

Sulla vicenda indaga la Direzione Distrettuale Antimafia
Un messaggio esplosivo. Un attentato sfiorato. Un ordigno artigianale è stato scoperto e disinnescato lo scorso 15 luglio davanti all’abitazione romana di Elvis Demce, uno dei nomi più temuti della criminalità organizzata capitolina.
Una bomba vera, piazzata sotto casa del boss albanese, che solo grazie all’intervento tempestivo degli artificieri non ha provocato una strage.
Ora sulla vicenda indaga la Direzione Distrettuale Antimafia. Il sospetto? Che non si tratti di un semplice avvertimento, ma del segnale d’inizio di una nuova guerra criminale.
La data non è casuale. Solo 24 ore prima, un’indagine dei carabinieri del Nucleo Radiomobile aveva portato all’arresto di 14 persone, svelando una rete criminale fitta e violenta che riconduce anche a Demce.
Tra le accuse, un sequestro di persona orchestrato ai danni di un uomo legato a Fabrizio Fabietti, ex sodale del defunto boss degli ultras Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik – lo stesso Diabolik di cui Demce era alleato.
A compiere il sequestro, un gruppo di sudamericani assoldati da Demce. Gli stessi che, secondo gli inquirenti, sono stati coinvolti poco dopo in un’altra missione: la gambizzazione di Giancarlo Tei, alias Lallo, narcos di Tor Bella Monaca, un tempo vicino proprio al boss albanese. Da alleato a bersaglio. Un segnale inequivocabile: la pax criminale è saltata, e la vendetta è tornata a governare.
Il tentato attentato sembra dunque inserirsi in un conflitto tra vecchi e nuovi equilibri mafiosi, con Demce nel mirino non solo per i suoi legami con Diabolik, ma anche per le ambizioni personali emerse dopo l’uccisione del capo degli Irriducibili.
A Roma, da tempo, si parla di una “Gomorra albanese” con base nella capitale, e Demce – condannato in via definitiva a 15 anni di carcere – sarebbe stato al centro di questa nuova struttura di potere.
I nemici non mancano: dai clan storici della mala romana, come quello dei Senese, con Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, fino ai connazionali come Ermal Arapaj.
La bomba? Un avvertimento. O forse un tentativo di eliminazione. Ma anche un messaggio chiaro: nessuno è intoccabile, nemmeno chi si pensava al vertice.
Attualmente, Elvis Demce è detenuto nel carcere di Ascoli, dove è seguito per una patologia psichiatrica certificata. Ma dietro le sbarre il suo nome continua a pesare. E la DDA di Roma intende vederci chiaro: quell’ordigno, non può essere frutto di una semplice ritorsione personale.
Si indaga su un possibile cambio di equilibri, ma anche su eventuali pressioni interne al gruppo, nel timore che il boss possa collaborare o ritrattare.
Intanto Roma, sotto l’afa di luglio, torna a tremare. E dietro il silenzio dell’ordigno rimasto inesploso, si nasconde un messaggio ancora più inquietante.
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