Parrocchetti. Il Parco Aurora comincia a valutare danni alla natura e pericolo ai frequentatori

Intervista all’Amministratore del verde di uno dei più bei parchi di Colli Aniene
Federico Carabetta - 14 Maggio 2021

Da Abitare a Roma, il 9 novembre 2020, scrivevamo dei pappagalli parrocchetti, del loro arrivo a Colli Aniene, in particolare nel parco Aurora. Qui, il loro dannoso nidificare ha già arrecato gravi danni specie agli alberi ad alto fusto, alla biodiversità ed ha costituito più volte pericolo per i frequentatori del parco. A sollecitarci, le preoccupazioni crescenti non peregrine dei residenti che, a loro spese, in quarant’anni circa, hanno seminato, piantumato, mantenuto in maniera esemplare questi 5 ettari e messi a dimora gli imponenti cinque Cedri del Libano con le rarissime Araucarie devastati dai colorati volatili,

Auricaria, condannata

A rinvigorire queste preoccupazioni, le notizie sulla situazione nei parchi e giardini della Capitale, come nel parco dell’Appia Antica dove i parrocchetti hanno divorato e danneggiato il 30% dei mandorleti. In Puglia, da Molfetta a Bari, i parrocchetti hanno colpito albicocche, ciliegie, mandorle, fave e piselli. Da Francia, Paesi Bassi e Regno Unito, notizie ugualmente preoccupanti.

Ora perciò, molti di quelli che dapprima consideravano questi pennuti un elemento di colore, ora cominciano a fare i conti con i danni e chiedersi l’eventuale possibilità di allontanarli in spazi più ampi dove non abbiano necessità di agglomerarsi su pochi alberi tanto da distruggerli.

Abbiamo perciò intervistato Vincenzo Barsanti amministratore del parco Aurora.

“Come amministratore del verde mi sono informato approfonditamente sull’argomento già trattato sui quotidiani della Capitale, ed ho pure cercato gli eventuali rimedi. I parrocchetti stanno distruggendo essenze vegetali di pregio naturalistico e paesaggistico e creano pure danni a gemme e semi in genere e rubano casa e cibo ad altri volatili. In Gran Bretagna il Parrocchetto è stato incluso tra le specie invasive e si è iniziato a controllarli anche con l’ausilio di cacciatori, perché le decine di migliaia di pappagalli esotici in libertà, a quanto leggo, costano all’economia del paese ben 1,7 miliardi di sterline ogni anno. Inoltre questi volatili hanno un impatto devastante anche sulle specie autoctone, sull’agricoltura e sulle reti elettriche, per i grossi nidi plurifamiliari che costruiscono.

In natura, quando le cose funzionano, dove abbondano le prede, ci sono anche proporzionalmente più predatori. Purtroppo qui, all’apice della catena alimentare, mancano i predatori e così i pappagalli sono liberi di moltiplicarsi all’infinito.

A perdersi è la biodiversità con tutte le conseguenze negative sulle specie autoctone, oltre che l’agricoltura, il mondo vegetale ed anche le opere dell’uomo.

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I nostri parchi sono ricchi di cibo e di risorse, ma mancano del tutto i predatori.

Sarebbe ora tempo di fare scelte coscienti in quanto non è possibile salvare capre e cavoli ovvero salvare sia i pappagalli che i nostri alberi. Tengo ad evidenziare anche la loro pericolosità: nel nostro parco si è sfiorato il ferimento di più di un frequentatore che per poco non è stato colpito da un grosso ramo che, spezzatosi per il peso dei nidi, è precipitato improvvisamente al suolo.


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