Pandemia e disagio giovanile

Sono tanti i ragazzi in difficoltà
Antonio Barcella - 21 Gennaio 2021

L’adolescenza è una fase della crescita nella quale il ragazzo o la ragazza iniziano a subire le modifiche somatiche e psicologiche e a perdere le caratteristiche dell’infanzia. La sessualità ha raggiunto la forma erotica, il pensiero ha maturato le forme logiche, l’egocentrismo infantile è superato. Queste nuove strutture sono però appena abbozzate; ora hanno bisogno di essere consolidate. Ciò avviene nell’arco di tempo che va dai 15 ai 20 anni. La fragilità somatica e psicologica del soggetto, in questa fase, è evidente e facilmente spiegabile se si tiene conto del lavoro per il consolidamento delle sue strutture fisico-psichiche che in lui si va compiendo. I ragazzi all’età di circa 12-13 anni possono presentare cambiamenti in gusto, aspetto e carattere. Generalmente è proprio in questo periodo che i ragazzi hanno bisogno di un supporto che li aiuti a superare i disagi a cui vanno incontro. Come può influire la pandemia su ragazzi di questa età? Difficile dirlo perché ogni individuo reagisce in maniera diversa. Ma certamente ci sono aspetti comuni come l’isolamento, il senso di inquietudine, la mancanza del contatto fisico con gli amici e quella benedetta mascherina che genera una sensazione di soffocamento. In quest’epoca di restrizioni e di contatti limitati tra le persone, le relazioni virtuali stanno sostituendo quelle reali, con ulteriori rischi di malessere fisico e mentale, specie nei giovani, oltretutto maggiormente abituati all’uso delle tecnologie per la comunicazione.
L’impatto della pandemia è stato dunque – e lo è tuttora – assai drammatico per bambini e adolescenti, travolti da cambiamenti radicali che potrebbero avere conseguenze da non sottovalutare sulla futura vita da adulti. Una delle peggiori eredità del coronavirus potrebbe essere una vera e propria onda di stress post-traumatico, come sottolineato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, pertanto si dovranno prendere tutte le iniziative possibili per tutelare la salute mentale delle persone, soprattutto delle più fragili. Studi in tutto il mondo stanno misurando gli effetti della pandemia su bambini e adolescenti. Quella prevedibilità nei comportamenti che era una forza stabilizzante per i minori è stata interrotta dall’epidemia.

Quali consigli possiamo ottenere da un esperto? Ci ha risposto la dr.ssa Rossella Calzetta Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all’Ordine Psicologi Lazio e docente del Corso di Psicologia del benessere per l’Università Popolare Michele Testa:

«Le richieste di aiuto, che pervengono nei nostri studi sono tantissime in questo periodo. Su molte testate in questi giorni, è apparso l’articolo allarmante di Stefano Vicari, responsabile del Servizio neuropsichiatria del Bambin Gesù che registra l’occupazione del 100 % dei posti disponibili per i ricoveri psichiatrici.
In realtà la pandemia ha contribuito a far scivolare una coperta che riusciva a celare solo in parte problematiche più gravi che riguardano l’età evolutiva. La maggior parte delle richieste di aiuto che ci arrivano riguardano problematiche di ansia (di tipo fobico) e di gestione della rabbia. Oggi accentuate dall’isolamento.
Dunque, le problematiche sono sempre le stesse.
Gli adolescenti, per natura, si ritrovano a nuotare in acque incerte. Incerte, perché in quel periodo cambiano i punti di riferimento, ma allo stesso tempo, hanno bisogno di confrontarsi con il mondo esterno. Cambiano gli affetti, cambia il loro corpo, si devono discostare dalle loro figure di riferimento per cercare la loro individualità. Qualcuno fa bracciate più energiche e più fluide, qual altro arranca. E’ più incerto, ha bisogno di più tempo. Ecco, questa società non concede tempo, ne’ eroga boe per potersi sorreggere e riprendere fiato.
La nostra società risulta incapace di lanciare ciambelle di salvataggio per chi è in difficoltà. Allora succede che qualche adolescente si rinchiude, immerso ed intrappolato nella propria angoscia, e qualcun’altro preferisce assumere identità negative devianti piuttosto che “non essere” nessuno (vedi il fenomeno delle piazze e del Pincio).
La pandemia ha aumentato il “non esserci”. Non ci sono i confronti scolastici, non ci sono gli spazi associativi o le palestre. Sappiamo che la socializzazione è l’antidoto all’alienazione, alla violenza. La pandemia ha solo messo ulteriormente a fuoco il problema dell’alienazione. L’aiuto può arrivare da una società che eroga boe. Mi riferisco a boe, come quella della Cultura, che aiuta a sviluppare le potenzialità e a diminuire le disuguaglianza. La boa dello Sport, come crescita sociale e non solo agonistico. La boa dell’Arte, musica, teatro e arti figurative, che aiutano ad esprimere parti interne e nascoste, dando libero sfogo alle emozioni e alla creatività.
L’aiuto viene da una società che accompagna e stimola i ragazzi ad esprimersi, a gridare la loro individualità, a fare qualcosa di “speciale” e non solo una società che si preoccupa ipocritamente quando la sofferenza è già emersa. Come per altri frangenti, con questa pandemia noi oggi paghiamo il prezzo di tutto ciò che non siamo stati in grado di capire e poi risolvere prima.
“La gioia risiede nella lotta, nello sforzo e nella sofferenza dell’impegno, non nella vittoria in se”
Mahatma Gandhi»


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti