Olimpiadi 2012 – Tecnici ‘made in Grecia’ – Bamboccione per forza – Pietro Grasso al rogo

Fatti e misfatti di maggio 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 15 Maggio 2012

Olimpiadi 2012

"Nell’antica Grecia – continuano a ricordare e ad insegnare tutti i libri di storia – in occasione dei Giochi olimpici venivano sospese tutte le guerre".

Altri tempi. Non solo non ci sono segnali che si fermeranno per l’occasione tutti i conflitti regionali ovunque nel mondo, infatti, ma a Londra – dove i Giochi 2012 si terranno tra due mesi circa – sono stati intanto installati, come prima misura, potenti missili perfino sui tetti di molte case per difendersi da eventuali attacchi terroristici.

Tecnici “made in Grecia”

"La Grecia – sta cercando di convincere tutti i partiti il Presidente Papoulias – ha ora bisogno, per salvarsi, di un Governo di tecnici".

Auguri.

“Bamboccione” per forza

"Luca Pompei, 22 anni, benché abbia sostenuto ventinove esami con una media superiore a 28 e abbia già pronta la tesi da discutere fin dal novembre scorso nella facoltà di giurisprudenza dell’Università "La Sapienza" di Roma – ha decretato il Tar del Lazio – dovrà aspettare, per laurearsi, maggio del prossimo anno".

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Tar del Lazio impazzito? Assolutamente no. Pazzo il regolamento dell’Università "La Sapienza" di Roma che – ha dovuto prendere atto il Tar del Lazio – stabilisce come possa laurearsi prima soltanto chi abbia anticipato tutti gli esami con il permesso dell’Ateneo e abbia conseguito una media del 29. A Luca Pompei, però, nessuno aveva fatto sapere questo assurdo. E Luca Pompei, dunque, era andato avanti come un carro armato per approdare il prima possibile nel mondo del lavoro: aveva sostenuto esami a ritmo di record e aveva conseguito una media del 28,48 (lo 0,52 meno di quanto fissato dalla "Sapienza"). E adesso, perciò? Adesso niente: Luca Pompei se ne stia lì, senza tante storie, arricchendo – suo malgrado – il numero dei giovani "bamboccioni". Impari, insomma, a non fare il bravo. Robe da non credere.

Pietro Grasso al rogo

"Do atto a Silvio Berlusconi e al suo Governo – ha dichiarato, durante una conversazione a "La zanzara" di Radio 24, il Procuratore antimafia Pietro Grasso – di avere introdotto delle leggi che ci hanno consentito di sequestrare, in tre anni, moltissimi beni appartenuti alla mafia".

Non l’avesse mai dichiarato! Magistratura democratica, per bocca del suo segretario Pier Giorgio Morosini, ha definito quelle del Procuratore antimafia Pietro Grasso "parole sconcertanti". E al Procuratore Pietro Grasso non è stato sufficiente, ad evitarle, neppure il suo "Dna" notoriamente antiberlusconiano. Ennesima dimostrazione di come una buona fetta della Magistratura italiana non sia assolutamente al di sopra delle parti, non sia assolutamente obiettiva, non sia disposta a sopportare perfino che una persona di specchiata onestà intellettuale e professionale come il Procuratore antimafia Pietro Grasso possa esprimere un suo giudizio, basato oltretutto sulla realtà e su un singolo episodio. Come dire: mai parlare in modo positivo, seppure parzialmente, di Silvio Berlusconi. Silvio Berlusconi, per certi magistrati, deve essere il diavolo a basta. Il che – a prescindere naturalmente dalle sue idee politiche e dai suoi comportamenti privati con i quali, come giusto, si può essere d’accordo o meno – è in verità grave. Molto grave in sé, a prescindere dal personaggio Berlusconi, per l’immagine della Magistratura. E un po’, anche, per la democrazia. 


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