Odissea di una badante ucraina ‘invisibile’

Nostra intervista ad una extracomunitaria che assiste una invalida civile romana mentre va a scuola per imparare bene l’italiano
di Nicola Capozza - 28 Agosto 2009

Ivanova (nome inventato) è una donna di 44 anni, ucraina, badante clandestina, in Italia da 5 anni. E’ una bella donna  che ha assistito con cura (era infermiera nel suo paese), prima una vecchia signora che in seguito è morta e ora da badante, per 24 ore al giorno, di una signora di mezza età: Agnese (altro nome di fantasia), invalida civile al 100%, nella nostra città di Roma.

E’ una delle migliaia e migliaia di donne “invisibili” che oggi vengono definite fuori legge e soggette per questo ad essere arrestate, salvo, poi, dopo una clamorosa retromarcia del governo che si è accorto dell’idiozia della sua legge che stava approvando, a pagare 500 euro per rientrare nella sanatoria (ma guai a definirla così a Calderoni e a Bossi) per colf e badanti.

Ivanova e Agnese le vediamo spesso  mentre sotto braccio o mano per mano vanno al mercato dopo mezzogiorno (a quest’ora, dice la badante, si spende meglio) oppure si recano a scuola: per persone diversamente abili, l’una; per imparare l’italiano in una scuola per stranieri, l’altra.

Sì perché, Ivanova ci tiene a sottolinearlo con orgoglio, ha fretta d’imparare e d’integrarsi nella nostra cultura. I suoi primi attestati ricevuti testimoniano d’altronde il suo proficuo profitto scolastico (basta dialogare con lei per rendersene conto). 

L’abbiamo incontrata perché, di ritorno a Roma dal suo paese per il matrimonio di sua figlia, ci racconta la sua odissea di sacrifici economici (2 mila euro), di vessazioni fisiche e psicologiche (6 giorni di viaggio senza mangiare, dormendo da sola all’addiaccio in un bosco senza poter telefonare) subite dalle efficienti organizzazioni illegali che gestiscono il traffico dei clandestini per l’Europa. 
 

Ivanova, intanto, perché sei venuta in Italia a lavorare?

La risposta è semplice e anche difficile. Sono separata con due figli, un maschio che ora è  ingegnere ed una femmina che si è sposata l’8 agosto. Dovendo assisterli, insieme ai miei genitori, sono stata costretta a trovare lavoro in Italia. Qui da voi (sono 5 anni ormai che lavoro a Roma), con 700 euro mensili (compresi vitto e alloggio), posso garantire loro un futuro. Pensa che da noi in Ucraina il mio stipendio da infermiera era di appena 100 euro al mese (pensate che mio figlio, ingegnere, prende ora appena 200 euro al mese) mentre il costo della vita è uguale a quello vostro: per esempio, un kilo di frutta costa 1,30 euro e un frigorifero circa 500 euro; una buona auto usata di 10 anni costa circa 10 mila euro, e così via. Come potevo continuare a stare lì? 
 

Ora però  sei diventata clandestina, potresti essere arrestata, come mai non hai potuto finora metterti in regola?

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I primi 3 anni ho assistito una signora anziana che poi è morta. I parenti, che inizialmente mi avevano promesso di regolarizzarmi, dopo la sua morte non hanno avuto alcun interesse a concludere le pratiche di regolarizzazione, lasciandomi così in mezzo ad una strada. Ora però, con la collaborazione dei nuovi datori di lavoro, parenti della mia assistita invalida, avrò la possibilità di sanare la mia presunta illegalità. Nel frattempo però non ho perso tempo: sto frequentando con profitto una scuola di italiano per stranieri e mi tengo informata sulla vita politica e sociale dell’Italia leggendo libri e giornali. Io, infatti, mi voglio integrare nel vostro paese e non voglio che mi etichettino alla stregua di una criminale. Sento infatti di essere molto utile alla famiglia per cui lavoro.

Però, voglio raccontarvi la mia odissea per ritornare in Italia dopo un soggiorno di un mese a Kiev per festeggiare le nozze di mia figlia.

Cosa è successo? 

Volendo rientrare in Italia a tutti i costi, così avevo promesso ad Agnese (che pianse) alla mia partenza, ho tentato tutte le strade lecite per avere il visto per l’Italia. Dovete saper che oggi in Ucraina non puoi ottenere il visto dall’ambasciata per venire in Italia neppure come turista.

Allora mi sono servita di alcune agenzie “turistiche” per raggiungere lo stesso scopo.

Ma, a parte i prezzi del servizio che variavano da 400 a 1000 euro, c’erano delle condizioni che dovevo accettare per raggiungere l’Italia che io ho rifiutato, ad esempio dovevo viaggiare sotto falso nome per aver un nuovo passaporto. Come potevo? Avrei perso, in quel modo, non solo la mia identità ma soprattutto la possibilità di mettermi in regola al mio ritorno a Roma!

Sono stata perciò costretta a prendere la via dell’illegalità (nel vostro paese sembra che solo così puoi entrare). La stessa agenzia, infatti, pagando 2 mila euro, mi garantiva lo stesso risultato facendo carte false e alcune telefonate a chi di dovere.

Così, però, è  iniziata anche la mia dolorosa odissea.

Il mio viaggio è durato ben 6 giorni. Da Kiev a Venezia sono stata trasportata, insieme ad altre persone, cambiando in tutto 12-13 automobili diverse. Tutte con i finestrini coperti da tendine scure per non dare nell’occhio e guidate da vari autisti che non rispondevano a nessuna delle nostre domande su luoghi, percorsi e orari che interessavano il cammino. Per isolarci del tutto ci hanno persino sequestrato i cellulari. Ho dormito una notte all’addiaccio in un bosco, tre notti (alla frontiera ungherese) in una stanzetta d’albergo di 6 metri quadri insieme ad altre 5 persone, per terra e senza potermi cambiare indumenti, senza mangiare, senza neppure fare una passeggiata fuori.

Non vi dico quante volte ho temuto per la mia incolumità quando ero costretta a viaggiare da sola con l’autista di turno o con l’accompagnatore notturno che mi aveva in quel momento in consegna.

Arrivata in questo modo a Venezia, ho preso il treno per Roma ed ora eccomi qui, speriamo adesso per fare una vita dignitosa e serena anche davanti alle vostre leggi. 
 

Fine della storia

Non nascondiamo che mentre registravamo sul taccuino questa testimonianza, alla commozione ci prendeva pure un senso di penosa incredulità e di stupore.

Da una parte, nel 2009 dovevamo ancora sentire di fatti e di comportamenti, avvenuti nel cuore della Europa moderna, che ferivano profondamente quelle regole primarie di umanità, di carità e di civiltà il cui rispetto pensavamo di aver una volta per tutte acquisito già da tempo. Dall’altra, lo stupore nel conoscere dal vivo della perfetta organizzazione e di una oliata catena di montaggio di risorse umane, di mezzi logistici e di omertose complicità istituzionali a tutti i livelli per produrre il busines dell’ immigrazione.

Una immigrazione, cari lettori, che come avete capito si muove al 90% rigorosamente via terra dall’Est, e solo per il 10% via mare. Ma per quella, siamo tranquilli, ci pensano Bossi e Calderoni (con l’aiuto dell’audience della TV) a risolverla.


Dicci cosa ne pensi per primo.

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