Piazzale Loriedo, bene le fontane, ma si può fare di più

Per restituire nella sua integrità uno spazio vitale per la comunità di Colli Aniene
Federico Carabetta - 13 Ottobre 2020

Tra un piovasco e l’altro, questa mattina 13 ottobre 2020, nella sgambata igienica, abbiamo incluso il giardino di Piazzale Loriedo al quale siamo particolarmente affezionati. Ne abbiamo infatti seguita negli anni tutta la vicenda da quando era solo una spianata polverosa e, AMA benedetta, un turbinio di immondizie. Abbiamo pure vissuto il suo periodo più bello ed infine sofferto, come una mutilazione, l’improvvisa decadenza verso il degrado.

Ora assistiamo alla sua lenta e faticosa rinascita, cercando di fugare tristi considerazioni. Dopo l’attivazione della grande piscina, non vi eravamo più penetrati quasi temendo l’impatto con quella realtà che poi infatti ci ha colpito, amara, dalla quale purtroppo non si può sfuggire e che si annuncia già dai sentieri bisognosi di riassesto.

Già all’ingresso, il cancello spalancato ci ha dato una sgradevole sensazione: una strana impressione di negletto, proprio come se per quel bene vi fossero due pulsioni contrapposte; come se da una parte ci fosse chi tiene a preservarlo come elemento per molti versi prezioso e chi dall’altra a tenerlo obtorto collo, come un necessario …  incomodo.

Comunque ci ha emozionato il verde che di nuovo si è riappropriato delle arse aiuole, e i luminosi iridescenti pennacchi con il loro scrosciare, una musica per orecchie ancora avvezze al gradevole conversare delle acque.

Al contrario ci ha colpito la cacofonia dell’abbandono della vegetazione ai margini e quelli strabordanti della collinetta, di quella specie di palcoscenico già luogo di piccoli spettacoli giovanili, ora sfogo di vandali; e della fontana del velo d’acqua, preziosità scenografica oggi misconosciuta della cultura d’altri tempi. Percorrendo i viali, al mattino, il giardino ci è apparso monco e solitario, in attesa dei bambini alla loro uscita dalla scuola. Prima c’era vivacità a tutte le ore anche per il grande bar che era riferimento di molti a seconda delle ore della giornata; e non erano solo gli anziani ma vi si davano convegno anche i  vari operatori delle molteplici attività del quartiere. Vediamo che, via il bar, gli unici posatoi sono i freddi e comodi gradoni ai margini del giardino.

Abbiamo visto, al di là di transenne, immondizie e arredi abbandonati che stridono con il gioioso scroscio delle acque. E in alto, al di sopra di tutto, incombe la presenza inquietante del fabbricato vandalizzato.

C’è ancora molto da fare per restituire nella sua integrità uno spazio vitale per la comunità di Colli Aniene.

 

Federico Carabetta


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