Olocausto – I Bambini. Una poesia

Babi Yar, per non dimenticare
di Franco Leggeri - 28 Gennaio 2010

Olocausto – I Bambini.

Poesia

ZAKHOR AL TICHKAH

C’è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede

ancora la marca di fabbrica

Adotta Abitare A

Schulze Monaco

c’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio

di scarpette infantili

a Buchenwald

più in là c’è un mucchio di riccioli biondi

di ciocche nere castane

a Buchenwald

servivano a far coperte per i soldati

non si sprecava nulla

e i bimbi le spogliavano e li radevano

prima di spingerli nelle camere a gas

c’è un paio di scarpette rosse

di scarpette rosse per la domenica

a Buchenwald

erano di un bimbo di tre anni

forse di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto

lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini

li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l’eternità

perché i piedini dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse

a Buchenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole…

Joyce Lussu
Babi Yar – per non dimenticare

Babi Yar è il nome di un fossato nei pressi della capitale ucraina di Kiev. Durante la seconda guerra mondiale fra il 29 e il trenta settembre del 1947, nazisti e collaborazionisti ucraini massacrarono 33731 civili Ebrei, Zingari e Slavi.” Non c’era modo di schivare o sfuggire ai colpi brutali e cruenti che cadevano sulle loro teste, schiene e spalle da destra a sinistra, I soldati continuavano a gridare”Schnell, schnell” ( In fretta! In fretta!) ridendo allegramente, come se stessero guardando un numero da circo; trovavano anche modi di colpire ancora più forte nei punti più vulnerabili; le costole, lo stomaco e l’inguine.”


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