

Un interessante articolo di Marco Lodoli pubblicato da La Repubblica
I fattacci del Trullo – risse, pistolettate, taniche di benzina per bruciare un bar gestito da rumeni -ci costringono a svegliarci di colpo dal sogno gentile della facile integrazione: improvvisamente ci rendiamo conto che Roma non è una tavola imbandita dove tutti insieme possiamo assaggiare una carbonara o un riso cantonese, un pollo tandori o un couscous, scambiandoci in allegria bocconi, esperienze, ricordi, progetti, mescolando senza problemi culture diverse, approfittando di ogni diversità di ogni diversità per crescere e aprirci alla vita.
Roma non è precisamente il festival estivo della musica etnica di Villa Ada, dove si balla al ritmo delle fanfare balcaniche o ci si dondola al suono ipnotico di un sitar indiano.
Soprattutto nelle periferiche tensioni sono evidenti, i disagi palpabili, le insofferenze sempre pronte a farsi avanti. In questi ultimi anni migliaia di persone sono arrivate a Roma da ogni parte del mondo, e certo non hanno trovato casa ai Parioli o in Prati o a Monteverde: si sono affollate la dove i prezzi erano più bassi, dove i primi hanno messo fragili radici, dove la vita è già dura per chi ci abita da sempre.
Ed è fin troppo ovvio che in queste zone di confine tra la città e il nulla si possa accendere una micidiale guerra tra poveri. Tutti quanti, e per primi i politici,ogni tanto dovremmo abbandonare macchine e motorini e salire sul proverbiale autobus, quello dove si sta gomito a gomito con i problemi di ogni giorno, dove si raccolgono gli umori e gli sfoghi della gente comune. Lo avremmo dovuto già fare da tempo, per evitare di coltivare illusioni eccessive, dorate, per spaventarci almeno un poco. Perché, almeno questa è la mia impressione di insegnante di borgata, sotto la cenere fredda arde una brace, e ogni autobus che gira in periferia è un’orchestra di lamentele e stridori. E’ inutile nascondersi dietro al dito retorico del “volemose bene”: Roma è accogliente, la gente è abbastanza disponibile, l’integrazione senza dubbio cresce, però nell’aria soffia anche un malessere, una paura. Gli immigrati sono senz’altro una ricchezza, ma tra tanta gente perbene, che lavora e contribuisce a dare un volto nuovo, aperto, alla nostra città, si nascondono sfruttatori e ubriaconi, spacciatori e ubriaconi, spacciatori e prepotenti. E ci sono giovani italiani senza lavoro, scossi dalla cocaina, arrabbiati neri, ci sono frange di estremisti, balordi e giustizieri improvvisati. E così gli spigoli si urtano, la legna secca brucia. Bisogna assolutamente mettere al primo posto dall’agenda dell’impegno per le nostre periferie, tenerle sempre nel cuore e nella mente, proteggerle, sostenerle, non dimenticarle neanche per un giorno o per un’ora.
Marco Lodoli
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.