Pecora Elettrica, quel che resta il giorno dopo

Emozione e lamenti lasciano il posto a considerazioni personali di varia natura
Andrea Martire, Presidente Associazione Culturale CentRocelle - 8 Novembre 2019

Il giorno dopo è sempre diverso. Il giorno dopo è il giorno che non c’è, la data che manca, il vuoto di memoria. Come se la bufera fosse passata e il sole tornato a prendere possesso dell’universo michelangiolesco.

Oggi è il giorno dopo ma stavolta è un’altra cosa. C’è il sole ma c’è anche il vuoto che si espande e prende forma, come se riempisse un’ampolla la cui forma conosce bene.
Ieri c’erano tutti, da oggi si volta pagina e vedremo cosa succederà. Abbiamo sentito rivendicazioni, ipotesi, proposte. In generale, un grande afflato collettivo, una roba nemmeno da 25 aprile ma da vittoria dei mondiali. Parole, lacrime, emozioni, analisi.

Quello che serve è la lettura del territorio, una cosa che non facciamo più da tempo.
La società di oggi vive un non-tempo; non c’è quasi mai il tempo di fare le cose, di informarsi, di confrontarsi, di parlare come si deve.
E vive anche in un non – luogo, che Augè ci perdoni; siamo sempre ovunque grazie allo smartphone ma non ci muoviamo da casa.
Sperimentiamo un fenomeno nuovo, abbiamo già superato la dicotomia avere-essere che Fromm ci consegnò alla fine degli anni ’70.

Oggi crediamo di sapere, perché abbiamo in tasca un oggetto di 300 gr che ci dice tutto ma ci nascondiamo dietro il verosimile, in fondo il mito della caverna non lo abbiamo ancora attraversato del tutto. Oggi siamo supponenti perché ci manca l’incontro con l’altro. Occupare lo spazio sociale è questo, incontrare l’altro. Discuterci, capire le sue ragioni, parlare al suo intelletto anziché alla pancia. Parlare di contenuti anziché di obblighi. Oggi ci manca la voglia di farlo, ecco perché ci affidiamo al falso profeta di 300 grammi. Abbiamo perso il concetto di complessità e lo abbiamo ridotto a polvere, a niente.

Alla Pecora Elettrica il mondo non funzionava così. Lì ti potevi confrontare, potevi imparare un punto di vista diverso, considerare cose di cui ignoravi l’esistenza. Conoscere persone, realtà, idee. Frequentare la Pecora era come tornare a scuola a 40 anni suonati, perché il pensiero tondo, quello che fa tutto il giro e torna indietro, quello crudo di Fenoglio, lo impari lì.

In Ballo di famiglia, di Leavitt, si raccontano persone e famiglie degli anni ’80 che mal sopportano il loro reale essere, contrapposti al modello dell’uomo vincente e positivista dell’epoca, raccontando in privato, più o meno consciamente, la loro delusione. A me e a quelli come me questo mondo non piace del tutto. La Pecora era, è, sarà, un posto che può migliorarlo. Il senso di comunità, l’appartenenza, viene da lì. La Pecora ci appartiene perché ci aiuta a capire, a riconquistare lo spazio sociale che non c’è più, a vedere le sfaccettature che ci mancano per comprendere un territorio complesso fatto di tante anime. Non a caso, la nostra associazione CentRocelle nasce lì e da lì. Il rogo è una violenza ad una collettività. Vogliono toglierci qualcosa, una parte di noi.

Non sappiamo cosa decideranno di fare Danilo e Alessandra, ma avranno comunque la nostra stima. Chiediamoci tutti cosa possiamo fare, per noi, per loro, per questo mondo.

Andrea Martire, Presidente Associazione Culturale CentRocelle


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