tutti a casa” quindi non è svanita.

Non lo è sotto il profilo giudiziario e non lo è sotto il profilo politico.

Non lo è sotto il profilo politico perché la città si aspettava che il Sindaco, approfittando anche della singolare resurrezione politica e d’immagine che “Mafia Capitale” gli aveva regalato, varasse rapidamente un’operazione politica di governo di chiara rottura con il sistema di potere che aveva germinato la metastasi delinquenziale estesasi durante il quinquennio della giunta Alemanno. Un sistema di potere già operante durante le giunte Rutelli e Veltroni e che ha il suo epicentro nei rapporti malati fra politica e imprenditoria, soprattutto “palazzinara”.

Complessivamente questo segnale non c’è o, almeno, non è così netto, chiaro e forte come la situazione avrebbe richiesto. Il Sindaco ha preferito procedere inoltrandosi nel labirinto dei ritocchi e dei rimpasti e questo, insieme alla sua notoria scarsa capacità politica, non gli ha consentito di divincolarsi completamente dai condizionamenti diretti e indiretti della classe politica del PD. Non tanto quella del partito commissariato da Renzi che non ha mai contato nulla se non come sgabello di quella viva e vegeta che influenza da sempre, dietro le quinte, le scelte amministrative capitoline occupando gli scranni parlamentari, nazionali ed europei.

In particolare è stata molto criticata la nomina di Maurizio Pucci ai lavori pubblici il cui nome era saltato fuori dalle intercettazioni telefoniche di Salvatore Buzzi che, per la verità, a suo tempo si era dato da fare per stoppare l’andata di Pucci all’Ama al posto del direttore Fiscon, dicendo “quello ruba per il partito ma tanta roba gli è rimasta attaccata” (Il Messaggero 19.12.2014). Visto il pulpito da cui veniva il giudizio potrebbe anche essere un vanto per il discusso neoassessore che, infatti, si è affrettato a commentare.  “Mi sento sereno: nel momento in cui due persone in carcere e accusate di mafia dicono di aver battuto Marino 2 a 0 perché sono riusciti a fare in modo che una terza persona, anch’essa indagata e ora ai domiciliari, non venisse sostituita da Maurizio Pucci, quella è la prova che io non ero all’interno di quel sistema”. Dal canto suo il Sindaco ha spiegato: “Ho fortemente voluto Maurizio Pucci perché è una persona che prende un incarico e non si ferma finché non lo porta a termine”, quanto all’intercettazione specifica ha proseguito “voglio rispondere con le parole di Papa Francesco: ‘guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere’, che non fa bene e non aiuta la nostra città”.

La Sposa di Maria Pia

Sta di fatto che Pucci, da sempre considerato vicino a Goffredo Bettini, è sempre stato ben collocato fin dai tempi di Rutelli dentro l’amministrazione capitolina. Coordinatore dei cantieri del Giubileo dal ’97 al ’99 e di quelli di Tor Vergata nel 2000, sovrintendente alle Grandi Opere nel 2000-2001, responsabile monitoraggio cantiere dell’Auditorium 2001-2002, Amministratore delegato di Musica per Roma S.p.a., Direttore operativo Servizi Roma dell’Ama nel 2003-2005, Direttore della Protezione civile – Attività Presidenza Regione Lazio 2006-20010, e infine con il Sindaco Marino Dirigente della Promozione, pianificazione strategica e coordinamento attuativo di progetti speciali, per lo sviluppo e valorizzazione della città di Roma e delle sue risorse.

In altri tempi si sarebbe definito un classico esponente del sottogoverno capitolino. Dovendo dare un segnale politico inequivocabile e indiscutibile di rottura con il passato prossimo ma anche remoto, il principio di precauzione avrebbe dovuto consigliare il Sindaco di soprassedere a questa nomina. Per un chiaro problema politico non giudiziario.

Il Procuratore Pignatone ha di nuovo avvertito pochi giorni fa che “Esiste una vasta area di comportamenti che non costituiscono reato e di cui la magistratura non si deve occupare, ma che non per questo sono legittimi, rispettano i criteri di buona gestione o sono eticamente apprezzabili. Si tratta di comportamenti che dovrebbero essere sanzionati prima e fuori dal tribunale. Chi amministra sa benissimo a cosa mi riferisco”(Il Sole 24 ore, 27.12.2014). E sono precisamente questi comportamenti politico-amministrativi, ovvero un ben preciso sistema di potere, che a Roma devono essere spazzati via.

Oppure il Sindaco pensa che anche queste avvertenze siano “terrorismo delle chiacchiere”?


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  1. ANNA MARIA BIANCHI


    Qui le bografie degli assessori della giunta marino bis https://carteinregola.wordpress.com/istituzioni/roma-capitale/la-giunta/

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