Nuovi poteri e un nuovo status per Roma Capitale

Intesa tra le forze politiche nella Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati
Francesco Sirleto - 26 Agosto 2021

In un lungo articolo del 17 luglio scorso, dal titolo “Trasformare Roma in Città-Regione e i Municipi in Comuni metropolitani”, auspicavo un’accelerazione, in Parlamento, e precisamente nella Commissione Affari Costituzionali, dell’iter di vari disegni di legge che prevedono una radicale riforma dei poteri e delle competenze degli organi politici che governano la Città di Roma (Sindaco e Consiglio comunale, o Assemblea Capitolina che dir si voglia) e, parallelamente, anche la trasformazione degli attuali 15 Municipi in Comuni metropolitani.

È di ieri la notizia, annunciata dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, on. Giuseppe Brescia (M5S), del raggiungimento di un accordo bi-partisan sulla base del quale, a partire dal prossimo 8 settembre, i membri della Commissione collaboreranno al fine di semplificare e unificare i vari disegni di legge presentati dalle diverse forze politiche sul tema dei nuovi poteri per Roma Capitale.

Ciò significa che, a distanza di 12 anni dalla Legge n. 42/2009, che ha cambiato nome all’ente senza però dotarlo di poteri effettivi e straordinari, finalmente si potrà giungere, tra qualche mese (salvo però eventuali e successivi intralci nell’aula parlamentare), ad una vera e propria riforma che trasformerà, di fatto se non di nome, Roma e i suoi organi politici in un’istituzione dotata di poteri analoghi a quelli di cui godono le attuali Regioni. Una Riforma in grado di equiparare Roma allo status di cui godono le altre grandi capitali europee: Parigi, Berlino, Londra, Madrid, Bruxelles.

Due le strade possibili

Secondo quanto ha dichiarato l’on. Giuseppe Brescia, l’obiettivo della commissione Affari Costituzionali è di arrivare a due testi unificati entro il mese di settembre.

Riforma costituzionale. Il primo testo sarà una Riforma dell’art. 114 della Costituzione, tale da equiparare la Città metropolitana di Roma alle altre 20 Regioni, così come vuole in particolare il disegno di legge n. 2938 presentato dall’on. Roberto Morassut (PD).
È chiaro che una riforma costituzionale comporta un iter lungo, così come previsto dall’art. 138 della Costituzione (il doppio voto di approvazione da parte dei due rami del Parlamento), andando così incontro a seri pericoli di insabbiamento.

Piano B: Legge ordinaria. Per evitare il lungo iter di una Riforma Costituzionale la Commissione prevede il piano B: vale a dire una legge ordinaria, del resto già prevista dal terzo comma dell’art. 114 della Costituzione (“Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”).
Anche con una legge ordinaria è possibile dotare Roma di poteri straordinari, in tal modo è prevedibile che, entro qualche mese, il provvedimento possa essere approvato, in via definitiva, dalle due Camere. Di conseguenza, il nuovo Sindaco (eletto a seguito delle elezioni fissate per il prossimo mese di ottobre), dopo appena qualche mese dall’inizio del suo mandato potrebbe disporre di poteri che gli consentirebbero di affrontare con serenità e con tempi abbreviati, rispetto agli attuali, i numerosi e drammatici problemi della Capitale d’Italia.

Favorevoli i 4 principali candidati a sindaco

La notizia di questa “svolta” parlamentare è stata accolta con favore dai 4 principali contendenti alla carica di sindaco che si stanno affrontando in campagna elettorale: Roberto Gualtieri, Enrico Michetti, Virginia Raggi, Carlo Calenda.

Per il candidato del centrosinistra, Roberto Gualtieri, la riforma è un «tema fondamentale per garantire opportunità di crescita ad una metropoli mondiale con enormi complessità ed oneri. Mi impegnerò – promette – perché quella che si avvia dopo le elezioni sia una consiliatura costituente che porti ad un nuovo ordinamento della Capitale».

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Virginia Raggi, da parte sua, ha dichiarato: «Per governare una città così vasta e complessa sono necessari strumenti più efficaci: deve disporre di risorse e poteri adeguati come avviene per le altre grandi capitali europee. Da anni mi batto affinché la Capitale degli italiani abbia strumenti e poteri adatti al suo ruolo».

E i poteri dei Municipi?

In ogni caso, ciò che più importa, almeno dal punto di vista del semplice cittadino alle prese con i problemi della vita quotidiana, è che, cambiando i poteri e le competenze del Sindaco e dell’Assemblea Capitolina, dovranno in contemporanea essere modificati anche i poteri e le competenze degli organi municipali: Presidente, Giunta e Consiglio.

A livello della normativa, si dovrà quindi mettere mano ad un’ampia riforma dello Statuto (risalente al 2013) del Comune, nonché al Regolamento sul decentramento amministrativo (Delibera n. 10/2009), ancora più antico.
Finalmente anche i Municipi potranno così non solo cambiare la loro denominazione in “Comuni metropolitani”, ma anche acquistare una propria “personalità giuridica” (attualmente sono dotati, semplicemente, di una strana cosa che si chiama “soggettività giuridica” per cui, di fatto agiscono come entità autonome, ma non lo sono affatto sul piano del diritto) e, soprattutto, poteri e competenze di livello comunale.


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